giovedì 6 marzo 2014

Apertura Anno Giubilare : L’arcivescovo bussa alla porta del Carmine

Giorgio Vegliante 

Il 2 Marzo 2014 è iniziato l’Anno Giubilare sulle parole di S.E. l’Arcivescovo Monsignor Filippo Santoro: “questa è la porta di Dio” mentre, con il suo Pastorale, in un solenne rito liminare batteva un colpo sul portone della Chiesa del Carmine che immediatamente si è aperta con il suono delle campane, come fosse una Porta Santa Basilicale

Quindi la Santa Messa celebrata dallo stesso Arcivescovo e, prima di una delle tre Benedizioni Apostoliche concesse da Sua Santità Papa Francesco nel corso dello stesso anno giubilare, l’intervento del Priore dell’Arciconfraternita del Carmine Cav. Antonello Papalia.

“L’onore che Sua Santità, Papa Francesco, ha voluto concedere alla nostra Arciconfraternita e’ di quelli che restano nella storia: l’Anno Giubilare, che in Santa Romana Chiesa viene celebrato ogni venticinque anni ed in occasione di eventi importantissimi per il mondo cattolico, è stato concesso alla nostra comunità in occasione del 250° anniversario della donazione delle statue di Gesù Morto e dell’Addolorata da parte della famiglia Calò al nostro Sodalizio, e da oggi sino al 5 di aprile del prossimo anno renderà la nostra Chiesa degna di donare, a chi si intratterà in preghiera al suo interno, l’Indulgenza Plenaria dai peccati, che, capirete bene, a livello simbolico e pratico e’ quanto di più importante possa esserci nella vita di un cristiano cattolico”.

Queste le parole di ringraziamento e di sentito riconoscimento per concessione di Sua Santità Papa Francesco da parte del Priore Cav. Antonello Papalia, il quale, con fortissima commozione per l’evento, è riuscito con molta difficoltà a trattenere le lacrime.

“I Simulacri più antichi della realtà confraternale saranno quindi i protagonisti di questa Anno Santo Straordinario”, ha proseguito Papalia, facendo un puntuale riferimento anche agli stessi simboli della pietà Michelangiolesca e richiamando ciò che è rappresentativo del dolore assoluto: quello di una mamma che piange il proprio figlio e di un figlio che, immolandosi per i peccati di tutti noi, viene brutalmente torturato e poi crocefisso.

La Madre e il Figlio sono anche i simboli della “rinascita” e della “resurrezione”, ha sottolineato ancora Papalia, ma anche del “dolore assoluto” e del “donare assoluto”, “come donazione fu quella che Francescantonio Calò, nel lontano 1765 volle fare alla nostra Confraternita , che per decoro e assoluta devozione alla Beata Vergine del Monte Carmelo, meritò, agli occhi del Calò, l’onore di custodire i due Simulacri e di organizzare e perpetuare la tradizione di portarli in processione nel giorno del Venerdì Santo .

Ecco spiegato il logo celebrativo dei 250 anni, la mano dei Calò che donano una corona, quella di spine che cinge il capo di nostro Signore e un cuore, quello trafitto dai dolori e retto nella mano dalla Beata Vergine Addolorata”.


Questi gli elementi di maggiore trasporto, prima di passare alla piena condivisione dei suggerimento di S.E. l’Arcivescovo Monsignor Filippo Santoro in merito ai riti intesi quale veicolo e volano di solidarietà, spiritualità e di carità cristiana.

La chiusura è dedicata naturalmente ai ringraziamenti a S.E. l’Arcivescovo per aver accolto le richieste dell’Arciconfraternita a fare celebrare questo Anno Santo, a tutte le autorità presenti nel momento in cui si è inaugurato un periodo fondamentale per la comunità della Chiesta del Carmine e ad un caloroso abbraccio con intenso spirito di commozione a tutti i confratelli perché un momento “così importante per noi rimanga nella memoria di ciascuno di voi come un ricordo e un avvenimento da tramandare a chi ci seguirà nel cammino “.

Una breve processione eucaristica che ha dato quindi inizio alle Solenni Quarantore.

Prosegue quindi il programma dell’Arciconfraternita del Carmine con il Mercoledì delle Ceneri;

il 5 marzo infatti ha avuto inizio, per tutta la Chiesa di Rito Romano, il periodo di Quaresima.

La Santa Messa, con l’imposizione delle Ceneri, è stata celebrata nella Chiesa del Carmine dal Vicario Generale, Mons. Alessandro Greco.



Nel primo venerdì di Quaresima, il 7 marzo, è già previsto un ulteriore momento “forte” dell’Anno Santo: la Liturgia Stazionale, che vedrà attivamente coinvolte le sei parrocchie della Vicaria Taranto Borgo e che porterà in strada, per la prima volta, il maestoso Crocifisso Quaresimale della Confraternita del Carmine. Appuntamento presso la parrocchia di Sant’Antonio, il 7 marzo alle 17,30. Concluderà mons. Arcivescovo davanti alla Chiesa del Carmine intorno alle 20,30.

Qui di seguito il programma più circostanziato del 7 Marzo p.v.



Liturgia stazionale con le Parrocchie del Borgo su testi del Magistero di Mons. Arcivescovo



ore 17.15 Raduno presso la Parrocchia di San Antonio

ore 17.30 Parrocchia di San Antonio

ore 17.45 Percorso (Via Duca degli Abruzzi, Via Mazzini, Via Regina Elena)

ore 18.15 Parrocchia San Francesco

ore 18.30 Percorso (Via Regina Elena, Via Di Palma)

ore 18.50 Via Di Palma/Via Nitti (Parrocchia dell’Addolorata)

ore 19.05 Percorso (Via Di Palma, Piazza Maria Immacolata)

ore 19.25 P.zza Maria Immacolata (Parrocchia San Pasquale)

ore 19.40 Percorso (Via D’Aquino)

ore 20.00 Via D’Aquino ang. Via De Cesare (Parrocchia SS. Crocifisso)

ore 20.15 Percorso (Via D’Aquino, Piazza Giovanni XXXIII)

ore 20.30 Piazza Giovanni XXXIII (Parrocchia Maria SS. del Monte Carmelo) Allocuzione di Mons. Arcivescovo


Domenica 9 marzo, infine, torna la Via Crucis solenne con le tradizionali melodie del Padre Serafino Marinosci

mercoledì 5 marzo 2014

La nostra Pietà Popolare: un dono dell’uomo per l’uomo

Valeria Malknecht

Era da poco iniziato gennaio, l’Epifania “…le feste aveva portato via…”, e già pensavo e scrivevo dell’attesa della Quaresima, di quel 5 Marzo.
Sembrava così lontano, ma eccolo qui, è già diventato questo 5 marzo.
Più di un mese è passato da allora, tante cose sono accadute in questo tempo di attesa che per me è stato ricco di momenti di prova e di emozioni contrastanti.

I coriandoli sparsi per le strade ed una piccola Biancaneve per mano al suo papà, questa mattina mi hanno ricordato che oggi è Martedì Grasso, l’ultimo giorno di carnevale.
Eppure sembro quasi non accorgermi che è carnevale.
Ora mi viene solo in mente che il tempo di attesa della Quaresima cede il passo al Tempo di Quaresima vero e proprio.

Oggi, martedì 4 marzo, si sono concluse le Quarantore di adorazione, meditazione e preghiera dei fedeli al S.S. Sacramento.

I Confratelli e le Consorelle si sono svestiti del loro quotidiano e sono tornarti a vestire orgogliosamente l’Abito di Rito e lo Scapolare.
Ciascuno, nel silenzio dei propri imperscrutabili pensieri, accarezzando le medaglie dei rosari, si è inginocchiato ai piedi dell’Altare, abbandonandosi alla contemplazione: “Eccomi, questa è la mia vita. Sono imperfetto, sono fragile, forse non sarò proprio il figlio ideale, ma sono qui. Ti chiedo perdono e Ti affido ciò che più amo al mondo”.
Le ginocchia non fanno male questa volta, non vacillano. Anzi, vogliono continuare a restare piegate in segno di rispetto e di sincero pentimento.

Indossare il nostro Abito ed il nostro Scapolare, come abbiamo fatto in queste ore di preghiera, non è un rituale metodico e fine a se stesso.
Tutt’altro.
È una tangibile testimonianza che l’uomo rende a Dio della propria fede.
Non si tratta solo di stoffa sapientemente cucita e imbastita per far vedere agli altri che si fa parte di una comunità.
Perchè è per mezzo di quella stoffa che l’uomo imperfetto testimonia a Dio, a se stesso e agli altri uomini il legame con la spiritualità ed il senso della propria fede.
È la pietà popolare.

La liturgia di questa sera ci propone di riflettere proprio su questo.
Come la pietà popolare possa farsi veicolo per evangelizzare le genti.
Ed il punto di partenza di queste riflessioni sono alcuni passi dell’ “Esortazione apostolica Evangelii Gaudium” di Papa Francesco.


‹‹…ogni popolo è il creatore della propria cultura ed il protagonista della propria storia. La cultura è qualcosa di dinamico, che un popolo ricrea costantemente, ed ogni generazione trasmette alla seguente un complesso di atteggiamenti relativi alle diverse situazioni esistenziali, che questa deve rielaborare di fronte alle proprie sfide. L’essere umano «è insieme figlio e padre della cultura in cui è immerso…».

‹‹…Si tratta di una vera «spiritualità incarnata nella cultura dei semplici». Non è vuota di contenuti, bensì li scopre e li esprime più mediante la via simbolica che con l’uso della ragione strumentale, e nell’atto di fede accentua maggiormente il credere in Deum che il credere Deum. È «un modo legittimo di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa…».

‹‹…porta con sé la grazia … dell’uscire da sé stessi e dell’essere pellegrini: «Il camminare insieme verso i santuari e il partecipare ad altre manifestazioni della pietà popolare, portando con sé anche i figli o invitando altre persone, è in sé stesso un atto di evangelizzazione»..

La spiritualità, quindi, per essere compresa davvero dall’uomo e per essere a sua volta trasmessa agli altri uomini, ha bisogno di essere concretizzata ed umanizzata.
Ha bisogno di gesti, di segni, di piccoli simboli a cui l’uomo possa fare riferimento e che possa “toccare”. Perché attraverso il contatto una preghiera si appassiona e diventa la preghiera delle emozioni.
E così l’abito di rito, lo sguardo di quella statua, i piedi nudi sull’asfalto, i buchini di un cappuccio che rendono difficile vedere il mondo (ma che ci aiutano a coglierne l’essenziale), il legno pesante di quella sdanga sulla spalla, sono tutti simboli concreti che aiutano l’uomo ad avvicinarsi a Dio e a farsi veicolo di fede per gli altri uomini.

L’uomo ha bisogno di questi punti di riferimento.
Chi di noi mentre prega davanti alla immagine della nostra Addolorata non ha mai sentito il bisogno di incrociare il suo sguardo rassegnato?
Chi durante la Processione dei Misteri non ha mai desiderato di avvicinarsi alle statue per  toccarle, per creare un contatto?
Quale confratello, varcando quel Portone a piedi scalzi, non ha mai pensato di essere parte di un pezzettino minuscolo della nostra storia tarantina, del patrimonio della nostra città e della nostra cultura?
Chi di noi davanti al Portone del Carmine non si è mai soffermato ad osservare i segni delle bussate del bordone del troccolante, viaggiando con la mente agli anni passati?


Questa è la nostra Pietà Popolare ed è nel tempo di Quaresima che si fa sempre più percepibile per noi Confratelli e Consorelle del Carmine il vero senso che le nostre tradizioni hanno come veicolo di fede e sincera espressione di quella Pietà.
È “…il frutto della cultura di un popolo che esprime la propria fede…”.
La stessa che probabilmente Don Calò 250 anni fa ha voluto esprimere donandoall’Arciconfraternita Quei due preziosi Simulacri, veri patrimoni della nostra fede, e che noi ancora oggi testimoniamo portandoli in processione con devozione il Venerdì Santo.


Come Dio stesso si è fatto Uomo per poter comunicare con l’uomo, così l’uomo ha bisogno della Pietà Popolare per meglio entrare in comunione con Dio e per comunicarla agli altri uomini.

È un dono che l’uomo fa a se stesso e agli altri…e così un passo delle Scritture diventa attuale, una semplice preghiera diventa commozione, Quella Corona di spine inizia davvero a pungerci l’anima e Quel Cuore trafitto all’improvviso ci pulsa nel petto.

...Ci siamo....

Salvatore Pace

Ci sono appuntamenti, nella maniacale preparazione alla Settimana Santa che, ben prima del Triduo Pasquale, caratterizzano, per noi Confratelli, il percorso verso i nostri Riti.

Il primo di questi è segnato dalle solenni Quarantore, l'Adorazione in preghiera davanti al SS Sacramento che Confratelli in abito di Rito e Consorelle, compiono dalla Domenica al Martedì immediatamente precedenti "Le Sacre Ceneri".

Da qualche anno, l'organizzazione dei turni di Adorazione, a cura del solerte segretario Francesco Tamburrini, coadiuvato dai cerimonieri e dai collaboratori, è perfetta, mai un'ora scoperta, sempre un membro dell'Amministrazione a vigilare che tutto si svolga secondo la Tradizione e, per merito dell'attuale Consiglio di Amministrazione, le Quarantore sono diventate per attesa e partecipazione un vero e proprio Rito al quale novizi e anziani si sono avvicinati e riavvicinati con rinnovato fervore.

Come non ricordare, per esempio, il manifesto celebrativo che da qualche anno pubblicizza nelle vie della nostra città le Quarantore piuttosto che i pannelli, campeggianti dal balcone centrale e illuminati dalle padelle Romane che annunciano alla meravigliosa Piazza della Vittoria ciò che sta avvenendo all'interno della nostra Chiesa.

..I gruppi di amici che normalmente formano le squadre, le poste, insomma i gruppi di Sumana Sanda è facile trovarli, questa volta, nel raccoglimento della preghiera, tutti insieme davanti al Santissimo, dimostrando ai più, ai benpensanti, che il legame che ci unisce sotto una sdanga, durante una gara, nel vivo della Settimana santa è comunque anche quel legame che unisce gruppi di amici, di fratelli, durante la Processione della Titolare, durante una cena fatta magari a Novembre, in cui una volta ogni tanto si superano le divisioni dovute alla vita quotidiana, alla frenesia del lavoro, ai ritmi diversi di quotidianità per chiacchierare di figli, di calcio, di lavoro, di passioni comuni cementando quelle unioni che, anche, e non solo grazie alla Settimana Santa, diventano indissolubili.

E quindi ci si trova in oratorio, valigia, camice, mozzetta..la solita battuta sulle scarpe: "beh a prossima vot ca n vestim l'amma lassà a cas", la solita battuta scaramantica: "menu mal ca stonn l'quarantor almen u mettim u vestit st'ann" , l'anziano che bacchetta il novizio per come si sta vestendo, le chiacchiere in segreteria con le colonne della Confraternita sempre presenti, tirar tardi con gli amici, le paste e il vermuth che qualche confratello c'ha sempre il pensiero..meno male.., i video a ripetizione in televisione:"na, na ca ije quidd so..quedda post..na na vid c stav sott a Ecce Homo"...insomma corsi e ricorsi di ogni anno che sono l'interruttore..lo switch..tra ON e OFF, da oggi siamo tutti su ON, e non importa chi deve vestirsi, chi deve piangere accanto ad un simbolo sognato, chi vedrà i propri amici incappucciati, chi sogna una posta in pellegrinaggio e chi la Troccola, da oggi è "Sumana Sanda" e già scriverlo, già pronunciarlo fa pelle d'oca!

Ogni bene a voi fratelli miei, chi sogna che veda realizzati i suoi sogni, chi resterà "a terra" che li possa realizzare dal prossimo anno, ma che per tutti voi sia come sempre una Quaresima ed un Triduo Pasquale all'insegna delle emozioni, quelle vere, quelle forti che arrivano al cuore anche senza aggiudicarsi nulla ma che arrivano al cuore per mezzo dell'amore e del decoro che contraddistingue ogni singolo Confratello.



P.S. Un ringraziamento particolare alle consorelle, ad ogni silenzioso angelo, ad ogni donna al fianco di un confratello che è facile vedere durante le Quarantore, nei banchi, in chiesa, mentre noi in abito di rito siamo davanti all'Altare, sono sicuro che nel loro cuore, nel cuore di ognuna di loro in preghiera ci sarà un pensiero rivolto alla nostra Settimana Santa.. 

martedì 4 marzo 2014

Vespri Solenni del Lunedì


Giacomo Blandamura

L'Eucarestia: generoso rimedio e alimento per i deboli

Domenica 2 Marzo si sono aperte alla Chiesa del Carmine,la nostra Chiesa madre, le Solenni Quarantore e con esse l'Anno Giubilare con il quale con Sua Santità Papa Francesco ha voluto omaggiare la nostra amata Congrega e l'intera comunità in occasione del 250° Anniversario della donazione delle statue di Gesù Morto e della Beata Vergine Addolorata da parte della famiglia Calò.

La Celebrazione Eucaristica celebrata Domenica da Sua Eccellenza Mons. Santoro, ha dato inizio a queste quaranta ore di adorazione del Santissimo Sacramento da parte dei Confratelli del Carmine e inaugurato questo Anno Santo Particolare iniziato proprio con Sua Eccellenza che ha bussato al portale della Chiesa del Carmine apertosi come una Porta Santa Basilicale.


Lunedì 3 Marzo ,sempre nella nostra "Casa" Mons. Marco Gerardo,parroco della stessa Chiesa del Carmine e Padre Spirituale della nostra Confraternita, in occasione della Celebrazione dei Vespri, ha promosso una meditazione dal titolo :"La Chiesa:una madre dal cuore aperto".

La chiesa era come sempre in queste occasioni gremita di fedeli, spinti dall'aria di solennità e intima preghiera che si vive in questi tre giorni di Adorazione Eucaristica nella Chiesa del Carmine. Quaranta ore disposte su tre giorni di esposizione di Nostro Signore Gesù Cristo Eucarestia, fulcro della nostra Fede Cattolica, in cui tutti i fedeli possono confrontarsi con se stessi e con la propria coscienza e pregare il Signore che per la nostra salvezza è morto sulla croce e per quaranta ore appunto ha riposato nel Sepolcro.

L'intima preghiera personale lascia però il posto all'incontro comunitario e alla preghiera collettiva durante la Celebrazione dei Vespri con la riflessione guidata dal Nostro Padre Spirituale.

Dopo aver recitato il Canto Eucaristico si è proseguito come sempre durante i Vespri con la salmodia e precisamente intonando il Salmo 109, 1-5. 7 e il Salmo 115 e il cantico "Le nozze dell'Agnello".

La Lettura della serata è stata invece la Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi in cui San Paolo ci racconta come il Signore Gesù istituì il sacramento dell'Eucarestia "nella notte in cui veniva tradito", la sera del Giovedì Santo.

Proprio dalle parole iniziali di questa Lettura Mons. Gerardo ha voluto iniziare la sua omelia e la sua meditazione :" vi trasmetto ciò che ho ricevuto", formula che Mons. Gerardo ha spiegato essere tecnicamente una Formula della Tradizione Apostolica visto che in quel momento l'apostolo trasmette qualcosa senza la quale la fede non avrebbe senso; si smetterebbe di essere cristiani.

Don Marco ha fatto immediatamente notare come il riferimento non fosse riferito all'Eucarestia fine a se stessa ma vivere la memoria di Gesù come donazione della vita. L'Eucarestia è il punto di partenza da cui il fedele deve muoversi per donare se stesso agli altri; celebrare l'Eucarestia e vivere per se stessi non è altro che una contraddizione.

La riflessione del Padre Spirituale si è poi spostata sulle parole del Santo Padre che ha definito la Chiesa "una madre dal cuore aperto". Le porte della Chiesa devono essere sempre aperte,sempre spalancate al fedele che sente la mozione dello Spirito Santo e che purtroppo alle volte si trova dinanzi porte non chiuse ma addirittura serrate. Naturalmente le parole di Papa Francesco fanno riferimento si alle porte materiali ma innanzitutto alle porte del cuore.

Porte del cuore che per la Fede Cattolica significano "Porte dei Sacramenti" e tra essi il riferimento è mirato essenzialmente al Battesimo, la porta d'ingresso per eccellenza alla Nostra Fede, e all'Eucarestia che il Santo Padre ha definito ,con una frase straordinariamente carica di amore cristiano e dall'altissimo contenuto teologico, "generoso rimedio ed alimento per i deboli" e non un premio per i perfetti, aprendo una profonda riflessione dell'intera comunità sul tema dei Sacramenti e sul comportamento dei Sacerdoti come "Facilitatori della Grazia e non certo come Controllori della stessa, essendo la Chiesa la casa paterna dove c'è posto per ciascuno con la sua vita faticosa".

La riflessione sul tema dell'Eucarestia per i fedeli divorziati sarà una riflessione lunga e complicata e lo stesso Don Marco ha fatto presente come la soluzione non sia certo facilmente reperibile, né da un sacerdote, né da un laico ma ha fatto giustamente notare come la cosa più importante sia che il prossimo Sinodo affronti il problema e ne discuta, essendo proprio il dialogo la strada che la Chiesa deve seguire.

Parole quelle di Mons. Gerardo che si sono focalizzate prevalentemente sul "Non giudicare". Questo deve essere secondo il nostro Padre Spirituale lo spirito attraverso il quale la comunità parrocchiana del Carmine e la Confraternita devono cominciare questo Anno Santo; nessuno può permettersi di giudicare il fratello,di dire al prossimo "Tu non sei degno di Dio", citando le parole di Nostro Signore :" Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?"; augurandosi che la Chiesa del Carmine sia durante questo anno come il Costato di Cristo,aperto e trafitto, affinché chiunque vi entri si senta amato dal Signore.

Le ultime battute dell'omelia hanno ripreso le parole di Papa Francesco, speranzoso che "la Chiesa esca per le strade e si sporchi per offrire Gesù Cristo",che non abbia paura di fallire ma al massimo si preoccupi dei "fratelli che vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell'amicizia con Gesù", che possa maggiormente temere di chiudersi nelle "abitudini che ci rendono tranquilli" piuttosto che il fallimento della missione non riuscita.

Mons. Gerardo ha infine voluto concludere supplicando Gesù che chi chiunque entri con la faccia sporca dei suoi peccati possa sentirsi amato nella Comunità e nella famiglia del Carmine, capendo che Nostro Signore Gesù ci ama sempre e comunque.

Credo di rappresentare la volontà di tutti noi, confratelli e consorelle del Carmine, nel momento in cui mi associo a questa supplica del nostro padre Spirituale e alle intenzioni di Papa Francesco per il futuro della Chiesa, affinché ogni fedele possa trovare sempre aperte le porte del cuore di Madre Chiesa, fiducioso del perdono di Nostro Signore che mai dimentica la croce portata da ciascuno dei suoi figli, dividendone con noi il peso e che da buon Padre è sempre pronto a riaccoglierci tra le sue braccia.

lunedì 3 marzo 2014

Tutto ha inizio !



Antonino Russo

L’attesa è terminata. 

Stiamo per indossare l’Abito di Rito: tra qualche minuto inizierà la processione all’esterno della Chiesa del Carmine per la solenne cerimonia di apertura delle Quarantore.

I fedeli partecipano numerosi ad un evento speciale perché non solo è l'inizio del Giubileo Straordinario concesso da Papa Francesco in occasione dei 250 anni della donazione delle statue di Gesù Morto e dell’Addolorata da parte della famiglia Calò, ma anche per ricevere la prima Benedizione Apostolica delle tre che il Santo Padre ha dato facoltà a S.E. Mons. Arcivescovo di impartire ai fedeli.

La Celebrazione infatti sarà presieduta proprio da S.E. Mons. Filippo Santoro. E’ tutto pronto, siamo in processione e muoveremo da Piazza Carmine verso la nostra Chiesa. 

Dopo la lettura da parte del nostro Padre Spirituale dell’atto con il quale la Santa Sede proclama l’Anno Giubilare, S.E. Mons. Arcivescovo bussa alla Porta con il Pastorale: è un déjà vu ma, pur non essendo ancora il tempo del Troccolante è comunque il tempo di “aprire, anzi di spalancare le porte a Cristo!” citando l’amato Papa Giovanni Paolo II.

Sì dà così inizio alla Celebrazione della Santa Messa che dà il via ad un Anno Giubilare, dal 2 Marzo 2014 al 5 Aprile 2015, periodo in cui sarà possibile ricevere il dono dell’Indulgenza Plenaria.

Lateralmente al presbiterio, ad evidenziare l’Anno Giubilare, campeggiano due stendardi sviluppati in verticale con lo stemma Papale seguito dallo stemma dell’Arciconfraternita e dallo stemma della donazione dei Calò composto da una mano che sorregge, nell’atto del donare, un cuore coronato di spine al cui interno si scorge l’emblema della nostra Confraternita.

Inizia la S. Messa. Le Letture sono legate da un forte filo conduttore: l’Amore del Padre verso tutti noi, suoi figli. 

Isaia 49, 14-15 “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero io invece non ti dimenticherò mai.” 

Il Salmo 61 ricorda: “Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; davanti a lui aprite il vostro cuore”

La Seconda Lettura è tratta dalla Prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti (1Cor 4,1-5).

Il Vangelo odierno Mt 6,24-34 è più che mai attuale e ci riporta a quanto detto nell’Angelus odierno da Papa Francesco: non preoccuparsi dei beni materiali ma aprirsi alla condivisione con il nostro prossimo.

Proprio sul tema dell’apertura ritorna S.E. Mons. Arcivescovo durate l’omelia: parla della Chiesa che deve aprirsi al popolo Santo di Dio e non rimanere chiusa in se stessa. Evidenzia che la Chiesa deve avere “le suole delle scarpe consumate” per portare Cristo in mezzo alla gente così come da 250 fa la nostra Con fraternita portando in processione i simboli della Passione e Morte di nostro Signore per celebrarne gloriosamente la Resurrezione.

Prima della Benedizione, è il Priore a prendere la parola per un emozionato saluto e sentito ringraziamento a tutti i presenti.

Siamo al termine della Celebrazione: dopo la Benedizione il SS. Sacramento viene portato in processione da via Giovinazzi all’ingresso principale della Chiesa passando per via D’Aquino, nel cuore della nostra Taranto.

Si svuotano pian piano i banchi ma il primo gruppo di Confratelli è lì ad adorare il SS. Sacramento dando il via ad un alternarsi che durerà 40 ore, tempo di pienezza e di Grazia, di riflessione, preghiera e raccoglimento per prepararsi alla Quaresima.

Gesù nel Getsemani dirà ai suoi: “Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me?”. Mi piace pensare a queste Quarantore come un momento di “riscatto” della nostra fede a fronte dei tanti momenti di stanchezza del nostro cammino Spirituale.

Tuttavia, ancora una volta, non siamo tanto noi a donare il nostro tempo quanto Cristo a donarci, nel silenzio, la Sua presenza.

A caldo, la solidarietà ad un amico

Salvatore Pace




Per sei lunghi anni abbiamo avuto un punto di riferimento per le "nostre cose", quando c'era una foto da cercare, una foto in cui ritrovare un momento bello di una Processione , un video, una news, un programma da consultare, l'indirizzo da cliccare era "Portodimarebis", il blog sulle nostre Tradizioni creato, aggiornato e curato in maniera impeccabile dal nostro Primo Assistente, il Professore, Confratello e, lasciatemelo dire, mio amico Giovanni Schinaia.


Persona schiva, modesta ma pieno di cultura non ci ha mai fatto pesare la mole di lavoro e l'impegno quotidiano nel gestire un blog del genere, impegno che chi vi scrive sta iniziando ad apprezzare curando il nostro "Nazzecanne", giornale online e blog del nostro Sodalizio.


Bene un attacco "Hacker", magari messo in atto da un ragazzino in vena di misurare la sua bravura nel violare la "rete" ha, in un secondo, distrutto sei anni di lavoro, facendo sparire, di fatto, il blog "Portodimarebis", un portale dedicato alle Tradizioni, ammirato, talvolta imitato e purtroppo anche, invidiato, da pagine online che si occupano in Puglia e non solo degli stessi argomenti. 


Ho sentito Giovanni stamattina, e ho avvertito il suo dolore nel raccontarmi della "morte" della sua creatura, la sua rabbia, giusta, giustificabile, giustificata nel comprendere che un secondo di idiozia ha messo fine a sei anni di studi e lavoro e la sua rassegnazione per l'essere stato vittima di un reato vigliacco, figlio dei nostri giorni, perchè se tu vieni a darmi una sberla io so come potermela "levare dalla faccia", reagisco, ti perdono, mi rivolgo all'autorità..insomma so come contrastare chi, guardandomi negli occhi, mi ha percosso, ma così no, così è nulla che distrugge nulla, nessuno che distrugge nessuno, l'anonimato del mondo virtuale rende impunito l'autore al 90 per 100. 


Oggi dobbiamo manifestare la nostra solidarietà, però, all'amico Giovanni, che ha permesso a tutti, in questi sei anni, di conoscere, approfondire e consultare le nostre Tradizioni nello schermo di un PC, chiunque di noi è andato a cercare una sua foto, quella di un suo caro, del Simulacro a lui caro su "Portodimarebis" deve un ringraziamento a Giovanni, chiunque ha avuto la possibilità di pubblicare una sua foto o un suo video su "Portodimarebis" deve un ringraziamento a Giovanni, chiunque, magari lontano da Taranto, abbia partecipato virtualmente ad un Rito che si svolgeva a Taranto, visualizzato in streaming o in differita su "Portodimarebis" deve un ringraziamento a Giovanni. 


Questo è il pensiero a caldo di chi vi scrive, ma sono sicuro che sarà anche il pensiero di chi, a prescindere da tutto, ama le nostre "Tradizioni" . 




domenica 2 marzo 2014

Apertura Solenni Quarantore e Anno Giubilare: discorso del Priore Antonello Papalia

2 marzo 2014


Eccellenza reverendissima, Delegato del Sindaco, Dott. Cimmarrusti Preside dell’Ordine del Santo Sepolcro, Ing. Vecchi Priore Confraternita dell’Addolorata, venerato Padre Sprituale Mons. Marco Gerardo, don Andrea Mortato, don Amedeo Basile, don Marco Crispino, Membri del Consiglio, Confratelli, Consorelle , parrocchiani della Chiesa del Carmine, 

e’ difficile stasera celare la mia emozione, la mia grandissima emozione , per questo evento importantissimo, che stiamo vivendo in questo momento e che non esagero a definire uno dei più rilevanti in questo mio mandato di Priore della Arciconfraternita del Carmine.

Scandisco bene a r c i c o n f r a t e r n i t a perchè noi tutti, membri a qualsiasi titolo della comunità parrocchiale, dobbiamo essere oggi, e per quest’anno più che mai, orgogliosi di appartenere o di condividere la vita confraternale di questo importante antico e titolato Sodalizio.

L’onore che Sua Santità, Papa Francesco, ha voluto concedere alla nostra Arciconfraternita e’ di quelli che restano nella storia: l’Anno Giubilare, che in Santa Romana Chiesa viene celebrato ogni venticinque anni ed in occasione di eventi importantissimi per il mondo cattolico, è stato concesso alla nostra comunità in occasione del 250° anniversario della donazione delle statue di Gesù Morto e dell’Addolorata da parte della famiglia Calò al nostro Sodalizio, e da oggi sino al 5 di aprile del prossimo anno renderà la nostra Chiesa degna di donare, a chi si intratterà in preghiera al suo interno, l’Indulgenza Plenaria dai peccati, che, capirete bene, a livello simbolico e pratico e’ quanto di più importante possa esserci nella vita di un cristiano cattolico. 

Ci troviamo, dunque, ad inaugurare oggi, un anno che vedrà protagonista la Confraternita e i suoi simulacri più antichi, quelli più venerati e “coccolati” sia dai confratelli che dai fedeli tarantini, la Mamma nostra Addolorata e il Suo Figlio deposto dalla Croce. 

I simboli della Pietà michelangiolesca , i simboli del dolore assoluto quello di una Mamma che piange il suo Figlio e del Suo Figlio che, immolatosi per i peccati di tutti noi, e’ piagato nel corpo dopo essere stato brutalmente torturato e crocifisso.

Ma, questi sono anche i simboli della “rinascita” e della “resurrezione”, perchè senza passione non ci sarebbe la resurrezione e senza la morte in Croce non ci sarebbe l’inizio della vita cattolica e della speranza, quindi i simboli del “dolore” assoluto, paradossalmente, diventano quelli del “donare” assoluto. Come donazione fu quella che Francescantonio Calò, nel lontano 1765 volle fare alla nostra Confraternita , che per decoro e assoluta devozione alla Beata Vergine del Monte Carmelo, meritò, agli occhi del Calò, l’onore di custodire i due Simulacri e di organizzare e perpetuare la tradizione di portarli in processione nel giorno del Venerdì Santo .
Ecco spiegato il logo celebrativo dei 250 anni, la mano dei Calò che donano una corona, quella di spine che cinge il capo di nostro Signore e un cuore, quello trafitto dai dolori e retto nella mano dalla Beata Vergine Addolorata. 

Una donazione della quale da duecentocinquant’anni, quasi tre secoli, noi siamo testimoni e custodi, e della quale per altrettanto tempo, non vi sono dubbi, il nostro Sodalizio continuerà a meritarsi l’onore ricevuto da Don Francescantonio Calò.

Con quell’atto di donazione, si e’ dato inizio, dicevo, ai riti della Settimana Santa tarantina che, prendendo spunto dalle parole si S.E. nostro Arcivescovo, devono essere un veicolo di solidarietà e condivisione, devono essere il “veicolo” principe per la carità .

Essi sono un volano di “buona” pubblicità e quando dico pubblicità intendo non reclame, ma di carità, spiritualità e condivisione rese pubbliche dai nostri Riti, che per quei tre giorni mostrano ai fedeli, ai cittadini e oggi, grazie alle nuove tecnologie, a tutto il mondo, il lato spirituale di una Città intera che, nella notte tra il venerdì e il sabato Santo, si trova per strada e si riversa nelle vie del borgo cittadino, raccolta in silenziosa preghiera e in sincera mistica devozione, ai lati della nostra processione, che da tre secoli quasi e’ immutata nella sua “decorosa” bellezza. 

I confratelli incappucciati che scortano i simboli portati in processione , nel loro lento e silenzioso incedere, con il loro sacrificio, perpetuano ancora oggi, con il bordone in mano e il tipico cappello, l’avvicinarsi a Dio che fu dei pellegrini verso Santiago de Compostela, accompagnando, idealmente, una città martoriata come la nostra in un pellegrinaggio immutato nei secoli verso nostro signore ..ecco..la Confraternita che accompagna Taranto, scortandola silenziosamente, verso Gesù e la Madonna. Questo pensò, sicuramente, Francescantonio Calò decidendo di donar”ci”, e con questo gesto donandole alla Città intera, le Statue circa tre secoli fa.

I riti possono e devono essere, dunque, un veicolo di unione tra la Confraternita del Carmine che mirabilmente, lasciatemelo dire, li organizza da 250 anni, e la città che li ammira sempre e da sempre come se ogni anno fosse il primo. 
Dovrebbe venir facile una sinergia tra le parti sociali, economiche, religiose e laiche della nostra città affinché di questa sinergia potessano beneficiare tutti, dal singolo appassionato di queste cose , al Confratello che partecipa attivamente ai riti, dalla persona che, magari, scettica si avvicina per conoscerci a chi da sempre studia i nostri riti. 

Eccellenza reverendissima, desidero ringrariarLa per aver accolto le nostre richieste finalizzate a celebrare questa nostra importante ricorrenza. Grazie per averci consentito di vivere questo Anno Santo cosi carico di grazia che, ne sono certo, rimarrà indelebile nella nostra mente e nel nostro cuore.

Grazie alle autorità che hanno voluto presenziare a questa funzione che segna l’inizio di un anno importante della nostra comunità

Oggi però e’ quasi tempo di Quaresima e da Confratello, prima che da Priore, saluto l’inizio delle Quarantore che, per noi Confratelli, segnano l’inizio dei giorni a noi tanto cari. 

Vi abbraccio uno ad uno fratelli miei, augurandomi che quest’anno, così importante per noi rimanga nella memoria di ciascuno di voi come un ricordo e un avvenimento da tramandare a chi ci seguirà nel cammino .

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