giovedì 17 luglio 2014

Il richiamo della Madre


Luca Bucci
Terminato il periodo pasquale, con la frenesia tipica ed ormai consolidata nei secoli che un confratello vive, ci si avvia verso i festeggiamenti della Beata Vergine Maria il 16 Luglio, passando per la festa del Santo Patrono di Taranto San Cataldo ed il Corpus Domini. 

Tutti questi appuntamenti sono di importante rilevanza per un cristiano e confratello in particolar modo il quale, compatibilmente con impegni improrogabili, veste l’abito di rito per partecipare cosi alle solenni processioni.
Questo periodo, che va dalla Santa Pasqua fino al 16 Luglio, è spesso costellato di impegni lavorativi, improvvise partenze, allontanamenti forzati che non permettono ai confratelli stessi di vivere quotidianamente quel senso di appartenenza al sodalizio; questo fa crescere quel senso di vuoto, di mancanza che solo il richiamo della Madre riesce a colmare.

Accade cosi, per un preciso disegno, che quel giorno, quel particolare giorno in cui dei nuovi novizi indossano per la prima volta lo scapolare, tutti i confratelli o quasi, si ritrovano nella stessa sala e con gli stessi sorrisi di sempre, ad aprire ognuno la propria borsa o valigia e a tirare fuori ogni singolo pezzo di quel meraviglioso abito.

Non è un giorno come gli altri; è una festa, la festa di ogni confratello che ha deciso spontaneamente di percorrere quella strada che porta alla Madre…verso quella benevolenza e quel senso d’infinita maternità.

È un giorno unico per un novizio che dopo mesi di catechesi e notti passate insonni, desidera con tutte le sue forze percorrere la navata centrale della chiesa verso un destino dal quale non potrà mai sottrarsi; una volta imposto lo scapolare e poggiata la mozzetta sulle spalle quell’uomo, consacrato come cristiano sin dal giorno del battesimo, assumerà un nuovo impegno portando la parola di Dio agli altri attraverso il decoro che distingue un confratello dell’Arciconfraternita della Beata Vergine del Monte Carmelo.

È un vero e proprio contratto con la Madonna scritto col cuore, con l’impegno e la volontà di reggere anche con le proprie spalle il peso della Croce di Cristo. Non è una mera accettazione di uno statuto redatto in calce o soltanto il seguire delle indicazioni che provengono da organi superiori; essere confratelli è uno stile di vita ed in quanto tale, deve diventare un tutt’uno con il proprio quotidiano sentendosi responsabili di ciò che si rappresenta anche quando bisogna alzare la voce davanti a scelte opinabili, mantenendo sempre quel decoro che rende una comunità unita e con l’unico scopo che è l’amore verso Dio e verso il prossimo.

Ed è proprio questo scopo comune che riunisce nel giorno del 16 Luglio tutti quei confratelli fieri di essere parte integrante d’una famiglia in continua crescita fatta di soli figli di un’unica Madre; in quel giorno anche il caldo afoso, che fa sudare sotto i cappucci e le mozzette, lascia il posto alla preghiera, al desiderio di sentire ancora più stretto quell’abbraccio che solo una Madre infinitamente amorevole sa dare.


Ogni confratello indosserà il suo abito ed ancora una volta si abbandonerà tra quelle braccia ed in quel momento, in quel preciso momento capirà che la scelta fatta un anno o magari cinquant’anni prima, continua a condurlo verso l’amore di Dio.

mercoledì 16 luglio 2014

La nostra Festa Grande !

Salvatore Pace 
E come ogni anno ci siamo,

la Festa di Luglio, il nostro giorno, il giorno del Decoro, puntualmente come ogni anno è arrivata.

La maggior parte di noi sono in ferie, almeno per oggi, e chi non lo è passa la mattinata aspettando le prime ore pomeridiane quando, valigia in mano e mozzetta in spalla si raggiungerà il borgo cittadino da ogni parte di Taranto, per partecipare alla grande Processione.

Le prime ore della mattinata hanno un sapore particolare, si "scende" in centro, caffè con gli amici di sempre e sguardo al portone aperto della Chiesa, nell'oratorio c'è fermento, giovani Confratelli, stanno indossando il camice con emozione, qualche papà ha gli occhi lucidi, le mamme sono in chiesa, ventaglio in mano ad aspettare gli "uomini di casa", oggi è la loro festa e c'e' orgoglio negli occhi delle donne tarantine e carmelitane.

La Messa per l'aggregazione dei nuovi Confratelli riporta tutti noi a quel 16 Luglio, 1971, 1883, 1990, 2006 ognuno di noi ha la sua data impressa in testa, ognuno di noi ricorda le perline di sudore sulla fronte, il caldo misto all'emozione, le mani amorevoli che ci hanno imposto lo Scapolare, il vestirsi in tutta fretta in Cappellina.

Finita la Messa nel nostro isolato, quello compreso tra la Piazza e Via Ciro Giovinazzi, è un continuo stringersi di mani, baci, abbracci, auguri, rivedere un amico lontano, salutare quel Confratello anziano che ha "vestito" suo nipote, incontrare il Priore per un caffè rigenerante o Don Marco, instancabile, pronto alle fatiche pomeridiane ma prodigo di battute e sorrisi, oggi è festa è anche il cielo lo sa.

Le assonanze per noi "malati" con i giorni di Pasqua sono tante, pare "sciuvedia sande" e il pranzo frugale e veloce sembra ricordarcelo ancora di più.

Alle 15,30 caffè e sigaretta, i bermuda prendono il posto delle tute ginniche ma le mozzette e i camici sono gli stessi, i cappucci saranno alzati, le scarpe calzate ma i "compagni" di sempre saranno fianco a fianco..

I saloni al Crocifisso si animano dalle 16, una pacca e gli auguri all'amico "senz cappidd", sistemiamo il vestito, un asciugamano per il sudore, l'immancabile talco Robert's, giovani e anziani, compagni di squadre e "rivali di gare", amici da una vita ed estranei...siamo tutti lì con la stessa emozione, chi è al 50esimo anno come chi vive la prima Processione, tutti stretti nello stesso abbraccio alla Mamma del Carmelo.

La Santa Messa in Piazza, il sole si fa sentire ma il sacrificio è ben accetto oggi, le parole di S.E. Card.De Giorgi e di Don Marco, i canti del Coro, il silenzio della Consacrazione hanno per sottofondo medaglie tintinnanti ed è il sottofondo che amiamo di più, mille medaglie tintinnanti su tanti scapolari che ci ricordano e ricordano a tutti che noi siamo Decoro del Carmelo e oggi è la nostra festa grande.

Si snoda la Processione, è bello vedere tante persone ai bordi della strada, tanti volti amici, il sorriso di mammà che non manca mai, la scorta di chi ci ama, discreta e silenziosa al nostro fianco anche se oggi non si nazzica, le "trombe" che fanno avanti e dietro diffondendo Rosario e preghiere, le marce gloriose eseguite dalle Bande che fanno allegria e colore.

Siamo tanti, tantissimi, come sempre, come da sempre, centinaia di camici immacolati, di tailleur eleganti adornati di abitino, di scapolari finemente ricamati, di mozzette e di cappucci tanti fratelli e sorelle che Ti onorano e Ti scortano Madre Nostra!

Torniamo in Chiesa, nella Tua casa, più ricchi, come al solito, di un'esperienza uguale e sempre diversa, un abbraccio all'amico, un saluto al Confratello anziano, un "prosit" col Priore e adesso l'anno sociale è proprio finito, chi ha vissuto Casa Confraternita per tutto l'anno ha un briciolo di malinconia, passano davanti agli occhi eventi irripetibili vissuti in questa "stagione", primo fra tutti, per chi vi scrive, aver portato la Mamma Nostra Addolorata al cospetto del Santo Padre..insomma un altro anno è volato ma da Settembre si ricomincia, felici, festanti, orgogliosi di far parte di questa grande famiglia, orgogliosi e fieri del nostro DECOR CARMELI !

martedì 15 luglio 2014

AUGURI A TUTTI


DECOR CARMELI 

AUGURI A TUTTE LE CONSORELLE E A TUTTI I CONFRATELLI 






lunedì 14 luglio 2014

Il mio primo anno da (quasi) Confratello


Andrea Santoro


14 Novembre 2013, il giorno da cui tutto ha avuto inizio! Questi sette mesi sono passati velocemente, come un soffio, senza che me ne potessi accorgere. Ricordo come se fosse ieri l’iniziale timidezza nel salire le scale che portano alla segreteria della congrega, il mio stupore nel sentire la troccola suonare durante la prima adorazione di Gesù Morto a cui ho assistito o la mia emozione nel ricevere tra le mani l’"abitino” della Vergine del Carmine.

Ho deciso di iscrivermi all’Arciconfraternita per diversi motivi, tra cui spiccava la mia passione per i Riti della Settimana Santa e la processione dei Misteri. Pensavo inizialmente, come pure gli altri miei compagni di corso, che la vita della congrega ruotasse esclusivamente intorno ai riti pasquali. 
Mi sbagliavo, anzi, ci sbagliavamo! Pian piano abbiamo tutti scoperto che la vita dell’Arciconfraternita è più ricca di quanto non pensassimo, piena di attività, incontri di dialogo e preghiera comunitaria che riescono ad unire tutti i membri del sodalizio.

 E ciò può essere considerato uno degli obiettivi più importanti di questo percorso formativo che ci ha permesso di “sdoganare” la figura dell’Arciconfraternita da quei luoghi comuni che molto spesso dominano nell’opinione pubblica tarentina. Un altro importante risultato del corso è stato quello di avermi personalmente aiutato a riscoprire il vero senso della cristianità, radice della nostra cultura. Questo “rispolvero” del valore e dell’onore di essere cristiani è stato possibile con la catechesi di don Marco, che, con carisma ed eloquenza accattivanti, è riuscito a tirar fuori il nostro orgoglio di appartenere alla Chiesa cattolica e di professarne il credo.

Interessanti sono state anche le lezioni del professor Giovanni Schinaia, che ci ha illustrato la storia della congrega e dell’ordine dei Carmelitani, dagli albori fino ad oggi, le quali mi hanno illuminato sul passato di questo importante sodalizio, affiancandosi, così, all’insegnamento tratto dai capolavori dell’indimenticato e indimenticabile Nicola Caputo, grande storico dei Riti della Settimana Santa. Altrettanto fondamentali i discorsi del Priore, Antonello Papalia, atti a convincerci di essere confratelli sempre, in ogni momento della nostra vita e a vivere intensamente la realtà di questa magnifica famiglia, per non cadere nell’errore di ricordarci di farne parte solo in occasione della Pasqua. Per non tralasciare il grande entusiasmo che ci ha trasmesso per l’importante ricorrenza di quest’anno giubilare, concessoci dal Santo Padre, in occasione del 250° anniversario della donazione delle statue di Gesù Morto e dell’Addolorata da parte della famiglia Calò.

E così siamo arrivati a luglio, manca poco all’aggregazione, con l’emozione che cresce sempre più di indossare quell’abito che, da piccolo, vedevo quasi da un’infinita distanza e, diciamo, anche con un po’ di timore. Ora, mercoledì 16 luglio 2014, potrò dire anch’io di essere Decor Carmeli.

domenica 13 luglio 2014

Stuè..(sciocco per chi legge da fuori Taranto)!

Claudio Capraro 

Tradizione. Per tradizione la nostra Confraternita ha stabilito i suoi usi e costumi; le regole, gli statuti i regolamenti. Per tradizione si sono affermati con il passare degli anni e dei secoli i riti, le processioni. Il nostro abito è frutto anch’esso di tradizioni. C’è però un’altra tradizione che non è scritta in nessun regolamento, in nessuno documento ufficiale, ma è una tradizione alla quale tutti noi confratelli del Carmine siamo particolarmente legati. Una tradizione che vuole che obbligatoriamente per essere confratello del Carmine devi essere “stuedc”, stupido.

No, non c’è da sorridere. Lo dico per chi legge e non è confratello o non conosce questa secolare convinzione che può apparire strana. “Come sarebbe vi vantate di essere definiti o di definirvi voi stessi stupidi?” Ebbene sì; mi vanto di essere confratello del Carmine e conseguentemente di essere stuedc. E sì che la storiella da cui tutto parte è solo un pretesto: d’estate a luglio per la festa della Titolare con un sole cocente andiamo con le calze e con le scarpe, mentre giovedì e venerdì Santo quando fa freddo e molto spesso piove andiamo a piedi nudi. Il nostro essere stuedc non si manifesta solo in questo, ma in tante altre occasioni per tutta la durata di un anno.

Cosa diciamo di un nostro amico quando è innamorato perso della sua amata, quando per lei non ricorda più gli impegni, dimentica gli amici, parla di amore invece che di pallone? Diciamo: “ha studichito!”, è diventato stupido. Ed è questo il senso del nostro essere stuedc: siamo innamorati! Innamorati della nostra Arciconfraternita, della nostra Titolare, della nostra chiesa, delle nostre tradizioni, del nostro abito, del nostro oratorio, delle nostre statue. 

Tutto questo amore per un amore più grande di tutti: l’amore per Gesù. E allora in questa ottica sì che siamo fieri e contenti di essere definiti e di definirci stupidi. Siamo stupidi nell’essere zelanti ogni volta che partecipiamo ad una funzione, siamo stupidi nell’essere “maniaci” del Decoro, siamo stupidi per parlare a luglio di squadre per il venerdì santo, siamo stupidi per rivedere per la decima volta il dvd con le immagini dell’ultima processione dei Misteri e ogni volta riusciamo a scorgere un particolare che ci era sfuggito nella visione precedente, siamo stupidi perché sempre rivedendo quel dvd al momento del rientro sulle note della marcia che ha accompagnato quegli ultimi metri, ci scende sempre una lacrima sul volto. 

Siamo stupidi perché ogni volta che percorriamo via D’Aquino con il canale navigabile alle spalle, arrivati in quella piazza, la nostra testa scatta automaticamente verso l’alto e i nostri occhi non possono fare a mano di guardare quella iscrizione che ci è nota prima ancora di leggerla “Beatae Virgini A Carmelo Dicatum”; o perché arrivando dal lato opposto non possiamo non guardare prima verso il portone della sacrestia oppure subito dopo verso il balcone che guarda su piazza della Vittoria, perché quella è casa nostra.

Siamo stupidi e quindi innamorati pazzi della nostra Mamma, la cui festa si sta avvicinando e per la quale altro che scarpe e calze, saremmo capaci indossare o fare qualunque cosa. 

Chiamateci pure stuedc, ma tanto non ci offendente, anzi ne siamo orgogliosi.

venerdì 11 luglio 2014

La finalissima

Salvatore Pace

Finalmente la serata tanto attesa.

La finale del XXI torneo dedicato alla B.V. del Monte Carmelo è arrivata. Una cornice di pubblico, quello delle grandi occasioni, fa da sfondo all'atto finale della competizione così sapientemente organizzata da Fernando Conte e Antonio Quazzico, ai quali, alla fine del torneo, va ancora tutto il nostro più sentito Grazie!

Le squadre che si affrontano in questo "fresco" 11 di luglio sono la Serrachiese di mr.Bergami e la Decor di mr.D'Andria, questa sera, presente e fremente in panchina.

Tutto sommato sono le squadre che hanno dimostrato più solidità e tenuta di gioco e, dunque, merito a loro di disputare questo atto finale. 

Nonostante molti Confratelli avessero partecipato qualche minuto prima alla Novena è giusto ricordare con una preghiera, prima del calcio d'inizio, la nostra Mamma del Carmelo.

Pronti..Via 

Il primo tempo vede attaccare dalla destra verso la sinistra del pubblico i verdi di mr.Bergami ,si sente e si avverte subito la tensione della finalissima...dopo pochi minuti un tiro di Fina colpisce entrambi i pali senza entrare in porta, sul proseguo dell'azione tiro dal vertice sinistro dell'area e Guarino porta in vantaggio la Decor.

Fina viene ammonito per un fallo su Santagata e si riscatta colpendo in pieno la traversa, dopo pochi minuti Pentassuglia si vede sventolare il giallo in faccia, fallo su Maffeo, caviglia in tilt per una storta e gita in ospedale per lo sfortunatissimo ragazzo. Un tiro di Guarino mette fine alla prima frazione di gioco.

Il secondo tempo inizia con un tiro  di Santagata dal limite e uno di Pugliese dalla sinistra per i verdi, Basile si supera in angolo. Ma dopo pochi minuti é Solito jr. a trovare il gol, bomba da fuori nel sette e siamo pari.

Un'azione tutta di prima Ricchiuti, Pentassuglia con tiro di Guarino e un gran colpo di testa all'incrocio di Fina sono gli ultimi colpi della Decor, i Serrachiese affondano la stoccata  con un colpo di testa di Pulpo e un gol nel finale di Magno.

Alla fine i festeggiamenti sono tutti della Serrachiese, mr. Bergami soddisfatto al centro del campo ringrazia i suoi uomini, si complimentano con loro il Priore e il Segretario presenti alla finale e, sul sintetico di San Vito, è veramente una festa.

Il Porzia Group presente in massa ha salutato con affetto in particolare Danilo e Daniele vincitori... appartenenti al gruppo e protagonisti della finale. 

Permettetemi un ringraziamento particolare a Francesco Latartara, personale amico di vecchia data, Confratello anziano, ahimè, come il sottoscritto, che, con lo stile che lo ha sempre contraddistinto, sui campi di gioco come con un abito di Rito, è stato un perfetto padrone di casa, facendo sentire tutti i confratelli a casa propria, dispensando battute e consigli e, nei momenti di relax dal suo lavoro, concedendosi qualche minuto per dare un'occhiata ai suoi Confratelli "scapucchioni" che maltrattavano il pallone, Grazie Ciccio e ... arrivederci!

giovedì 10 luglio 2014

L'aggregazione

Claudio Capraro 

La notte insonne per colpa del caldo, delle zanzare ma soprattutto dell’emozione.

Intanto nel soggiorno era già tutto pronto e appeso: camice, mozzetta, scapolare. Dopo le prove “a puntate” a casa di Rita Greco, la mattina seguente avrei avuto l’emozione di indossare tutto insieme. 

Sveglia presto, caffè, mia madre e mia sorella che mi accompagnano in macchina in via Giovinazzi mentre papà ci segue da lassù. Chissà cosa avrebbe provato se ci fosse stato. In fondo lui era il colpevole di tutto quello; lui che mi aveva trasmesso questa “malattia” e in famiglia non avevamo una tradizione in questo senso. 
Su nei saloni a vestirmi, impacciato nei movimenti ma coadiuvato dai collaboratori.

Poi giù di corsa che sta per cominciare la funzione. La foto in cappellina, sotto il quadro della Madonna del Rosario, e poi in Chiesa: cappello, mozzetta e scapolare sulle mani. E Lei li che sembrava guardasse solo me. E li fu la vera scintilla; li mi innamorai di Lei. Un amore madre/figlio figlio/madre. Senza mai un dubbio, senza mai un ombra. 

Il caldo. La nostra Chiesa strapiena. I ventilatori in serio affanno, sollievo solo per chi era a pochi centimetri. Le gocce di sudore che scendevano lungo la spina dorsale facendo il solletico. 
La candela accesa in mano. L’aggregazione: l’imposizione di scapolare e mozzetta e poi di nuovo in cappellina per sistemarsi in fretta e tornare in chiesa.

Le donne con i ventagli sventolati freneticamente; gli uomini con le camice chiazzate. Il consiglio in giacca e cravatta. Il padre spirituale con i paramenti più preziosi. 

Il “prosit”, i baci e gli abbracci alla fine della funzione. Nicola De Florio che aveva sfornato un'altra classe. Il gingerino di “zio Gino” che servito a meno 30° centigradi provocava seri problemi all’apparato digerente. 
A casa, un pranzo veloce e poi risistemare il borsone per il pomeriggio. 
E di nuovo nell’oratorio a vestirsi. Gli auguri di quelli che man mano arrivavano per cambiarsi e che ti ricordavano che il tuo posto quel giorno era “’nnanz nnanz”. 

La processione; l’uscita dal portone e la piazza colma di gente. Il sole ancora alto. La statua che per noi che eravamo avanti era un puntino lontano. La sosta a “San Giovanni di Dio”, un luogo fondamentale nella mia vita, il cammino che riprende. 

I cassonetti che emanano effluvi fastidiosi per le narici; le macchine parcheggiate nonostante i divieti. 
La preghiera col “fischio” di padre Caracciolo a San Francesco, le candele da accendere (ancora non c’erano le chianche, ma solo asfalto) ma attenzione alle mozzette! 

Il rientro, le campane che suonano a distesa, le luminarie in piazza; l’abitino in dono per ogni partecipante alla processione. Il Suo rientro. 

Su a rivestirsi, un passaggio veloce e dissetante al bar Trento e poi a casa a dormire che non ci sarebbero state zanzare e caldo ad impedirmelo.
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