giovedì 7 agosto 2014

Quando un sogno diventà realtà

Luciachiara Palumbo
Si avvicinava il 15 e il mio cuore era gonfio di emozione … stava per realizzarsi uno dei miei più grandi sogni. Chi mi era stato accanto durante l'anno era arrivato ad un limite di sopportazione veramente basso. Non parlavo di altro se non del giorno in cui finalmente sulle mie spalle sarebbe calato lo scapolare. Costringevo i miei amici ad accompagnarmi nella dura ricerca di una giacca idonea per la gonna e, una volta trovata, appesa ad una gruccia con la restante parte di quello che sarebbe stato il mio abito di rito, la accarezzavo e toglievo via quei peli del cane immaginari che potevano rovinarla.

Ero partita per il campo scout con la testa completamente immersa in altro ma il giorno della partenza avevo preso l'abitino della Vergine e lo avevo infilato nella taschina di sinistra di quella fantastica camicia azzurra. Così in tutte le attività, che in quei dieci giorni mi avevano portato lontano da casa, la Mamma, con cui avevo stretto un rapporto ancor più intimo, era stata con me e lì sul cuore lo gonfiava di gioia.

Con la voce rotta dal pianto, il giorno del rientro a casa, avevo invitato la mia famiglia scout a partecipare alla cerimonia che segnava un nuovo inizio e il raggiungimento di un'altra tappa fondamentale della mia vita.

Ed ecco giunto il fatidico giorno… Tra novena, prove e mare erano trascorsi i giorni e Maria iniziava a bussare alla porta del mio cuore sempre più forte. Ero pronta per aprirLe, ero pronta per abbracciarLa e desideravo stringerLa a me con una tale forza che sarebbe stato difficile separarci.

 Dopo pranzo, appoggiarsi sul letto era stato inutile, mi giravo, mi voltavo e il caldo si faceva sentire ancora di più. Allora mi ero alzata, avevo preso l'abito e lo avevo sistemato sul letto, avevo preso le scarpe e le avevo pulite (ma non le avevo mai calzate prima) e infine a furia di guardare tutte queste cose pronte, avevo finito per indossarle ad eccezione della giacca troppo calda.

 Mi agitavo per casa, mi osservavo allo specchio e … era incredibile… era proprio ciò che desideravo. Cosa potevo fare per calmarmi? "Mamma vado dalla nonna", avevo esclamato. Ero entrata nello studio del nonno e avevo fissato quella poltrona vuota, immaginando il suo volto e il suo sorriso.

 Ma neanche ciò mi aveva tranquillizzato. E allora basta, si va al Carmine. Davanti al portone la banda intonava "Orientale" e finalmente, ascoltando quelle note, ero entrata in uno stato di pace, di cui nessuno poteva privarmi. Ultime parole in cappellina e poi tutte in ordine avevamo attraversato quell'enorme porta marrone. E' difficile ora provare a spiegare le emozioni… 

Il suono dell'organo, io avanzavo verso di Lei e intorno a me vi erano tutte le persone care, i miei genitori, la nonna, la zia, i miei amici scout che sorridevano… Piangevo, piangevo dentro di me perché ero troppo emozionata per mostrare le lacrime.

 E quando era toccato a me, quando dopo aver ricevuto l'abbraccio caloroso della Vergine del Monte Carmelo mi ero voltata indietro per tornare al mio posto, avevo letto l'emozione delle persone che mi avevano accompagnato in questo percorso. Gli occhi lucidi di mamma, le lacrime nascoste del mio migliore amico, l'occhiolino di mia zia … "Mamma grazie, perché non hai solo abbracciato me ma hai toccato il cuore di chi mi circonda", dicevo dentro di me.

domenica 3 agosto 2014

Un'emozione di genuina semplicità

Valeria Malknecht 

Apro l'armadio, cerco quel tono di blu inconfondibile.

Osservo le mie scarpe per capire se hanno bisogno di essere pulite ancora. Non saranno proprio la quinta essenza della femminilità, ma di certo sono comode. E tanto basta.

Tiro fuori dal cassetto lo Scapolare. Non voglio rovinarlo. Mi accerto solo che sia piegato per bene, in modo che non ci siano troppe pieghe.

Ogni volta che lo osservo penso che vorrei cucirci su le mie iniziali, ma poi puntualmente me ne dimentico.

Un anno fa le accortezze erano le stesse. Ma di un abito non ancora mai indossato, se non per le ultime misure. La cura del dettaglio (sará stirato per bene? ), la cucitura fino al ginocchio (troppo lunga o troppo corta?), le scarpe intonse (forse dovevano essere meno da hostess però). 

Lo Scapolare non era ancora il Mio Scapolare.

Poi quel giorno arriva, ti inginocchi davanti a Lei, il Suo Scapolare ti avvolge in un abbraccio di madre, ti perdona e ti accoglie.

Ed è tutto lì ciò che conta. 

Non mi interessa piú se le mie scarpe sembrano quelle di una hostess, o se il vestito mi calzi a pennello o no.

Indossarlo ora mi rende orgogliosa, ma allo stesso tempo mi onera della responsabilità di portarlo. Anzi, di saperlo portare.

So giá che non ne sarò mai degna abbastanza. Ma quale madre non accetta il proprio figlio per ciò che è?

Un anno é passato da allora e ancora sento l'emozione della cerimonia di aggregazione in cui sono diventata consorella...con i miei genitori lì presenti accanto a me e con qualcun altro che mi ha pensato da lontano.

Oggi che riapro il mio armadio, ritrovo lo stesso vestito di allora. Rispetto ad un anno fa, però, da semplice vestito è diventato il mio abito di rito. É quello che ho giá indossato per Gesù Morto e per l'Addolorata, é quello della solennità dell'Immacolata e di San Cataldo.

Certo, quello di noi consorelle è un abito semplice. 

Non é complicato da indossare come quello dei confratelli, non richiede la precisione di saper collocare i nastri di un cappello, perché siano dritti. Non dobbiamo chiederci se il "decor" dello Scapolare debba essere messo avanti o dietro rispetto al "Carmeli". E non abbiamo delle medaglie che ad ogni nostro movimento tintinnano.

Il nostro abito di rito è essenziale e proprio per questo completo.

Il nostro Scapolare raffigura proprio la nostra Titolare e quando lo indossiamo in processione il suono dei nostri passi in cammino con Lei, unito a quello delle nostre preghiere, tintinna proprio come le medaglie dei nostri confratelli.

Penso che non ci sia onore (ed onere) più grande per noi consorelle.

Mentre controllo che il mio abito sia in ordine, i miei pensieri corrono a quando, fra poche ore, sarò di nuovo lì davanti a Lei ad indossarlo,nuovamente, per Lei.

A quando camminerò in processione ancora una volta, precedendoLa, e portando nel cuore chi, in questo 16 luglio, non potrá pregare davanti a Lei, non potrá vederLa, non potrà esserci.

E il mio pensiero, infine, corre alle ormai prossime future consorelle che quest'anno riceveranno emozionate quello stesso Scapolare.

A voi auguro che possiate vivere questo momento con genuina semplicità. Perché le emozioni, quelle vere, non hanno bisogno di altro, se non di essere vissute con semplicità. Non c'é bisogno di una stoffa particolare, né di un modello di scarpe piuttosto che di un altro.

Quando entrerete in processione in Chiesa, alzate gli occhi verso di Lei e vi sará chiaro che tutto ciò che vi serve per essere bellissime, raggianti e complete é giá lì davanti a voi.

Buona festa a tutti (Confratelli e nuovi confratelli compresi) e che la nostra Mamma possa sempre guidarci e farci emozionare di genuina gioia.

Decor

giovedì 31 luglio 2014

Quella “sdanga” sulla spalla dopo 250 anni dalla Donazione dei Calò


Umberto De Angelis

Il 12 giugno 2014 è un giovedì come gli altri, sono di ritorno da una trasferta di lavoro. Mentre rientro a casa in macchina penso che ci siamo quasi, domenica 15 ci sarà la celebrazione di ringraziamento per l’Incoronazione dell’Addolorata e la donazione dello stemma pontificio al velo di Gesù Morto. Ero dispiaciuto che per impegni di lavoro non avevo potuto partecipare con la mia famiglia al pellegrinaggio a Roma e avevo il grande desiderio di partecipare alla cerimonia di ringraziamento, in processione con mio figlio Enrique anche lui confratello. All’improvviso il cellulare che squilla mi riporta alla realtà, mia moglie Paola mi dice poche parole, “una buona notizia, ha telefonato Francesco, il Segretario della Confraternita, sei stato chiamato fra i confratelli che porteranno le statue nella processione di ringraziamento”. Un brivido mi percorre la schiena e subito dopo una sensazione di calore che viene dal cuore e si diffonde in tutto il corpo. La strada per casa scorre veloce sotto le ruote della mia macchina e io mi sento quasi a mezz’aria, sospeso in una nuvola di emozioni e di pensieri.

Arriva il giorno delle prove e con grande piacere rivedo confratelli che come me si sono aggregati 39 anni prima, riconosco confratelli ancora più anziani che non vedevo da tempo e che nell’attesa delle prove ricordano tutte le loro partecipazioni alle processioni della Titolare, di Gesù Bambino, dei Misteri e dei simboli che hanno portato. Il racconto della storia di una vita di Confraternita che si intreccia anche con la mia.

Il Priore, ci parla prima della difficile scelta che ha dovuto operare considerando un Sodalizio così numeroso, poi passa ai dettagli tecnici dello svolgimento della Processione. Partecipa attivamente alle prove, controlla con occhio esperto la composizione delle squadre e l’equilibrio della base, come sempre, da confratello anziano, è prodigo di consigli e attento ad ogni dettaglio. Il mio posto è nella seconda squadra dell’Addolorata, dietro a destra. Per me è la prima volta “sotto” l’Addolorata. Nella mia squadra ci sono confratelli esperti che hanno già portato molte statue.

Finalmente la Domenica è arrivata, gli abiti di rito sono pronti e stirati con precisione da mia moglie, le “mozzette” appese nel porta abiti. Arriviamo presto in oratorio, con mio figlio ci aiutiamo a vestirci, senza fretta, curando i particolari: prima di tutto calze nere e scarpe bianche con la coccarda; il camice ben raccolto dietro; lo scapolare e la solita rituale domanda “Decor o Carmeli”? Decor (considerando la posizione sotto la statua); la cintura con il cintolo; il rosario fermato alla cinta col gruppo di medaglie che tintinnano e infine la mozzetta, i guanti e il cappuccio. Questa volta a me il cappello non servirà. Anche mio figlio è pronto, ultime verifiche se “lo scapolare è a posto” e “il cappello sta dritto” e scendiamo in Chiesa.

Dopo il lungo corteo delle Confraternite, arriviamo al Castello Aragonese, sfiliamo davanti alla Cappellina dove sono esposte le statue, siamo in ritardo e sfiliamo veloci, l’emozione cresce. Nel cortile interno ci sono tanti altri confratelli con abiti di rito diversi, oltre a quelli delle Confraternite di Taranto, molti ci hanno raggiunto da tutta la Puglia. In attesa che si formi il corteo in uscita, intrattengo una breve conversazione con alcuni confratelli venuti da Bitonto. La loro confraternita è stata costituita nella prima metà del 1600. Con qualche stupore scopro che nei loro riti della Settimana Santa loro prendono in spalla le statue e senza mai fermarsi o utilizzare le forcelle, le portano fino al rientro.

Finalmente usciamo, siamo davvero in tanti, il corteo è lunghissimo. Gli uomini della polizia municipale sono in costante movimento come un pendolo e si lamentano perché abbiamo bloccato il Ponte Girevole e spaccato in due la città. Credo che una volta, dopo 250 anni, possa essere un evento tollerabile. Posizionati a coppie dai due lati della strada completiamo il corteo prima delle statue.

E’ arrivato il momento del cambio, durante il primo tratto mi sono preparato, ho pregato con tutti gli altri confratelli in corteo. Velocemente ci sistemano i supporti, i cuscini e i lenzuolini come predisposto nelle prove, tutto è pronto, io sono pronto. Su di me scende una calma apparente.

Finalmente la sequenza che aspettavo, scandita forte e sicura: “… pronti? … ’nguè!”.


Ora sì, ci sono, sotto quel legno a 250 anni dalla donazione dei Calò, sento quel dolce peso scendere su di me. La spalla è forte, le gambe sono ben salde, il cuore pulsa veloce. Prendiamo il ritmo della “nazzicata a passo andante” e appoggiato con la testa al cuscino, veloce sento scendere una lacrima di commozione.

E allora penso a tutti i confratelli che hanno avuto il privilegio di portare l’Addolorata in questi 250 anni, ai primi confratelli nelle processioni subito dopo la donazione dei Calò. I loro volti, le loro famiglie, le loro emozioni, i loro pensieri. Anche loro pregavano l’Addolorata e si rivolgevano a Lei con le loro personali intenzioni. Probabilmente pensavano e auspicavano che il futuro dei loro figli fosse migliore, che potessero con il loro lavoro sostenere dignitosamente le loro famiglie, che fossero risparmiati dalle carestie e dalle epidemie, che potessero vivere in pace con gli altri in una Taranto più grande e più bella. La Taranto del 1765 faticosamente cercava di espandersi nella zona del Borgo grazie anche al grande impegno dell’allora Arcivescovo Monsignor Capecelatro, che si occupò non solo di fede ma anche di cultura tentando di fondare un primo museo. Cercò di incrementare il lavoro e lo sviluppo facendo conoscere ai contadini nuove tecniche di coltivazione e di produzione dell'olio. Tentò di rendere abitabile la zona dell'attuale Borgo, allora quasi tutta terra coltivata di proprietà dei conventi e del Comune, ma gli abitanti della città vecchia erano riluttanti ad abbandonare l'isola. Noi tarantini, spesso a torto, siamo sempre stati (e lo siamo ancora) diffidenti verso i cambiamenti e verso le “nuove iniziative” di sviluppo.


E anche oggi dopo 250 anni, nelle riflessioni del nostro Arcivescovo Santoro, del nostro padre spirituale don Marco Gerardo, di noi confratelli, delle nostre famiglie e di chi conosciamo, i pensieri e le intenzioni sono rivolte ai nostri figli, che possano avere un futuro migliore anche a Taranto senza dover essere costretti ad andare lontano, che passi questo periodo di crisi economica che dura ormai da più di sei anni, che possiamo essere risparmiati dalle malattie del nostro secolo e che per la nostra Taranto ci possa essere un periodo migliore, di espansione culturale, di ripresa economica, di ritorno ai valori veri della comunità cristiana, della famiglia e del sostegno dei più deboli.

Assorto nel mio dolce ondeggiare rivolgo le mie preghiere all’Addolorata e penso che probabilmente il tempo passa, le persone cambiano ma i bisogni e le intenzioni restano immutate, proprio come i nostri riti e il nostro abito che porta e porterà sempre impresso sullo Scapolare l’essenza e il motto di noi Confratelli: 


“Decor Carmeli”

domenica 27 luglio 2014

Un cuore Carmelitano!

Luciachiara Palumbo

"Vergine del Carmelo, non ci staccar da Te. Guidaci tu dal cielo, noi ti seguiam con fe' ". Sono queste le parole che portano alla commozione, sono queste le parole che mi permettono di fissare lo sguardo negli occhi della Mamma più bella. Maria è la mamma di tutti ma è anche la mamma di ognuno di noi. E' proprio questo inno alla Vergine a rimarcare l'intimo rapporto che intercorre fra noi e la "Stella del mare". La Chiesa del Carmine potrebbe allora diventare un fiume di lacrime. Fedeli, confratelli, consorelle e coristi osservano Colei che risplende della luce di Dio e l'emozione è tale da inumidire il volto.


Una scena vista così tante volte, un canto ascoltato e "sentito" per diciassette anni ma che provoca sempre lo stesso effetto.

Da bambina la mattina del sedici luglio era l'unico giorno in cui a mare non si andava perche dovevo riposare le gambine per la processione della sera. La mamma in casa indaffarata non mi permetteva di seguire tutto il corteo, così io, mano nella mano con la nonna, raggiungevo la Chiesa del Ss. Crocifisso. Mi piaceva, quasi per rispetto o per sentirmi più vicina a Lei, indossare un abito marrone e far pendere sulle mie spalle l'abitino della Vergine. Seduta al banco affianco alla mia dolce nonnina, attendevo trepidante l'ingresso di quella meravigliosa Statua, dalla quale ero attratta soprattutto per i magnifici boccoli.

Ma ecco che in lontananza iniziavo ad udire un campanello e salivo sull'inginocchiatoio per liberare la visuale.                                       Il rumore delle medaglie mi convincevano che il momento era arrivato e allora con gli occhi puntati verso il portone, l'emozione si faceva sentire anche per una bambina di sei sette anni, il cui cuoricino batteva forte forte. L'istante più bello doveva ancora arrivare: i miei amati "perdoni" abbassavano l'Effige per consentire il passaggio attraverso la porta ma quel "nguè, quel rialzo permetteva a Maria di troneggiare tra di noi e di guidarci dall'alto.

I brividi si diffondevano per tutto il corpo e quel "Sei Vergine e Madre, prega per noi" faceva nascere in me il desiderio di portarla io sulla spalla. Fissavo i fedeli che piangevano e mi domandavo il motivo… Era una gioia così grande poter dire "Eccomi sono ancora qui Mamma".

Mamma tenera e dolce, Mamma amorevole e buona, ancora una volta sono davanti a Te ad un anno dalla mia consacrazione. Non vi è un giorno in cui non senta quel tuo meraviglioso scapolare stampato sul mio cuore. Non trascorre giorno in cui io non mi senta abbracciata da Te. E' stato un anno ricco di doni e ricco di fede e non potrò mai smettere di ringraziarTi infinitamente. Ed allora di nuovo chinata ai tuoi piedi offro la mia vita e mi abbandono fiduciosamente al Tuo figlio per Tua intercessione. Amen

venerdì 25 luglio 2014

Quel sedici luglio di qualche anno fa

Mattia Giorno

Era il 16 luglio del 1251 e Maria, Madre del Carmelo, consegnò nella mani di San Simone Stock lo scapolare dell’ordine carmelitano. Come più volte ribadito, anche all’interno della nostra raccolta di articoli sul portale NazzecanneNazzecanne, tanti sono stati i privilegi concessi con tale donazione, volti a tutti coloro i quali avrebbero accettato di onorare con decoro quello stesso scapolare.

Ma non vi parlerò ancora di questi doni, né della soave apparizione di Maria a San Simone; vi parlerò piuttosto di cosa, nel giorno a Lei dedicato, provai nell’entrare per la prima volta a far parte della grande famiglia del Carmelo.

Tra tutte le parole che mi vengono in mente per descrivervi questo momento, la prima, senza ombra di dubbio, è emozione. Questa parola racchiude in sé molte delle sensazioni che personalmente, e credo come tutti, provai il giorno della mia aggregazione, il 16 luglio 2010.

Dopo un anno di corso, di preparazione, di notti passate ad immaginare come sarebbe stato quell’indimenticabile giorno, mi trovai finalmente a quel 7 luglio, primo giorno della Solenne Novena. Tutto stava per avere inizio, e Lei, nella Sua materna maestosità, era lì, incoronata assieme al Suo Bambino, esposta alla venerazione della città intera.

Ricordo ancora il Suo baldacchino, era bianco, con sfumature color crema, proprio come la mozzetta che di li a poco sarei stato chiamato ad indossare. Sulla punta del baldacchino inneggiava una corona con il Suo stemma. La stella del Suo vestito era più splendente che mai ed il Suo abito mi lasciava senza fiato. Da allora, ogni qual volta la rivedo, nella Sua nicchia o sull’altare, per le strade o in fotografia, Lei mi riporta indietro a quei bellissimi istanti dove il mio unico pensiero era vivere nella Sua famiglia, portando avanti il Suo esempio di Madre.

La mattina del sedici luglio tutto era pronto, il mio vestito nuovo, stirato e profumato mi avrebbe accompagnato per l’intera giornata sino a quando la processione non sarebbe terminata. Ricordo ancora il momento in cui con il cappello, lo scapolare e la mozzetta, mi inginocchia dinanzi a Don Marco, pronto ad ammettermi in questa comunità secolare. Io ero lì, rigido ed ansioso, ricordo il forte caldo estivo artefice del sudore che bagnava il viso. Ricordo mia madre, che nel tragitto per andare dall’altare alla Cappellina, intravidi con lacrime di gioia ed orgoglio.

Fu per me un giorno speciale, un giorno del quale non potrò mai dimenticare alcun minimo dettaglio né sensazione. Tutto ormai era iniziato, sotto l’ombra del Suo manto, il Suo amorevole sguardo e le Sue rose gote; così in un attimo io mi ritrovai in una nuova famiglia che ancora oggi amo come allora.

Da quel momento ogni anno passo il sedici di luglio in preghiera, rinnovando il mio sì e onorando il mio scapolare, spendendo una preghiera per tutti i fratelli che entreranno a far parte di questa realtà. Ogni anno il mio cuore gioisce nel rivedere il Suo simulacro per le strade della nostra città, sentendo poi il coro concludere questa solennità con il canto a Lei dedicato: Fior del Carmelo, vite fiorente, splendor del cielo, tu solamente, sei vergine e Madre.

Anche quest’anno, per amore della nostra famiglia auguro a tutti di vivere in santità e serenità la festa dedicata alla nostra Titolare. Auguro inoltre a tutti i ragazzi e le ragazze che entreranno a far parte del nostro sodalizio di vivere quel giorno come unico ed indimenticabile, perché la gioia che si può ricevere dal servire il Signore imitando Maria è tanta e riempie i cuori.

O Maria, Madre e decoro del Carmelo, prega per noi!

lunedì 21 luglio 2014

Il credo

Antonello Battista

È la nostra professione di fede, la nostra promessa al Signore di seguire la sua parola e la sua santa Chiesa. Lo recitiamo ad ogni solennità, forse a volte neanche accorgendoci della carica simbolica delle sue parole, non è proprio una preghiera ma un giuramento. Sul Credo son state fatte le più importanti ricerche teologiche e filosofiche, quindi lungi da me inerpicarmi in sentieri che forse neanche appartengono al mio bagaglio culturale, ma voglio riflettere, con chi avrà il piacere di leggere questo articoletto, sulla bellezza della nostra professione di fede, per ribadire il mio sì al Signore.

 Il nostro Credo che si definisce di base Niceno –Costantinopolitana, poiché i suoi dettami furono redatti ed organizzati nel concilio di Nicea nel 325 d.C. indetto dallo stesso imperatore Costantino e ribaditi nel successivo concilio di Costantinopoli per riorganizzare la frastagliata organizzazione della Chiesa del tempo e per porre un freno alle eresie dilaganti che erodevano le basi dei dogmi Cattolici. Per quanto riguarda il testo invece si attribuisce a Papa Paolo VI che con un motu proprio ne redasse le parole recitandole per la prima volta a Piazza san Pietro nel 1968 a conclusione dell’anno della fede da lui voluto.

“Credo in un solo Dio padre Onnipotente creatore del Cielo e della Terra e di tutte le cose visibili ed invisibili”. Con queste parole ribadiamo la nostra appartenenza a Dio e lo riconosciamo come Padre e come creatore del mondo e di ogni sua origine, allontanando da noi l’idea di idoli e falsi dei.

“Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli”. Gesù Cristo il figlio del Dio vivente viene riconosciuto nostro Signore, unigenito e presente da sempre nella storia del mondo, Lui è l’Alfa e l’Omega, Lui è il principio e la fine di ogni cosa, il Lui avremo la vita eterna.

“Dio da Dio luce da luce Dio vero da Dio vero, generato e non creato dalla stessa sostanza del padre. Per mezzo di lui tutte le cose sono state create”. Questo verso è il perno del Credo niceno, la postilla che fu aggiunta al credo apostolico per combattere le eresie ed in particolar modo l’arianesimo. Gesù Cristo, generato non creato, è riconosciuto di natura divina, perché della stessa sostanza del Padre, e ne è riconosciuta nello stesso tempo la sua sovranità su tutto l’universo.

“Per noi uomini e per la nostra salvezza discesa dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

La natura umana del Cristo è così ribadita, la sua santa incarnazione nel seno della Vergine Maria è la certezza dell’umanità di un Dio umile e buono che si è fatto uomo tra gli uomini.

“Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto ed il terzo giorno è resuscitato secondo le scritture ed è salito al Cielo e siede alla destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine”. La passione e morte di Gesù è il centro della nostra fede e fulcro del Vangelo, perché porta alla lieta novella della resurrezione ed alla possibilità per noi tutti della vita eterna.

“Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti”. Anche lo Spirito Santo, il paraclito, ovvero il protettore, viene proclamato come nostro Dio, e lo venerato come terza persona della Trinità; lo Spirito è l’azione di Dio, è il Verbo che da sempre è presente in Dio è che da sempre si è rivelato nelle parole dei profeti.

“Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà Amen”. In ultimo, il nostro sì è per l’appartenenza alla Chiesa, creata dal Cristo e perpetuata dall’azione dei suoi apostoli, la porta per la quale possiamo accedere alla vita eterna attraverso il battesimo ed i sacramenti, strumenti apostolici per la nostra santificazione.

domenica 20 luglio 2014

Buone Vacanze dal Nazzecanne



Salvatore Pace

Terminato l'anno sociale con i festeggiamenti in onore della Nostra Titolare anche il "Nazzecanne Nazzecanne" va in vacanza.

Da Novembre ad oggi per otto lunghi mesi il Nazzecanne è stato online ogni giorno, parlando con voi di agiografia, fede, sport, emozioni, Settimana Santa e di tutto ciò che ha visto protagonista la Nostra Arciconfraternita in questo Anno Sociale e in particolare, in questo Anno Giubilare.

Memorabili rimarranno nella nostra mente e nei nostri cuori giornate come quella di Roma del 21 maggio o quella del 15 giugno con la Processione Straordinaria delle statue donate dai Calò ma anche quella del 6 febbraio con l'apertura dell'Anno Giubilare piuttosto che quella del recentissimo 16 Luglio con la Messa celebrata dal Card. De Giorgi in Piazza Carmine davanti a 460 Confratelli e Consorelle in Abito di Rito .

Nazzecanne, dunque, è stato testimone di "giorni di congrega" e voi, che per 20000 volte in otto mesi avete "cliccato" le nostre pagine, avete dato fiducia a questa giovane creatura.

Il culmine delle attività, poi, è stato il meraviglioso Numero Unico cartaceo uscito in occasione della Settimana Santa e scaricabile ancora in PDF dalle pagine del nostro sito.

Da domani Nazzecanne uscirà a "scarto ridotto" con un paio di articoli a settimana sino alla prima decade del mese di Settembre e che saranno scelti tra gli ultimi scritti dei nostri collaboratori -inediti -e tra gli articoli più letti in questi otto mesi.

Un meritato riposo per temprare le forze in vista del prossimo anno sociale.

Un saluto a tutti e Buone Vacanze dal "Coordinamento Eventi Culturali" .

A presto !
Copyright © 2014 Alessandro Della Queva prove