martedì 16 settembre 2014

La guerra di ieri e di oggi

Luciachiara Palumbo

Quante volte a scuola, nei telegiornali e più in generale in televisione si ascolta appellare il 27 Gennaio come "il giorno per non dimenticare, la giornata della memoria"? Tante volte, eppure io semplice ragazzina di diciassette anni mi sono sempre domandata come noi, che non abbiamo partecipato attivamente, potessimo rivivere qualcosa che in realtà non abbiamo vissuto.

Certo abbiamo moltissime testimonianze e i film tentano di mostrarci l'orridità di una guerra che certamente ha mutato la faccia del mondo ma noi ragazzi come possiamo capire appieno cosa è successo in quegli anni? Poi mentre leggevo uno dei libri assegnatimi per le vacanze ho percepito un brivido, una sensazione forte e indescrivibile… come se all'improvviso fossi io lì ad osservare quella scena così atroce che veniva descritta nelle pagine. Un uomo, un ebreo trascina le proprie gambe stanche… ha fame, ha sete, ha bisogno di compassione in quella calca di disprezzo.


Cade a terra sotto il peso di una falsa colpa, viene schernito, viene incitato ad alzarsi, viene picchiato … Un uomo, un semplice uomo si fa largo tra la folla e gli offre un pezzo di pane, lo aiuta a risollevarsi e si fa carico di quel macigno interiore, di quella etichetta nata dallo sguardo di chi osserva. Gli occhi si incontrano, gli occhi si amano, le braccia si stringono… ci si riconosce fratelli e figli di uno stesso Dio. Ma ecco arrivano di nuovo e sulle spalle dell'uno e dell'altro appaiono strisce rosso sangue ma il dolore non è quello fisico … il dolore è quello di due uomini strappati al loro essere uguali, il dolore è quello di assistere impotenti ad un errore immenso.

Questa scena, questa orrida immagine sembra già vista… è stata già vissuta. Quasi duemila anni prima un uomo viene caricato di una croce, gli viene affissa un'insegna "Gesù Nazareno re dei Giudei", viene fatto sfilare tra tanti uomini e donne… è soggetto di scherno, di derisione, di sputi, di insulti. Cade, cade tre volte sotto il peso di una "falsa colpa" e tenta con le proprie forze di rialzarsi.

Una donna si fa largo tra la folla, asciuga il volto grondante di sudore con la stoffa; Un uomo si fa largo tra la folla, solleva quell'asta di legno pesante. Gli occhi si incontrano, l'amore guarisce le ferite e colma le distanze… Quest'uomo spira su una croce, il suo sangue fuoriuscente dalle lacerazioni del corpo si sparge sul suolo del mondo e inonda di vittoria gli animi crudeli di chi ha portato a cotanta morte un uomo giusto. Ma allora ci si domanda dov'è la vittoria? Dove era la vittoria tra il '39 e il '45? Dov'è la vittoria ora?

Ancora oggi uomini, donne e piccoli angioletti vengono sporcati di un sangue di odio, vengono sottoposti alla tortura di Cristo… ma a che pro? solo perché amano? solo perché testimoniano con la loro vita la bellezza di un mondo dove il fattore motore è solo l'amore? Mondo che cadi anche tu sotto il peso della cattiveria fissa il tuo sguardo negli occhi di Cristo e ti garantisco che incontrerai l'amore.


Riconosciti uniforme, riconosci la varietà nella misura in cui il diverso nasce dall'uguale… Cristiani, mussulmani, ebrei siamo tutti sotto lo stesso cielo, siamo tutti sotto le stesse lacrime di un Padre che vede morire i propri figli…

lunedì 15 settembre 2014

Col nostro Arcivescovo a San Giovanni Rotondo

G.S.

Come ormai consuetudine, il nostro Arcivescovo mons. Filippo Santoro dà inizio all’anno pastorale diocesano con un pellegrinaggio unitario dell’Arcidiocesi presso un Santuario mariano. Lo scorso anno, il 14 settembre, ci ritrovammo in circa 2000 pellegrini presso la Basilica della Santa Casa a Loreto. Quest’anno, la meta scelta dall’Arcivescovo è stato il Santuario della Madonna delle Grazie a San Giovanni Rotondo.
Lo scorso 13 settembre, sono così convenuti a San Giovanni Rotondo, circa 5000 pellegrini con 90 sacerdoti. E fra i pellegrini anche noi, poco meno di 150 fra Confratelli, Consorelle e Parrocchiani, col nostro pastore mons. Marco Gerardo.

L’Arcivescovo ha incontrato i pellegrini davanti al Santuario della Madonna delle Grazie, luogo dell’esperienza terrena del Santo frate stimmatizzato, Padre Pio, dove ha voluto anche condividere un ricordo personale: Padre Pio, ormai anziano e infermo, che salutava i pellegrini dalla finestra del convento. Allo stesso modo, ha detto l’Arcivescovo, “oggi Padre Pio ci saluta dal cielo e ci benedice”. Mons. Santoro ha ricordato come il pellegrinaggio a cui partecipiamo è rappresentazione stessa della chiesa in cammino e quindi in missione. In un primo momento di preghiera sul
sagrato del santuario, si sono susseguite le invocazioni: un sacerdote, un diacono, una coppia di sposi, un giovane, una consacrata. L’Arcivescovo ha quindi recitato la preghiera alla Madonna delle Grazie, e, seguendo la croce, alla testa dei sacerdoti, ha guidato tutti, dapprima, all’interno del santuario per venerare l’immagine mariana tanto cara a Padre Pio, e quindi nella nuova aula di preghiera per la celebrazione della Messa.
Poche volte si è vista colma di fedeli la grande aula, che ha una capienza di circa 7000 persone. I pellegrini di Taranto l’hanno riempita completamente insieme ai tanti che a loro si sono voluti aggiungere. L’Arcivescovo ha quindi presieduto la Santa Messa della festa dell’Esaltazione della Croce, concelebrata da tutti i sacerdoti presenti. Nel corso della Messa ci ha anche raggiunti mons. Michele Castoro, Arcivescovo di Mafredonia Vieste e San Giovanni Rotondo, per dare al vescovo e a tutti i pellegrini il proprio benevenuto.

Come in ogni occasione, l’omelia dell’Arcivescovo è stata ricca di insegnamenti e indicazioni di cui fare tesoro nella pratica quotidiana della fede, tanto per i sacerdoti quanto per i laici. Mons. Arcivescovo ha ricordato l’importanza dei segni liturgici – il segno di Croce su tutti - che vanno compiuti bene e nella piena consapevolezza del loro significato. “Ripartiamo dalla misericordia: il Signore non si stanca mai di perdonarci”, ha ricordato mons. Santoro, ribadendo come il punto di partenza per la nostra pastorale deve essere proprio la Croce e la misericordia di Dio: “per questo siamo venuti qui!”. Ci è richiesta dal Papa, ha detto ancora l’Arcivescovo, una sorta di “conversione pastorale e missionaria” che Papa Francesco intende come un disporsi, da parte di ogni realtà ecclesiale, in uno “stato permanente di missione”. Le indicazioni del Papa confermano la nostra comunità diocesana nel suo impegno a favore dei poveri: mons. Arcivescovo ha ricordato il grande progetto di realizzazione di un centro di accoglienza nella Città Vecchia, per il quale sono state già raccolte offerte per circa 100.000 euro – fra parrocchie, Confraternite, movimenti e tanti “oboli della vedova” – a cui si aggiungono altre 50.000 provenienti dalla carità del Vescovo. In questo modo, ha detto mons. Santoro, “la nostra città darà due segni: il segno dell’accoglienza e il segno della riapertura al culto del Santuario della Madonna della Salute.
riqualificazione della Città Vecchia”, per la quale è già in progetto anche il completamento del restauro per la
 E nella riflessione proposta dall’Arcivescovo non potevano mancare i grandi temi che interpellano ormai da tempo le coscienze e le scelte nel nostro territorio: il lavoro e l’ambiente. Ai sacerdoti mons. Arcivescovo ha indicato l’esempio del sacerdote Padre Pio, che è stato grande perché celebrava con umiltà e decoro la Santa Messa e confessava i penitenti.
Al termine della celebrazione, mons. Arcivescovo ha infine consegnato il mandato ai catechisti, salutando tutti i pellegrini che incontrerà nel corso dell’anno nelle diverse realtà parrocchiali.

Come Confraternita avremo modo, nel corso dell’anno, di fare tesoro delle indicazioni dell’Arcivescovo e di tornare a meditare i suoi insegnamenti, sotto la guida del nostro Padre Spirituale don Marco, in particolare a proposito dell’importanza dei segni – si può dire che il carisma confraternale è incentrato in modo determinante sui segni – e dello stato permanente di missione al quale anche noi, come comunità, siamo chiamati.


Nel video, la ripresa integrale dell'omelia dell'Arcivescovo

domenica 14 settembre 2014

Bentrovati


Salvatore Pace

E siamo ancora qua....eh già !

Recita così un brano di Vasco Rossi e così anche noi, al termine della sosta estiva, torniamo a farvi compagnia prendendo le nostre posizioni, spolverando le nostre tastiere e ricominciando a cercare argomenti, parole, ricorrenze e perchè no desideri e sogni con cui tenervi compagnia.

In effetti il Nazzecanne non è andato proprio in ferie, fino al 13 settembre, dunque fino a due giorni fa, abbiamo riproposto due articoli a settimana che sono stati scelti fra quelli più letti durante la scorsa stagione e, bisogna dirlo, per un po di orgoglio personale che anche questa scelta, come tante, è stata premiata visto che in questo periodo di "inattività" abbiamo raggiunto le 23.000 condivisioni di pagina ed è questo un premio ed uno sprone che, grazie a voi lettori, ci spinge a fare meglio nella stagione Confraternale che ci attende.

Sempre più convinti delle scelte, dicevo, specialmente di quella legata alla modalità di redazione, il Blog, la forma del "giornalino" online ci permette di raggiungere sempre più lettori in ogni parte d'Italia e non solo, permettendoci di pubblicare settimanalmente cinque articoli e mensilmente più di venti, trattando gli argomenti più disparati e ricevendo consensi tangibili attraverso le statistiche, insomma siamo proprio soddisfatti di noi.

Tutti ora aspettiamo con ansia il programma dell'Anno Sociale della Confraternita che ci illustrerà le attività previste e che ci traghetteranno verso la conclusione del Grande Anno Giubilare che sta vivendo la sua parte centrale e che già ha visto il nostro Sodalizio protagonista di attività e celebrazioni storiche ancora impresse nei cuori e nella memoria di tutti noi.

Questo periodo estivo, come la vita vuole, è stato segnato da tante giornate gioiose ma anche da un evento che ha lasciato un dolore dentro tutti noi, la scomparsa di Peppe Albano, anziano Confratello e collaboratore dell'Arciconfraternita, sono recenti i giorni in cui abbiamo vegliato in cappellina il riposo del nostro amico e in cui gli abbiamo tributato l'ultimo saluto nella sua casa, nella casa di tutti noi, nella Chiesa del Carmine, commuovendoci per le sentite parole che ha voluto dire in suo ricordo il Priore, amico di vecchia data di Peppe.

Peppino anche da lassù si è fatto sentire e l'articolo, l'unico inedito naturalmente di quest'estate, pubblicato sul nazzecanne nel giorno della sua scomparsa, ha ricevuto talmente tante visite e tante letture che difficilmente saranno eguagliate da un altro pezzo, tanto da superare per più del doppio i lettori dell'articolo più letto della passata stagione..che dire..Peppì ..ciao ancora.

Sono i giorni, questi, in cui si festeggia la B.V. Addolorata e allora l'ultimo pensiero in questo articolo va ai Confratelli dell'Addolorata, in special modo ai nostri "gemelli" redattori del Pendio, ai quali vanno i più sentiti auguri


Ricordiamo che, attraverso i canali di comunicazione noti e arcinoti, attendiamo collaboratori e contributi per il nostro "nazzecanne" che è aperto a tutti NOI !



venerdì 12 settembre 2014

Insieme per Voi e con Voi..Gesù e Maria

Luciachiara Palumbo 

Sono giorni di grande fervore in parrocchia e nei locali della nostra Arciconfraternita.

Ogni gruppo si prepara per l'accoglienza della Vergine Addolorata con la corona benedetta dal Papa e di Gesù morto, il cui velo sarà adornato da uno stemma pontificio. La comunità tutta aspetta ansiosamente questo momento.

Parrocchiani e semplici cittadini che entrano nella nostra Chiesa restano stupefatti e tristi nel non vedere l'effige della Madonna Santissima. Il suo volto, ormai parte integrante del nostro cuore, manca terribilmente a chi lo venera con devozione e a chi a Lei si rivolge per ricevere forza e coraggio.

Noi tutti confratelli, scout, coro stiamo lavorando perché quel giorno sia perfetto e perché resti nella storia e nel patrimonio culturale e soprattutto religioso di questa unica e meravigliosa, quanto non compresa città.

Salendo le scale, si ode provenire dai saloni parrocchiani un'imponente melodia sonora. Le voci del coro Monte Carmelo si sono unite alle voci della Schola Cantorum e tutto ciò che si canta ormai risulta più forte e più bello. La bellezza di questi brani non è fine a se stessa ma deriva dall'entusiasmo e dalla felicità dello stare tutti insieme, dalla voglia di collaborare uno ad uno per rendere festa a Maria e a Gesù. Da un altro piano si ode invece un "chiacchiericcio", è la comunità Masci che organizza una veglia di preghiera per la venerazione delle due statue nella cappella del Castello Aragonese.

Sono meditazioni stupende sulla passione di Cristo e sulla presenza costante della Madre accanto al figlio. E' vero sembra un pò anacronistico, ma ben si sa che la morte di Cristo e la sua resurrezione non si limitano ad essere ricordate nei giorni di Pasqua.

Il sacrificio perenne del nostro Salvatore lo riviviamo ogni giorno con l'Eucarestia e lo sentiamo nostro nei vari momenti di dolore che caratterizzano la nostra vita.


Come non poter notare il movimento incessante di confratelli e consorelle intenti a inviare lettere o a chiamarne altri per assicurarsi della loro partecipazione alla processione ma anche ad un semplice momento di preghiera.

Il nostro Priore e le sue parole ci invitano ad essere orgogliosi del nostro abito, ci invitano ad essere un tutt'uno per questa grande occasione come per tutti gli altri eventi che ricamano la nostra vita confraternale. Questo è il momento dell'unione e della complicità, insieme costituiremo un arcobaleno di cuori per te Gesù.

domenica 7 settembre 2014

La mia seconda casa

Luciachiara Palumbo

5 Giugno 2009. Ero inginocchiata dinanzi all'Eucarestia per una di quelle occasioni che devono restare indelebili nei ricordi di ogni cristiano, la Cresima. Guardavo il Corpo di Cristo ma osservavo anche tutto ciò che vi era intorno a me: i compagni del catechismo, con i quali avevo condiviso sei anni di preparazione spirituale, le catechiste, che mi avevano fatto assaporare la bellezza dell'incontro con Dio e quelle mura, che mi avevano materialmente accolto nei momenti belli e brutti che si erano succeduti da quando a soli sei anni avevo messo piede per la prima volta al Carmine.

Con gli occhi puntati su tutto ciò, pensavo dentro di me "E ora? Cosa farò ora? Non ho più nulla che mi leghi a questa parrocchia"… Ed ecco che dal cielo arrivò la risposta. Da quella data la mia vita parrocchiale è diventata frenetica, costituita da sali e scendi per quelle scale, corse, canti e spiegazioni. Ogni pretesto era buono per passare qualche ora in più in quella che ora definisco "la mia seconda casa", ogni pretesto era buono per passare dalla confraternita e piano piano avanzare verso qualcosa che prima o poi mi avrebbe contraddistinto. Lo scoutismo e l'azione cattolica mi hanno formato e non solo spiritualmente, hanno aperto i miei occhi davanti all'opportunità di parlare dell'amore di Dio agli altri attraverso qualsiasi mezzo e in qualunque circostanza. 

Lo stile scout, la semplicità, il "sapersi accontentare" sono diventati il mio pane quotidiano che io cerco di donare alle altre realtà per mezzo del mio impegno ma anche solo per mezzo di un sorriso. Indossare quel fazzolettone blu e giallo significa stare più vicino ai miei confratelli incappucciati che hanno bisogno di aiuto nel rientrare in Chiesa per la sosta all'altare della Reposizione. 

Far parte del coro vuol dire pregare più intensamente, vuol dire abbracciare il piccolo Gesù con i canti del concerto di Natale o porsi sotto la croce con le fantastiche e commoventi parole della via Crucis di Padre Serafino Marinosci.

Essere parte della confraternita significa essere parte viva di una famiglia, significa condividere, come sto facendo ora, emozioni e sentimenti che nascono dal vivere per Lui. 

Essere consorella significa diventare custode di un patrimonio immenso che aiuta la nostra Taranto a non perdere la speranza e che spinge certamente all'abbandono filiale in Cristo.

Il compito di preservare le tradizioni e di farle conoscere mi porta a chiacchierare con i miei bambini del catechismo, a far conoscere la storia della nostra parrocchia sperando che un giorno anche loro possano affermare "Il Carmine è la mia seconda casa".

 La sera del 15 Luglio scorso era bello poter vedere tutte le realtà di cui faccio parte essere lì per condividere uno dei momenti più importanti della mia vita.

 Scapolare, fazzolettone scout, foulard di azione cattolica, divisa del coro, uno alla volta tutti questi accessori cadono sulle mie spalle e ricordano il forte impegno che ho assunto davanti a Dio e che non smetterà mai di farmi gioire immensamente.

giovedì 4 settembre 2014

...grazie ragazzi...

Salvatore Pace

Non conosco Peppe da tanti anni, ne parlo al presente perchè, dopo poche ore è difficile se non impossibile farsene una ragione e considerarlo "passato".

Di vista , però, lo ricordo da sempre in mezzo alla Congrega, ero chierichetto ai tempi di Don Luigi Liuzzi e Don Tonino Caforio e già ho i ricordi di questo Confratello, anziano, conosciuto da tutti, scanzonato nei suoi modi, che non passava inosservato e che aveva un nome e cognome quasi pronunciati in un'unica parola PEPPALBAN..

Io sono cresciuto, il chierichetto è diventato confratello, il confratello è diventato "grande" ma Peppe era sempre lì, da esterno, da collaboratore in un paio di Consigli di Amministrazione quella figura "anziana", quasi indefinita, era sempre presente durante la vita delle nostre Confraternite, era impossibile non vederlo "farisciare" vicino ad abiti, simboli, statue ed era impossibile non scorgerlo, il 16 luglio, indaffarato mentre "vestiva" il suo amico fraterno, il suo fratello di Scapolare e di vita, Antonello, forse più preso dalla vestizione di quest'ultimo che dalla sua.

Nel 2000 il primo incontro, un contrattempo fece ritardare l'uscita di una "posta", quella posta era composta da due amici e, trovandomi in Chiesa anche io, facemmo conoscenza mentre lui si adoperava, insieme a me, per risolvere quel piccolo inconveniente.

Era un fiume in piena Peppe Albano, sopratutto in quelle occasioni che lui amava, in una mezzoretta mi raccontò aneddoti e fatti che mi fecero ridere e pensare, emozionare e riflettere.

Era spigoloso Peppe, per nulla facile, non era un "buono", era un tipo tosto, di quelli schietti  e non mi va di fare un "coccodrillo" tipo telegiornale, Peppe era uno che non te le mandava a dire, Peppe se aveva qualcosa che gli andava storto t'mannav a quidd pais ma rido e piango pensando che nel '98 da collaboratore mi vendette un camice stile impero ancora oggetto di ilarità e discussione dopo quasi 20 anni.."ma da do l'assì quidd camice ??" e ieri mentre lo salutavo sorridevo guardandolo e facendogli dentro di me questa domanda .

E di Peppe ricorderò sempre il sorriso di gratitudine quando gli dissi che avevo piacere ad averlo alla cena dei miei quarant'anni, le lacrime quando la Madonna nel 2013 si rifugiò nel portone di via Margherita, i soprannomi che affibbiava a tutti, la "gelosia" dei segreti di Congrega, chiavi, armadi, "nascondigli di cui non amava parlare, Peppe amava e odiava, era amato e odiato come tutti noi, un uomo semplice ma, a differenza di molti di noi, si era ritagliato col suo essere un ruolo di quelli che spettano a pochi, quelli che sono destinati ad essere ricordati.

Potrei parlare di mille altri aneddoti, di quanto mi "jastemò" pochi mesi fa quando gli chiesi di aprire armadi e porte per un articolo di nazzecanne, di cene dove prometteva di mantenersi ma alla fine l'avemma fermà cenò s mangiav pur a nnu, di quante volte ci ha aggiustato camici, cappucci e scapolari e soprattutto quanto era intransigente nell'amore verso la Congrega e di come difendeva e "coccolava" con onore i suoi amici storici, quelli di una vita ..ma chi lo conosceva sa..e non sarò certo io a poter ricordare tutto di lui.

Se andate a vedere nella nicchia della Titolare e fate attenzione il Bambinello oggi è sicuramente più triste.

Arrivederci Peppe e no mangià tropp addassus !!

lunedì 1 settembre 2014

Ciao Peppe

Salvatore Pace

Non conosco Peppe da tanti anni, ne parlo al presente perchè, dopo poche ore è difficile se non impossibile farsene una ragione e considerarlo "passato".

Di vista , però, lo ricordo da sempre in mezzo alla Congrega, ero chierichetto ai tempi di Don Luigi Liuzzi e Don Tonino Caforio e già ho i ricordi di questo Confratello, anziano, conosciuto da tutti, scanzonato nei suoi modi, che non passava inosservato e che aveva un nome e cognome quasi pronunciati in un'unica parola PEPPALBAN..

Io sono cresciuto, il chierichetto è diventato confratello, il confratello è diventato "grande" ma Peppe era sempre lì, da esterno, da collaboratore in un paio di Consigli di Amministrazione quella figura "anziana", quasi indefinita, era sempre presente durante la vita delle nostre Confraternite, era impossibile non vederlo "farisciare" vicino ad abiti, simboli, statue ed era impossibile non scorgerlo, il 16 luglio, indaffarato mentre "vestiva" il suo amico fraterno, il suo fratello di Scapolare e di vita, Antonello, forse più preso dalla vestizione di quest'ultimo che dalla sua.

Nel 2000 il primo incontro, un contrattempo fece ritardare l'uscita di una "posta", quella posta era composta da due amici e, trovandomi in Chiesa anche io, facemmo conoscenza mentre lui si adoperava, insieme a me, per risolvere quel piccolo inconveniente.

Era un fiume in piena Peppe Albano, sopratutto in quelle occasioni che lui amava, in una mezzoretta mi raccontò aneddoti e fatti che mi fecero ridere e pensare, emozionare e riflettere.

Era spigoloso Peppe, per nulla facile ad accondiscendere, era un tipo tosto, di quelli schietti  e non mi va di fare un "coccodrillo" tipo telegiornale, Peppe era uno che non te le mandava a dire, Peppe se aveva qualcosa che gli andava storto t'mannav a quidd pais, ma quante risate ti faceva fare quando ce l'aveva dritta,  rido e piango ancora adesso pensando che nel '98, da collaboratore, mi vendette un camice stile impero ancora oggetto di ilarità e discussione dopo quasi 20 anni ogni volta che mi capita di indossarlo ..."ma da do l'assì quidd camice ??", e ieri mentre lo salutavo sorridevo, guardandolo e facendogli dentro di me questa domanda .

E di Peppe ricorderò sempre il sorriso di gratitudine quando gli dissi che avevo piacere ad averlo alla cena dei miei quarant'anni, le lacrime quando la Madonna nel 2013 si rifugiò nel portone di via Margherita, i soprannomi che affibbiava a tutti, la "gelosia" dei segreti di Congrega, chiavi, armadi, "nascondigli di cui non amava parlare, Peppe amava e odiava, era amato e odiato come tutti noi, un uomo semplice ma, a differenza di molti di noi, si era ritagliato col suo essere un ruolo di quelli che spettano a pochi, quelli che sono destinati ad essere ricordati.

Potrei parlare di mille altri aneddoti, di quanto mi "jastemò" pochi mesi fa quando gli chiesi di aprire armadi e porte per un articolo di nazzecanne, di cene dove prometteva di mantenersi ma alla fine l'avemma fermà cenò s mangiav pur a nnu, di quante volte ci ha aggiustato camici, cappucci e scapolari e soprattutto quanto era intransigente nell'amore verso la Congrega e di come difendeva e "coccolava" con onore i suoi amici storici, quelli di una vita ..ma chi lo conosceva sa..e non sarò certo io a poter ricordare tutto di lui.

Se andate a vedere nella nicchia della Titolare e fate attenzione il Bambinello oggi è sicuramente un po più triste.

Arrivederci Peppe mi raccomando no fumà e no mangià tropp addassus, un abbraccio dal tuo amico cacabicchiere e quanto mi piacerebbe sentirti rispondermi ancora  "cu u fischett..****" !!
Copyright © 2014 Alessandro Della Queva prove