martedì 30 settembre 2014

Sensazioni di un Novizio



Simone Russo

Entrare nelle nostre amate confraternite è da sempre un momento importantissimo ed emozionantissimo per chiunque faccia questa scelta. 

Del cosiddetto noviziato entrano a far parte sia nella confraternita dell’Addolorata che in quella del Carmine uomini e donne di tutte le età, ma nonostante le differenze anagrafiche tutti siamo accomunati dagli stessi sentimenti che acquistano sfumature particolari in ognuno di noi. 

Da sempre esiste una disputa destinata forse a rimanere aperta per sempre e che divide i confratelli in due categorie: da una parte i fedelissimi, che si legano ad uno solo dei due sodalizi, dall’altra chi decide di legarsi ad entrambi. 

La mia decisione di appartenere alla confraternita del Carmine nasce non solo da una passione per i nostri amati e preziosi Riti della Settimana Santa, ma anche da una voglia di consolidare a vita l’attaccamento alla mia parrocchia, nella quale ho tutti i migliori ricordi legati all’infanzia. 

Realizzato questo sogno il 16 Luglio 2013, ho sentito però che mi mancava ancora qualcosa, avevo bisogno di sentirmi parte anche di quell’altra realtà che apparentemente aveva avuto un ruolo marginale nella mia vita di cristiano e di appassionato della nostra pietà popolare.

Presa la decisione di lanciarmi in questa nuova esperienza, cominciava l’attesa e si faceva più forte la curiosità di sapere di come avrei vissuto questo secondo noviziato, arrivando a farmi porre le domande più disparate: Sarà diverso? Sarà lo stesso? Lo vivrò con la stessa intensità? Saprò poi dedicare il giusto tempo ad entrambe le confraternite? Tutte queste domande hanno trovato risposta con il tempo, tutte le preoccupazioni sono come di incanto svanite quando ho cominciato a frequentare quell’ambiente meraviglioso custodito nel cuore della città vecchia a pochi passi dal luogo dove il mio bisnonno aveva la sua bottega.

 Dopo quasi un anno di preparazione il 15 Settembre 2014 le cose erano cambiate e molto, avevo stretto nuovi legami di amicizia fraterna e avevo consolidato quelli vecchi, l’emozione era palpabile sull’oratorio, eravamo tutti tesissimi e molto emozionati con le fronti bagnate dal sudore e con l’impazienza di scendere stringendo quel fagotto che i collaboratori avevano sistemato con cura piegando la mozzetta, sistemandoci sopra il cappello e adagiando il tutto sulle nostre braccia. 

Entrando in Chiesa lo sguardo è inevitabilmente rivolto a Lei che con il suo dolore ci invita a farci forza anche nei momenti più bui della nostra vita, un inchino dinnanzi all’altare e poi a sedere pronti a pronunciare la nostra promessa con voce decisa ed unanime e finalmente ad indossare quella mozzetta nera tanto attesa e desiderata. 

Quando tutto è terminato non restano che gli abbracci fraterni gli auguri e la bellezza di una sensazione di felicità talmente forte da farmi rivedere tutto ciò che avevo vissuto in quell’anno che tutto sommato era volato. 

Tirando le somme posso dirmi orgoglioso di far parte di queste splendide realtà confraternali, che in due anni circa mi hanno dato la possibilità di crescere sia come persona che come cristiano e che mi auguro possano continuare a farlo anche in futuro, perché dal punto di vista degli affetti e dello spirito non si finisce mai di crescere.


domenica 28 settembre 2014

Padre Lorenzo Cervellera



Salvatore Pace

Ci sono determinati sentimenti nell'animo umano dei quali, probabilmente, noi ignoriamo l'origine ma che sono presenti nel nostro DNA per i più svariati motivi.


Un prozio di mio padre, fu Carmelitano, devoto allo Scapolare benedetto per tutta la sua vita e passò la sua vita monastica nella Basilica Santuario della Madonna del Carmine di Napoli, uno dei più antichi ed importanti monumenti eretti a devozione della Mamma del Carmine, risalente, addirittura al XIII Secolo.

Padre Lorenzo Cervellera fu a cavallo degli anni 40 e 60 una personalità viva e brillante nella vita religiosa e sociale della città di Napoli, allora indiscussa capitale culturale della nostra Italia e assunse in quegli anni l'incarico i padre spirituale degli artisti del Teatro San Carlo di Napoli e di tutti gli artisti che transitavano nel variegato "mercato" dell'arte che era la città Partenopea.

A tutti questi artisti egli chiese "dazio" facendoli "nascere" nell'amore verso il benedetto scapolare e verso la Madonna Bruna, la Mamma del Carmelo.

Beniamino Gigli cantò in occasione delle 40 ore il 6 gennaio del 1952, quando in una chiesa del Carmine allora disastrata a causa delle ferite della recente Guerra, l'usignolo di Recanati volle regalare alla Madonna del Carmine una sua meravigliosa interpretazione.

All'ombra dei maestosi organi della basilica, Padre Lorenzo, da amante della lirica, riuscì a far esibire, Renata Tebaldi, Mario del Monaco, Caruso, Tito Schipa ed un giovanissimo Luciano Pavarotti, tanto per fare alcuni nomi.

Crebbe e visse nell'amore per l'abitino e per l'arte che egli amò sempre, facendola strumento per arrivare ed elevarsi nel nome della Madonna del Carmine.

La sua opera del 1972 MILLE ARTISTI NEL CARMINE DI NAPOLI è una raccolta meravigliosa di testimonianze sacre e profane di una vita spesa nell'amore per la Vergine del Carmelo e nell'arte intesa come veicolo di diffusione della Fede verso l'abitino e verso il credo del Privilegio Sabatino.  

Credo allora che lo smisurato amore che nutro oggi per il nostro Scapolare sia, infondo, un amore tramandatomi misteriosamente da questo mio trisavolo sconosciuto che con mio padre ebbe un fortissimo legame affettivo e che, forse, oggi da lassù vedendomi indossare camice e mozzetta da lassù mi carezza il capo benevolente,

mercoledì 24 settembre 2014

Guadagnare un fratello: la forza prorompente dell’amore di Cristo.

Antonello Battista

Leggendo ed ascoltando le letture ed il Vangelo della Domenica XXIII del Tempo Ordinario, mi son subito venute in mente alcune riflessioni che mi fa piacere condividere coi miei gentili lettori di Nazzecanne.

Il brano del Vangelo (18, 15-20), dell’evangelista Matteo, tratta della correzione discreta del fratello:

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:


«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.»”

Il messaggio evangelico di questo passo, è a mio parere dirompente e moderno, tanto da sembrare quasi rivoluzionario, difatti la bellezza del Vangelo sta nella sua attualità nonostante i due millenni trascorsi.

In una società moderna sempre più secolarizzata ed in preda ad un nuovo paganesimo dilagante, unica roccia di salvezza continua ad essere sempre Nostro Signore Gesù Cristo e le sue parole che ci parlano al cuore indirizzando i nostri passi ed i nostri pensieri verso la Via della redenzione che solo lui è capace di mostrarci.


Analizzando nel concreto il brano preso in esame ci si rende conto di quanto nella vita di tutti i giorni sia difficile attuare la buona novella, ma è compito del cristiano spendere tutte le proprie forze affinché la sua esistenza sia il più possibile conforme agli insegnamenti di Cristo. Credo sia davvero improbabile trovare al giorno d’oggi qualcuno che nella correzione fraterna applichi la discrezione e tenga tra sé ed il fratello la circostanza dell’ammonimento, ma soprattutto credo che sia ancora più difficile trovare vero disinteresse ed amore verso il prossimo quando si ammonisce qualcuno.

È Gesù stesso che ci indica la maniera giusta per la corretta correzione fraterna, prima in privato, e qualora il fratello non dovesse ascoltare, correggerlo alla presenza di due o tre testimoni e qualora ancora non ascoltasse la nostra parola, solo allora correggerlo alla presenza della comunità e in conclusione se la ascolterà avremo riguadagnato il nostro fratello.

Quanta verità in questo messaggio, quanta attualità in un così antico pensiero! E quanto inascoltata rimane questa parola tra noi uomini “moderni”: la filosofia dello “sbatti il mostro in prima pagina”, la demolizione della dignità altrui, la presunzione di infallibilità e l’ipocrisia del perbenismo, sono diventati i capisaldi di una società, la nostra, che sembra in preda all’autodistruzione morale ed etica.

Gli innumerevoli problemi socioeconomici che il Mondo, l’Europa, l’Italia e la nostra città stanno affrontando sembrano far aumentare l’alienazione dell’uomo, scatenando un tutti contro tutti per la sopravvivenza, dagli effetti devastanti persino sulla stessa dignità della vita umana.


La soluzione al disfacimento morale, ce la abbiamo a portata di mano da duemila anni, ed è per l’appunto il Vangelo; e se solo a mio parere attuassimo anche l’un percento degli insegnamenti di Nostro Signore, vivremmo in un mondo di gran lunga migliore e lo lasceremmo ai nostri figli di sicuro anche migliore di come l’abbiamo trovato, attuando la vera rivoluzione che secoli di storia dell’uomo non sono mai riusciti ad attuare, ovvero letteralmente “rigirare” questa terra ad immagine del regno dei cieli.

martedì 23 settembre 2014

Bentornato Settembre

Valeria Malknecht

Per molti l’inizio del nuovo anno, il c.d. “capodanno”, cade il primo Gennaio.

Per altri, invece (fra cui me), il primo dell’anno corrisponde al primo di Settembre.

Quando ancora la pelle è ambrata e sa di salsedine, ma è già tempo di rimboccarsi le maniche, tornare ai soliti ritmi frenetici di lavoro e preparare zaini e cartelle che profumano di matite, libri e quaderni nuovi.

C’è, però, una terza prospettiva di “rientro settembrino”.


Il mese di Settembre apre le porte ad un nuovo calendario fitto di appuntamenti con la tradizione.

Fateci caso…gli amanti delle tradizioni tarantine (quelli che, per intenderci, non vivono solo di Settimana Santa) associano quasi ogni mese dell’anno ad una festività liturgica particolare e/o alla relativa processione: Giugno, ad esempio, è il mese della solennità del Corpus Domini; Luglio è il mese della festa della Madonna del Carmelo; Novembre è il mese di Santa Cecilia, quando si inizia già a respirare l’aria del Natale. E così via.

Dunque, arrivato Settembre, quasi a tentare di rendere più digeribile il duro rientro a lavoro o a scuola ci si domanda: quali processioni ci sono questo mese?

Anche i meno esperti sanno che Settembre è un mese davvero “impegnato”, perché è il mese della festività di S. Egidio, della Festa Grande dell’Addolorata e dei S.S. Medici.

Procedendo per ordine di calendario, la prima festa di settembre è quella di Sant’Egidio Maria di San Giuseppe, Santo natio della nostra città e compatrono di Taranto.

In realtà essa addirittura si sdoppia durante l’anno.

Infatti, siamo soliti celebrare la festività del Santo sia a febbraio, nel borgo cittadino presso la chiesa di San Pasquale Baylon, quando ricorre l’anniversario del Suo ritorno al Padre; sia la prima domenica di settembre, al quartiere Tramontone, presso la chiesa al Santo intitolata (la solennità di Sant’Egidio, infatti, cade esattamente il primo di settembre).

E chi è confratello sa bene che per amore e devozione del Santo si tollerano di buon grado sia il rigido clima della processione invernale, sia il torrido caldo estivo della processione settembrina.

Scorrendo i giorni del Calendario, a metà mese, ricorre la solennità della Beata Vergine Maria Addolorata.

Qui a Taranto tale festività liturgica è meglio conosciuta come la Festa Grande di Maria S.S. Addolorata.

Il 15 settembre la Confraternita Maria S.S. Addolorata e San Domenico accoglie i nuovi confratelli e consorelle e, come consuetudine, la terza domenica del mese ha luogo la processione in città vecchia.

Quella di settembre è un’occasione speciale per rivedere per le vie del borgo antico quell’inconfondibile volto di materno dolore che abbiamo lasciato con commozione nella chiesa di San Domenico nella tarda mattinata del Venerdi Santo precedente.

Questa volta l’Addolorata è coronata e vestita di un abito nero tutto ricamato d’oro, proprio come una regina. Ma resta la stessa umile madre dei dolori che nazzeca lungo il caratteristico pendio di San Domenico, accompagnata (stranamente) dal suono delle marce sinfoniche fra centinaia di mozzette nere.

Sul finire di Settembre, invece, quando l’estate è già diventata autunno, c’è una festività a me molto cara: è la solennità dei S.S. Medici Cosma e Damiano, che si celebra il 26 settembre sia in città vecchia presso la chiesa di San Giuseppe, sia nel rione Salinella nella chiesa a Loro intitolata.

Quella dei S.S. Medici di Taranto Vecchia è una festa che mi ricorda la mia nonna paterna che era molto devota ai “ Medici della città vecchia”.

Amo definirla una festa “del popolo”. Sia perché è particolarmente sentita dalla gente, sia perché è legata a dei simboli di devozione carichi di un significato tutto popolare: il tarallo, il fazzoletto che accarezza i Santi, il cero, la vecchia chiesetta nascosta fra i viicoli strettissimi della città.

Dal primo mattino fino a pomeriggio inoltrato i Santi sono portati in processione dai confratelli della Confraternita S.M. di Costantinopoli, ma in realtà ad accompagnarli sono le centinaia di ceri accesi, alcuni davvero enormi, che lungo il percorso precedono le statue.

Ciascun cero simboleggia un voto, una preghiera, una grazia ricevuta.

I segni di questa preghiera restano tangibili sui vestiti, sulle mani e sui piedi (alcuni scalzi) di chi porta il cero. E le lacrime di cera e di sale, che resteranno anche sull’asfalto, saranno sugellate e benedette dal passaggio dei Santi.

Finita la processione in città vecchia, inizia quella organizzata dall’omonima Confraternita nel rione Salinella dove ancora oggi la gente, al passaggio delle statue, usa stendere ai balconi bellissimi tessuti di ogni fattura e colore, ad omaggio dei Santi Medici.


Le belle tradizioni settembrine sono il segno del nostro ricominciare e danno il via ad un “nuovo anno” di appuntamenti che ci porteranno a rincontrarci nelle nostre chiese e lungo le nostre strade.

La nostra pietà popolare, l’altra faccia di una Taranto provata dai mille problemi di questo particolare momento storico, sia più che mai sincero veicolo e tramite delle nostre preghiere alla Vergine Maria Addolorata ed ai Santi a cui ciascuno è devoto, perché essi volgano il loro sguardo sulla nostra città, sui nostri cari, sui nostri malati.

Perciò, buon anno a tutti, Buon nuovo inizio e bentornato Settembre!

lunedì 22 settembre 2014

Come una carezza - alla scoperta di un Dio tenero e misericordioso


Antonino Russo

Il titolo di questo libro di Padre Luciano Cupia va' dritto al cuore del rapporto con il Padre. Dio ci ama con amore paterno e materno allo stesso tempo, ci accarezza, ci abbraccia come raffigura il dipinto di Rembrandt "Ritorno del figliol prodigo" in cui il Padre buono ha una mano da donna e una da uomo.

Sono tanti i momenti in cui nell'Antico Tastamento ci troviamo dinanzi ad un Dio in collera con il suo popolo ma non possiamo non sottolineare i momenti di tenerezza che dalla Genesi in poi sono raccontati nella Bibbia.

Chi è genitore sa che le carezze così come i rimproveri servono a far crescere i propri figli: in questa relazione di figli di Dio, fratelli in Cristo, ci ritroviamo a far crescere la nostra fede, il nostro abbandono nelle braccia del Padre.


Il primo atto della creazione è un soffio delicato con il quale Dio crea ogni cosa:

"Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio li creò; maschio e femmina li creò" (Gen 1,27).

Il Signore dimostra il suo amore nel donare ad Adamo la donna Eva, a creare l'Eden, a far si che Adamo dia un nome agli esseri viventi.

È già dalle prime pagine della Genesi che sia avverte l'inizio di una grande storia d'amore!

Poi è la volta del perdono di Caino (Gen 3,15) e della salvezza degli esseri viventi attraverso l'arca, contenitore della tenerezza di Dio durante il diluvio (Gen 9,12-16).



La storia d'amore continua con i Patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe: la parola "alleanza" assume il significato più profondo di amore e fedeltà.

Poi è la volta di Mosè che intercede per il suo popolo con una preghiera stupenda: "Vedi, tu mi ordini: Fa' salire questo popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure mi hai detto: Ti ho conosciuto per nome..." (Es: 33,12-13). Dio si intenerisce, si manifesta a Mosè, perdona e dona le tavole della legge.

L'autore sottolinea magistralmente la tenerezza di Dio nei libri di Samuele, Re, Cronache e ancora Rut, Tobia, Giuditta Ester: storie di affetto tra suocera e nuora

ma anche di una "notte di nozze fuori dall'ordinario" come tra Tobia e Sara (Tb 8,5-7).

Il libro parla poi della bellezza dei Salmi, poesia di Dio: della tenerezza del Buon Pastore nel Salmo 23 (22) o del Salmo 8 che descrive l'uomo che si stupisce come un bimbo nei confronti delle meraviglie del creato.


L'autore parla dei libri Sapienziali, del libro de I Profeti fino ad arrivare al Vangelo.

Nelle pagine del Nuovo Testamento la carezza di Dio è ancora più evidente perché si manifesta nei gesti e nelle parole della Vergine Maria (Lc 1,46-65) e di Gesù con le sue parabole e i suoi miracoli fino ad arrivare al dono dello Spirito Santo e all'ultima carezza di Dio verso l'eterno con il libro dell'Apocalisse.

Pensiamo alla tenerezza del pianto di Gesù davanti al sepolcro di Lazzaro, al rapporto di amicizia che lo legava a Marta e Maria.

"Donna, ecco il tuo figlio" (Gv 19, 23-27): un'ultima carezza di Gesù a sua Mamma ma anche una carezza all'umanità: "Ecco la tua madre!".

Prima della processione della Madonna del Carmine ho sentito una persona del Consiglio di amministrazione rivolgersi ad un Confratello ricordandogli che quella sera avrebbe portato un "peso soave". E' così: per noi Confratelli una sdanga diventa proprio... come una carezza.

domenica 21 settembre 2014

I nonni


Claudio Capraro

I più giovani magari hanno la fortuna di averli ancora accanto; quelli che hanno qualche anno in più conservano nei loro cuori le immagini dei propri nonni, figure fondamentali nella formazione, nella crescita di ognuno di noi; figure fondamentali delle nostre famiglie.

Il prossimo 28 settembre, alla vigilia del Sinodo delle Famiglie, Papa Francesco incontrerà in piazza San Pietro i nonni di tutto il mondo.

Forte e supportata da dati concreti è la preoccupazione del Santo Padre relativa alla diffusione della “cultura dello scarto” attuata verso una categoria “debole” come appunto quella degli anziani, messi sempre più ai margini della società. Forse qui in Italia e ancora di più da noi nel meridione, questa cultura non ha ancora attecchito del tutto, anche se in qualche caso si cominciano a scorgere segni di incubazione. I nonni, gli anziani in generale, anche rappresentando comunque una delle categorie deboli, rivestano ancora un ruolo importante nelle nostre famiglie, a volte un ruolo importantissimo nel welfare familiare.


I nonni hanno un ruolo fondamentale nel tramandare i ricordi, le tradizioni. Con i loro racconti di vita, di morte, di pace, di guerra, sfogliando le pagine del proprio libro dei ricordi o aiutandosi con qualche vecchia foto ingiallita dal tempo hanno avuto ed hanno per i figli, ma più in particolare per i nipoti con i quali stabiliscono un legame invisibile ma fortissimo, un ruolo essenziale per tener vive tradizioni familiari e comunitarie. La famiglia appunto, definita dal Pontificio Consiglio per la famiglia, “luogo fondamentale e primario dove un anziano può vivere dentro una trama di relazioni che lo sostengono e che, a sua volta, è chiamato a vivificare e arricchire”.

E quanta e quale importanza hanno rivestito e rivestono ancora oggi i nonni nel tramandare le nostre tradizioni, l’amore per le confraternite a figli e nipoti. Il senso di appartenenza, il senso del dovere e del decoro; l’amore per i riti hanno nella grandissima parte dei casi proprio nei nonni il massimo e più efficace mezzo di trasmissione. Ognuno di noi potrebbe raccontare aneddoti al proposito, molti di noi possono vantare di avere nel proprio guardaroba qualcosa ereditato dai nonni: lo scapolare, la corona del rosario, il cappello o altro. Magari mostrerà i segni del tempo, ma nel nostro cuore avrà un posto particolare.

Dovremmo cercare, nonostante i problemi quotidiani, nonostante i ritmi incalzanti, nonostante tutto, di non perdere di vista i valori fondamentali della nostra esistenza, della nostra società, della nostra cultura e soprattutto della nostra fede. Dovremmo dare ai nostri anziani nuove speranza per non arrendersi, affinché citando il Salmo 71, abbiano essi la forza per chiedere che “venuta la vecchiaia ed i capelli bianchi, o Dio non abbandonarmi fino a che io annunci la tua potenza, a tutte le generazioni le tue imprese”. E a noi più “giovani” dovremmo ricordare la frase che ama ripetere un famoso nonno della televisione: “ricorda, ciò che tu sei io ero e ciò che io sono tu sarai”.

mercoledì 17 settembre 2014

La nostra visita alla Vergine Addolorata a Castellaneta.



Antonello Battista


Consolidando sempre più i rapporti di collaborazione e di fratellanza con le altre realtà confraternali della nostra Provincia, abbiamo avuto l’onore di essere invitati a partecipare lo scorso 15 Settembre ai festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria Addolorata a Castellaneta, organizzati dall’omonima Confraternita cittadina.

Una folta delegazione di confratelli e consorelle guidati dal Primo Assistente del nostro Sodalizio Giovanni Schinaia, coadiuvato dal Segretario Francesco Tamburrini e dal Cerimoniere Fernando  Conte, si è recata nella città di Valentino, per poter rendere omaggio alla Vergine Addolorata nel giorno della sua memoria liturgica. La partecipazione alla cerimonia eucaristica nella splendida cattedrale di Santa Maria Assunta di Castellaneta, è stata per noi l’occasione per conoscere il nuovo Pastore della diocesi S.E. Mons. Claudio Maniago, da pochi giorni insediatosi nel ministero
apostolico, ed apprezzarne le parole nell’omelia incentrata sulla figura di Maria ai piedi della croce unica via d’intercessione presso il padre per noi suoi figli devoti.

La suggestiva processione si è snodata per le via del paese in un’atmosfera religiosamente raccolta e rispettosa per lo splendido simulacro della Vergine che visitava le vie del centro cittadino, ed ha visto la partecipazione oltre che del nostro Sodalizio, anche di quelli del Carmine di Mottola e tutte le Confraternite cittadine di Castellaneta. È stato per noi inoltre motivo di orgoglio e di gioia, quando i nostri fratelli della Confraternita dell’Addolorata, hanno dato l’onore a quattro nostri confratelli di portare a spalla ed in ben il passaggio della processione dall’ospedale, dove gli ammalati, han reso omaggio a Maria Addolorata donandole una corda annodata a simboleggiare i nodi del nostro cuore che solo lei, mamma trafitta nel cuore per le sofferenze del figlio, avrà la forza e la possibilità di intercedere presso il Padre per poterli sciogliere.
due occasioni durante il tragitto, il simulacro della Vergine. Particolarmente toccante è stato poi durante il percorso,

Quest’emozionante esperienza di condivisione di fede è stata per noi confratelli ulteriore motivo per cementare tra di noi i rapporti di amicizia e di fratellanza, oltre che ulteriore segno della capacità organizzativa ed inclusiva dei nostri amministratori, che si dimostrano per noi sempre più come dei fratelli maggiori che vogliono per la nostra Congrega sempre il meglio, a fedele dimostrazione di quel decoro che noi tutti portiamo impresso nel cuore e sugli scapolari. 

Copyright © 2014 Alessandro Della Queva prove