giovedì 11 dicembre 2014

La processione dell’Immacolata

Umberto De Angelis

Da pochi giorni è passata la festa di Santa Cecilia, ormai siamo entrati nel periodo più importante dell’Avvento. Siamo giunti alla festa dell’Immacolata, primo scambio di auguri, in attesa di Gesù Bambino che ogni anno arriva per aprire i nostri cuori ai suoi Doni e alla Sua Parola.

Per i confratelli e le consorelle questo giorno di festa è scandito da tempi stretti, bisogna mangiare presto per essere in Casa Confraternita alle 15.30 per prepararsi alla processione dell’Immacolata.

Quando siamo arrivati con mio figlio Enrique, giovane confratello, il portone era aperto e per le scale che portano ai saloni abbiamo incontrato tanti giovani confratelli, con le loro valigie e le mozzette appese ai porta abiti, altri che avevano già trovato posto nel salone per vestirsi.

Strette di mano, tanti abbracci e scambi ai auguri, è stata anche questa la festa, incontrarsi per poter condividere con gli altri le emozioni e i sentimenti più sinceri.


Breve riunione del Priore con il gruppo di coordinamento della processione, per me è stata la prima volta, un punto di osservazione privilegiato, un compito nuovo. Ho compreso fino in fondo le aspettative, i ruoli, le responsabilità e lo spirito di servizio con cui tutti i componenti del gruppo si dispongono per svolgere la processione, ognuno per la propria parte, con un unico obiettivo: “semplicità e decoro del nostro Sodalizio”. Quella stella d’argento che mi hanno consegnato e che ho applicato sull’asola del giaccone mi ha guidato e mi ha ricordato che sono al servizio degli altri confratelli, che come me testimoniano la fede e la devozione alla Madonna.

Durante la vestizione i confratelli si sono aiutati fra loro e l’esperienza maturata negli anni mi ha permesso di collaborare facilmente con tutti. La cura con cui si indossa l’abito è parte integrante del rito, l’attenzione ai particolari e al decoro sono fondamentali per essere belli anche nell’aspetto oltre che nell’animo, mentre l’emozione dell’uscita cresceva in tutti.

Il tempo scorreva veloce, erano già le 16.30 e dovevamo raggiungere la Cattedrale. Disposti a coppie su via D’Aquino, dopo aver atteso che gli ultimi confratelli si fossero disposti con gli altri, siamo partiti in corteo verso la Cattedrale per partecipare alla Messa solenne, prevista alle 17.00, celebrata dal nostro Vescovo S. Ecc. Filippo Santoro, alla presenza di tutte le confraternite di Taranto.

L’arrivo in Cattedrale è sempre stato emozionante. Percorrendo la navata centrale risaltavano i colori delle mozzette dei confratelli che a gruppi erano disposi lungo le navate tutti intorno al simulacro dell’Immacolata, come a stringerla un collettivo abbraccio filiale. I labari delle confraternite, del Comune e delle associazioni testimoniavano la solennità della Celebrazione.

Nell’omelia del nostro Vescovo, a commento del Vangelo di Luca (Lc 1, 26-38), ha messo in evidenza la figura di Maria, giovane donna promessa sposa e la sua natura Immacolata, perché Dio l’aveva prescelta da sempre quale madre di Gesù e l’aveva preservata dalla colpa originale. Fondamentale e forte è la risposta di Maria: «Avvenga per me secondo la tua parola» (v. 38); mettendo a disposizione del Progetto Divino tutta se stessa, accogliendo la Sua volontà. Anche a noi è chiesto di ascoltare Dio che ci parla e di accogliere la sua volontà. In ogni situazione della nostra vita dobbiamo essere pronti all’ascolto, sia nei momenti lieti che in quelli più difficili, perché Dio ci parla sempre. Dobbiamo lasciarci coinvolgere dal progetto che Dio ha per ognuno di noi.

Al termine della Celebrazione intorno alle 18.00 ci siamo disposti in processione, per il percorso in Città Vecchia nel lungo corteo delle Confraternite di Taranto. Il nostro gruppo della Confraternita del Carmine era fra quelli più numerosi con 82 fra confratelli e consorelle partecipanti.

Stretti in un grande abbraccio devozionale moltissimi fedeli tarantini aspettavano i confratelli e la statua dell’Immacolata nella piazza del Duomo e lungo il percorso che si è articolato nelle vie interne del borgo antico, purtroppo sempre più spesso “ferito” da crolli, impalcature di sostegno ed edifici pericolanti in attesa di ristrutturazione.


Nel lungo percorso fino alla piazza Castello, alternando preghiere e ascolto delle pastorali tarantine ho potuto conoscere tanti confratelli giovani e anziani, ed assisterli nel sistemare i cappucci sferzati dal vento di tramontana.

La temperatura più bassa e le folate fredde di vento hanno in parte velocizzato il corteo così che siamo giunti nella piazza Castello intorno alle 20.30. Ad attendere la statua della Madonna due ali di confratelli e tanta gente rimasta a seguire per tutto il percorso. Lo spettacolo pirotecnico in onore dell’Immacolata ha catturato l’attenzione di tutti e concluso la processione. Dopo una preghiera personale di ringraziamento siamo rientrati in corteo in Casa Confraternita, a passo svelto ma composto.

Prima di scrivere questo articolo ho avuto il piacere di leggere un passo dell’Angelus di Papa Francesco di ieri 08 Dicembre 2014 che mi ha fatto riflettere e che voglio condividere con tutti voi, confratelli, consorelle e lettori:

“ … La salvezza è un dono gratuito del Signore, un dono gratuito di Dio che viene in noi e abita in noi. Come abbiamo ricevuto gratuitamente, così gratuitamente siamo chiamati a dare (cfr Mt 10,8); ad imitazione di Maria, che, subito dopo aver accolto l’annuncio dell’Angelo, va a condividere il dono della fecondità con la parente Elisabetta. Perché, se tutto ci è stato donato, tutto dev’essere ridonato. In che modo? Lasciando che lo Spirito Santo faccia di noi un dono per gli altri. Lo Spirito è dono per noi e noi, con la forza dello Spirito, dobbiamo essere dono per gli altri e lasciare che lo Spirito Santo ci faccia diventare strumenti di accoglienza, strumenti di riconciliazione, strumenti di perdono. …”

Decor Carmeli

mercoledì 10 dicembre 2014

Pastorali..che passione

Questo articolo è tratto dal numero uno di nazzecanne nazzecanne datato dicembre 1987 ed è a firma dell'attuale cassiere della nostra Arciconfraternita Antonio Mancarella.

"Taranto 22 novembre 1987, ore 04.30, "Stanotte proprio non riesco a prendere sonno ! Uffa..! Meno male che è domenica..altrimenti..! Continuo a girarmi e rigirarmi nel letto e non so se veramente abbia voglia di dormire oppure di sperare che il tempo passi il più velocemente possibile: eh già! perchè oggi è Santa Cecilia e fra poco tutte le bande cittadine percorreranno le vie di Taranto per onorare la loro Patrona e dare il via alle tradizioni natalizie con l'esecuzione delle stupende pastorali tarantine.


ogni anno è così: dal 22 novembre fino alle festività natalizie le note delle pastorali sveglieranno la città annunciando ai cuori di ciascuno di noi l'arrivo della festa più bella dell'anno. come si può descrivere ciò che si prova allorquando ci si sente svegliare da qualcosa che a poco a poco, nel dormiveglia , riesci a capire trattasi di una delle pastorali del repertorio musicale tarantino? sono note che invitano alla gioia, alla serenità, all'amore verso Dio e verso tutti; sembrano dire che Gesù è venuto al mondo per ciascuno di noi e ci invita a diventare buoni ...più Cristiani.

La prima pastorale che risulta composta è quella di Giovanni Ippolito, un ufficiale di artiglieria con l'hobby della musica, nel 1870. in ordine temporale seguono le due composizioni del maestro Francesco Battista intitolate rispettivamente pastorale nr.1 e pastorale nr.2 (1880?), la prima è certamente nota a tutti i tarantini perchè sulla sua aria si canta la classica pastorale tarantina. Seguono poi la pastorale di Gennaro Caggiano e quella del Prof. Francesco De Benedictis. Nel 1921 e 1922 Giacomo Lacerenza compose due pastorali e anch'egli, come il Battista, le intitolò pastorale nr.1 e pastorale nr.2; di recente la prof.ssa Anna 'Andria ha scritto un testo sulle note di Lacerenza nr.1 (come nel gergo musicale si indica la prima composizione dell'autore in oggetto).Completano il repertorio le pastorali di Domenico Colucci, Carlo Carducci, Giovanni Bembo, quella di Luigi Rizzola (forse più conosciuto per le sue marce funebri "Mamma" e "Christus") e infine nel 1930 la pastorale del maestro Ezio Giorgio Vernaglione.

I cataldiani, quelli veri, con gli anni hanno preso l'abitudine di seguire le bande nei loro giri per registrare su musicassette le pastorali in modo da poterle ascoltare più comodamente in casa. comunque in commercio esistono due dischi con le incisioni di quattro pastorali: nel primo troviamo i pezzi di Ippolito e De Benedictis; nel secondo quelli di Giacomo Lacerenza.

Va fatto notare però che le esecuzioni su disco risultano più accellerate di quelle normalmente eseguite dalle bande .

Vedo intanto dalla sveglia sul comodino che sono le 05.15. sapete che faccio? Anzichè aspettarle nel caldo del letto quest anno le prime pastorali voglio sentirle giù nelle strade.


Mentre mi vesto penso che se le prime pastorali tarantine ormai sono diventate un appuntamento immancabile, dobbiamo esprimere tutti quanti il grazie al Comune che, puntualmente ogni anno, approva la delibera di spesa per l'ingaggio delle bande;grazie che va esteso anche alle congreghe che, perpetuando le processioni nel periodo di natale, permettono ai tarantini di ascoltare le pastorali non solo all'alba.

eccomi pronto!Scendo le scale velocemente abbottonandomi ben bene il giubotto (fa freddo a quest'ora) e mi dirigo verso il Borgo, meta immancabile per le bande.


Finalmente sento le note di una pastorale: è quella di Ippolito e i sentimenti di commozione e ringraziamento pulsano nel mio cuore."

martedì 9 dicembre 2014

Cose stupende si dicono di te ....

Salvatore Pace 

Lunedì sera, come non succedeva da tempo, per motivi indipendenti dalla mia volontà, sono stato impossibilitato a seguire la Santa Messa in cattedrale e alla seguente Processione e  mi sono recato nella nostra Chiesa per partecipare alla funzione delle 18,30.

Eravamo pochi, la Chiesa non era stranamente gremita e come spesso capita quando una cosa è inaspettata, ho vissuto una Messa che mi ha coinvolto completamente, una di quelle Messe in cui, involontariamente, sei portato a provare emozioni vicine alla commozione in cui c'e' qualcosa a noi di inspiegabile che lì dentro, in quella chiesa da noi così tanto amata, pervade l'aria siano a poterlo avvertire sulla pelle.

Si, mi direte, c'era una concentrazione di culto mariano nella chiesa del Carmine in questi giorni che, ad uno come me, che sul cuore che regge i grani del Rosario dell'abito ha fatto incidere il motto totus tuus, era proprio difficile non prendesse cuore e spirito.

L'Addolorata a sinistra, L'Immacolata a centro e la Titolare a destra..un tridente, per dirla in gergo calcistico, che faceva star bene, faceva sentire a casa, una mamma in tre mamme che ti faceva sentire al sicuro da tutto. E così non sono riuscito a distrarmi neanche un secondo, le letture, il Vangelo, l'omelia di Don Marco hanno rapito la mia attenzione e mi hanno fatto volare quell'oretta trascorsa vicino a Nostro Signore come normalmente capita durante la Messa.

Poi però, come spesso accade, qualche episodio caratterizza una giornata speciale ..

E' il momento dello scambio del segno di pace, una coppia di mezz'età, un uomo ed una donna molto distinti che avevano preso posto in due banchi diversi della chiesa si avvicinano, lui dona un bacio sulla guancia di lei..dolcissimo..colmo d'amore negli occhi di entrambi..lei carezza il viso di lui e tornano a posto guardandosi, ecco, ho detto, questa è la vera pace, un amore che ha sfidato gli anni e che oggi, anche in un momento così importante della Santa Messa, esce alla luce col gesto più pacifico che si possa pensare ..un bacio.

Emozione 1 

La Comunione, in sottofondo "Cose Stupende di Frisina cantato dal coro, un uomo anziano è tra i primi a prendere il Sacramento, non torna al banco, raggiunge l'altare della Titolare si inginocchia e piange, prega con voce alta, qualche parola la sento ma per rispetto cerco di cancellarla dalla mia testa, un uomo talmente preso dalla preghiera verso di Te, o Madre, che dimentica pudore e discrezione e a Te si abbandona.
Alla fine fa fatica ad alzarsi, faccio per andare ad aiutarlo ma ci riesce da solo, mi guarda e mi sorride come per dire "ho capito che il tuo pensiero mi è stato vicino"..gli sorrido ..

Emozione 2 

Cose stupende si dicono di Te..e sono tutte meritate o Madre Nostra !!!

domenica 7 dicembre 2014

Maria Immacolata, protettrice dei Tarantini

Mattia Giorno
È nel nome di Maria Immacolata, nostra mamma e compatrona, che tanti di noi sentono vicina la nascita di nostro Signore Gesù Cristo. Lei, protettrice dei tarantini, è la vergine che diede al mondo il suo unico figlio, per lasciarci salvare da colpe umane molto antiche.

Con i festeggiamenti dell’Immacolata, che quest’anno seguono di un giorno la seconda domenica di avvento, Taranto si immerge nel pieno delle festività natalizie, richiamata dai sapori e dalla soave atmosfera che le nostre tradizioni ci offrono.

Quel manto azzurro coronato di stelle, quei capelli ricci e quelle mani giunte in preghiera mostrano a tutti noi l’animo di Maria, puro e lucente come non mai, per ricordarci l’amore che Ella ebbe verso tutti noi. Il suo cuore sussultò alle parole dell’angelo, il suo sì fu però immediato e sicuro. Andò in contro a pericoli, rischiò di essere ripudiata ma nonostante tutto si fece carico della grandezza di Dio e decise di renderlo umano, di portarlo tra noi. Questo fu il progetto che Dio ebbe per Lei, concepirla senza colpa antica, preservarla dal peccato originale per renderla dimora di Dio e tempio dello Spirito Santo.

Nella nostra tradizione l’Immacolata è colei che salvò i cittadini di Taranto da un terribile terremoto. Era lo notte tra il 7 e l’8 dicembre 1710 e Maria, secondo lo storico racconto, preservò la nostra città dalla catastrofe, ragion per cui le mani della statua non sono perfettamente centrali. Sulla base di questa storia noi celebriamo la nostra Mamma Celeste come compatrona della città; secondo questi racconti noi la invochiamo come protettrice dei tarantini e partecipiamo in festa alla sua ricorrenza.

Anche noi confratelli del Carmine, per rinnovare la nostra devozione, partecipiamo alla processione in onore della Vergine Immacolata insieme alle altre confraternite della città. In questi giorni molti di noi stanno confermando la loro presenza, in tanti parteciperanno alla processione che attraverserà, nella sera dell’8 dicembre, le vie del centro storico. Sarà un onore per tutti noi indossare la mozzetta e lo scapolare, sarà una gioia essere presenti ancora una volta nel nome di Maria, la stessa Madre del nostro sodalizio.

Dalla vigilia della sua festività, sino al termine della solenne processione, la Vergine Immacolata sarà nei nostri cuori, per renderli puri e casti come fu il suo.

Taranto avrà un sapore diverso, le note delle pastorali natalizie echeggeranno dalle prime ore del mattino per ricordare a tutti che il Signore Gesù è pronto per venie in mezzo a noi. Non c’è momento più bello che quello dell’attesa, dove ognuno di noi desidera che il tempo passi in fretta per accogliere con un canto di “gloria” la venuta del Salvatore.

Sia gloria a Dio nell’alto dei cieli e sia pace in terra agli uomini di buona volontà. Così ringrazieremo Dio per averci donato Suo figlio, così ringrazieremo Giuseppe per aver accettato questa missione e così, con i cuori gioiosi, ringrazieremo Maria, per essere diventata dimora del Verbo.

Nello spirito del natale che viene abbiamo la certezza che il Signore non ci abbandona mai anzi, nel mistero della Sua venuta, sappiamo con certa che l’amore di Dio per noi è sconfinato. Dobbiamo nutrirci di questo amore, ogni giorno e senza mai esserne sazi. Dobbiamo seguire l’esempio di colei che nacque immacolata e che non ebbe paura di un compito così gravoso. Dobbiamo affidarci a Lei, chiederle di tenerci nel suo cuore ed avvolgerci con il suo caldo manto.

L’Immacolata guidi le nostre anime e purifichi i nostri cuori, ci renda veri testimoni dell’amore che Dio ha avuto verso di noi e protegga sempre la nostra amata città.

mercoledì 3 dicembre 2014

O Concetta Immacolata!

Valeria Malknecht

“O Concetta Immacolata
 Tu del Sole sei vestita,
 Della luna a’ piè servita
 E di stelle coronata:
 O Concetta Immacolata!”

…recita così l’incipit dell’antico inno «O Concetta Immacolata», molto conosciuto a Taranto e che ancora oggi viene cantato in occasione delle festività dedicate alla Vergine Immacolata.
E quest’anno questa dolce melodia ci introduce al periodo dell’avvento. Infatti, con la messa vespertina dello scorso sabato 29 novembre (corrispondente alla prima domenica di avvento) ha avuto inizio anche la novena dedicata alla nostra compatrona.
Come ogni anno, la particolare statua della Vergine è stata portata dai confratelli dell’omonima confraternita dalla Chiesa di San Michele alla Basilica di San Cataldo, dove vi resterà fino all’8 dicembre, quando la città la accompagnerà in processione per le strade della città vecchia.


Ogni tarantino conosce la storia di questa statua, la particolarità e la “stranezza” (rispetto alle altre statue che siamo soliti osservare) delle mani giunte in basso a destra piuttosto che congiunte al centro del petto.
Ogni tarantino riconosce in quelle mani giunte, portate in avanti quasi in segno di protezione, il segno del miracolo che la Vergine compì nella notte fra il 7 e l’8 dicembre, quando pare che salvò Taranto da un forte terremoto.
Non starò qui a dilungarmi sulla leggenda, né sulla storia che riguarda il culto dell’Immacolata a Taranto.
Oggi parlerò, come sono solita fare, dell’aspetto emozionale che circonda la festività dell’Immacolata a Taranto mescolando, come sempre, “sacro” e “tradizione”.

Inizierò dal sacro, ossia dall’Inno “O concetta Immacolata”.
È un canto molto antico, di autore sconosciuto, che ho (ahimè) conosciuto solo di recente, qualche anno fa, attraverso un amico ed i potentissimi mezzi di internet.
È una delicata poesia che inneggia alla perfezione e alla semplicità della Vergine Immacolata, Colei che fu eletta fra tutte le donne a divenire madre fra le madri.
Una piccola donna coronata di stelle “…O Maria, la più speciale, dal peccato originale, mentre fosti preservata, O Concetta Immacolata!”.
Qui a Taranto si usa intonare questo bellissimo canto a conclusione della Novena, poco prima di portare in processione la nostra Immacolata.


Ma la festa a Taranto è anche sulle nostre tavole.
Perché a Taranto la vigilia dell’Immacolata è una festività sentita quasi quanto la vigilia Di Natale.
Tornano le bande per le strade ad intonare le note delle pastorali, torna il sapore delle pettole e la gioia di riunirsi a cena con la famiglia.
Per alcuni (chiamiamoli  “ritardatari”) giunge finalmente il momento di onorare la festa allestendo nelle case il presepe e l’albero di natale.
Il menù è quello tradizionale ed è “di magro”: linguine con le anguille o con le cozze, orecchiette con le cime di rape, spigole al forno, baccalà fritto, pettole con il vincotto e i nostri tradizionali dolci tipici natalizi, i sanacchiùdere e carteddàte.
Entrano in scena anche il panettone ed il pandoro e ci si inizia a riunire per le tombolate e per i giochi con le carte.

Ma ciò che, ancora una volta, rende davvero il senso della festa, quella vera, non è la tavola imbandita, ma le persone che la circondano e con cui scambiare gli auguri.

E così ci si accorge che il natale sta davvero arrivando…

martedì 2 dicembre 2014

Il Presepe


Antonello Battista 

Il presepe è per ogni casa italiana la testimonianza della natività e rappresenta la gioia della venuta al mondo di nostro Signore, che illumina ogni focolare domestico con la sua dolcezza nelle vesti di un povero bambinello.

Tradizionalmente esso simboleggia molto di più di una rappresentazione plastica, in quanto intrinseca devozione e culti familiari che mettono radici nelle antiche generazioni di ogni nostra famiglia. Nell’immaginario popolare italiano e meridionale in maniera particolare, è un modo per testimoniare la propria fede e la nostra speranza di salvezza, ma anche una maniera per riunire le famiglie intorno alla sua simbolica forza di riappacificazione interiore e tra i fratelli.

A testimonianza di quanto il presepe sia importante nella tradizione nazional popolare italiana, mi piace citare la straordinaria commedia teatrale dell’indimenticabile Edoardo De Filippo “Natale in casa Cupiello”, la quale è tutta incentrata sul valore simbolico dell’unità familiare rappresentata dal presepe e il cui protagonista Lucariello Cupiello è tutto intento ad allestire il presepe, che mostra orgogliosamente a tutti i suoi ospiti e non si accorge delle disgrazie che in realtà stanno disgregando la sua famiglia.

Le radici storiche del presepe sono molto antiche, gli evangelisti Luca e Matteo furono i primi a descrivere la natività di Cristo. È famoso il Vangelo di Natale di Luca, apparso nel secondo secolo dopo Cristo e poi divulgato nelle prime comunità cristiane.

Già nel Quarto secolo troviamo a Roma (nelle catacombe) immagini della natività. L'origine esatta del presepio è difficile da definire, in quanto è il prodotto di un lungo processo. È storicamente documentato che già in tempo paleocristiano, il giorno di Natale nelle chiese venivano esposte immagini religiose, che dal decimo secolo assunsero un carattere sempre più popolare, estendendosi poi in tutta l'Europa.

Comunemente, come ben noto, il "padre del presepio" viene considerato San Francesco d'Assisi, poiché a Natale del 1223 fece il primo presepio in un bosco. Allora, Papa Onorio III, gli permise di uscire dal convento di Greggio, così egli eresse una mangiatoia all'interno di una caverna in un bosco, vi portò un asino ed un bue viventi, ma senza la Sacra Famiglia.

Poi tenne la sua famosa predica di Natale davanti ad una grande folla di persone, rendendo così accessibile e comprensibile la storia di Natale a tutti coloro che non sapevano leggere.

Nella Cappella Sistina della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, si può ammirare uno dei più antichi presepi natalizi. Fu realizzato in alabastro nel 1289 da Arnolfo da Cambio e donato a questa chiesa. Il presepio ha la forma di una casetta, in cui è rappresentata l'adorazione dei Re Magi.


Un periodo fiorente di presepi fu il Barocco. Prime notizie certe di presepi di chiese si rilevano dalla Germania meridionale quando, dopo la Riforma i Gesuiti riconobbero per primi il grande valore del presepio come oggetto di preghiera e di raccoglimento, nonché mezzo di informazione religiosa.

I Gesuiti fecero costruire preziosi e fastosi presepi, tanto che quest'usanza si estese velocemente nelle chiese di tutta Europa cattolica, finché ogni comune volle un presepio in ogni chiesa. Baluardi delle costruzioni dei presepi in Europa divennero l'Italia, la Spagna, il Portogallo e il Sud della Francia.

Quest’impronta del fasto del Barocco è in effetti testimoniata nella famosissima tradizione napoletana dei presepi in cui sono presenti scenografie con inserimenti di elementi tipicamente barocchi come le colonne ed i balconi a volute presenti in tanti centri storici della nostra bellissima Italia meridionale.


La tradizione del presepe resta forse l’ultimo baluardo della simbologia cristiana e cattolica nelle famiglie italiane e la speranza di noi tradizionalisti è che sempre più venga alimenta nelle giovani generazioni la bellezza delle tradizioni e della ritualità antica e popolare.

Kàire, Maria, Donna dell’attesa

Antonino Russo 

Luca 1,26-38

26 Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

34 Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 35 Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.


“Attendere: ovvero sperimentare il gusto di vivere”

Ecco cosa pensava Don Tonino Bello sull’attesa. Avvento, periodo di attesa.

Nelle parole di questo Vescovo di Molfetta, figlio della nostra stessa terra, amico dei poveri, Maria viene definita come la più santa delle creature perché “hanno detto che la santità di una persona si commisura dalle sue attese”.

Chi o cosa ha atteso Maria?


Anzitutto Giuseppe, suo sposo. Lo aspettava al rientro dal suo lavoro di falegname, profumato di legni e vernici, quando sarebbe andato da lei a raccontarle dei suoi sogni di sposo.

Poi, per nove lunghi mesi, Gesù.

Ha atteso quel giorno, l’unico che lei avrebbe voluto rimandare, quello in cui Gesù sarebbe uscito per non fare più ritorno.

Ha atteso l’ultimo rantolo dell’unigenito inchiodato sul legno della croce.

Ha atteso davanti al sepolcro, il terzo giorno.

Nel cenacolo attendeva lo Spirito Santo, il frusciare della sua ala.

Vergine in attesa, all’inizio.


Madre in attesa, alla fine.

Così vicina ad ognuno di noi, vicina al dolore di quelle mamme che hanno perso i loro figli.

“Attendere: infinito del verbo amare”

“Santa Maria, Vergine dell’attesa donaci il tuo olio affinché le nostre lampade non si spengano. […] donaci un’anima vigile. Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare nel mondo...."

Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò ministri dell’attesa.

E il Signore che viene, Vergine dell’avvento, ci sorprenda, anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano.
Copyright © 2014 Alessandro Della Queva prove