lunedì 22 dicembre 2014

La risolutezza di Maria

Antonino Russo 

Le ultime riflessioni scritte per Nazzecanne, iniziavano con “Kàire Maria”.

Kàire è stato tradotto in “Ave”, “ti saluto”: è la prima parola che l’Angelo rivolge alla Madonna.

In realtà il vero significato di questa parola è: “Rallegrati” “Gioisci”.

L’angelo richiama le parole del Profeta Sofonia che al capitolo 3 del Libro dice: “Rallegrati figlia di Sion, esulta Israele e rallegrati con tutto il cuore figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te […]”

Anche in questo caso la traduzione “in mezzo a te” è infelice. Seppur riferita al tempio, sarebbe più opportuno dire che “è nel tuo grembo”.

Come nel grembo di Gerusalemme, nel tempio, era custodita l’Arca dell’alleanza, allo stesso modo Maria che in grembo sta custodendo Gesù, diventa l’arca della nuova alleanza come recitiamo nelle litanie del Rosario.

Un'altra considerazione merita il verbo “alzarsi”.

Lo ritroveremo, riferito sempre alla Vergine, quando l’evangelista Luca (1,39-45) scriverà “In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo[…]”.

Nel testo originale è scritto “anastàsa” che oltre a significare appunto “alzàtasi” ha la stessa radice di “anàstasis” che significa “risorta”.


Don Tonino Bello, le cui omelie mi stanno accompagnando in questo Avvento, ama pensare che Maria rappresenta “la Chiesa risorta che in tutta fretta si muove a portare lieti annunci al mondo”.

“La Chiesa dopo la resurrezione del Signore, ha il compito di portare nel grembo Gesù Cristo per offrirlo agli altri, come appunto fece Maria con Elisabetta”.

Con la stessa risolutezza di Maria e dei pastori, andiamo incontro al Signore che nasce, andiamo in contro con gioia! Kàire amici, rallegriamoci: è questo il mio personale augurio di Natale.

domenica 21 dicembre 2014

La Confraternita tra i giovani.

Noi alunni del Liceo Archita, stanchi di tutte le problematiche che ci coinvolgono da ormai parecchi anni, siamo entrati in cogestione con i professori da Mercoledì 17 Dicembre.

Senza la nostra secolare sede di Palazzo degli Uffici, emblema della nostra città, rischiamo di perdere non solo l'identità scolastica ma anche tarantina. Cosa allora fare per risvegliare in noi il senso di appartenenza a questa città?

Diverse sono state le attività e le lezioni alternative proposte dagli studenti ma tra queste ha riscosso grande successo l'incontro avvenuto nel plesso di Sant'Antonio con due ragazzi appartenenti al gruppo culturale dell'Arciconfraternita del Carmine. 

La nostra realtà confraternale è sempre pronta e partecipe lì dove vi sono i giovani e si deve rispondere ad un'esigenza di informazione e conoscenza delle tradizioni tarantine. 

Prima di iniziare a presentare e illustrare con un dialogo e con la visione di un DVD i nostri riti della Settimana Santa, uno dei nostri confratelli ha proprio esordito con "sperando di risvegliare qualche anima incappucciata". 
E' questo uno dei compiti del sodalizio, incentivare i giovani che ora come ora hanno perso o forse non hanno mai avuto quel sentimento tipicamente tarantino di attaccamento ad una tradizione che si è perpetuata nei secoli e che ha visto generazioni e generazioni. 

La presenza in sala di alcuni novizi ha permesso un dialogo volto a rispondere anche alle curiosità degli estranei e di certo sul viso di chi parlava vi era fierezza e gioia di condividere ciò che può solo chiamarsi Passione. 

Con l'auspicio di poter organizzare altre attività di questo genere in tutte le scuole della città noi confratelli e consorelle del liceo abbiamo ringraziato i due ragazzi per la collaborazione… Sicuramente ciò ci ha aiutato a rispondere prontamente alle critiche che nella quotidianità delle nostre classi ci vengono rivolte. 

Non mi resta che dire. DECOR CARMELI !

Le foto dell'articolo sono del giovane confratello Amedeo De Pace.

giovedì 18 dicembre 2014

Novena !

Claudio Capraro      
Sono giorni frenetici questi che intercorrono tra la festività dell’Immacolata e il Santo Natale. Gli alberi sono già addobbati e nei presepi manca solo il Bambinello, ma c’è ancora tanto da fare. In ufficio si guarda il calendario cercando di capire come fare conciliare quei giorni che si stanno avvicinando con le scadenze; chi va a scuola pensa alle lunghe vacanze da passare a casa. Le famiglie, a meno di collaudati calendari, buttano giù il progetto su come dividersi tra i diversi pranzi e cenoni senza scontentare nessuno; si pensa alla spesa da fare in modo che sulla tavola non manchi nulla e si cerca, nonostante tutte le difficoltà e le scadenze di fine anno di far uscire qualcosa per poter aiutare chi non è fortunato come noi (che fortunati nonostante la crisi, i problemi, il lavoro, lo siamo sempre, non dimentichiamolo).

Ma c’è altro che non è frenesia consumistica, o semplice e genuino piacere di stare insieme con i famigliari, c’è un aspetto che andrebbe rimesso nella giusta posizione. C’è da pregare, c’è recitare la Novena di Gesù bambino. Dal 16 al 24 dicembre, ogni giorno, nelle nostre parrocchie si recita questa preghiera di avvicinamento al Santo Natale.

 E non solo in parrocchia, ma in famiglia è ancora più bello recitare questa Novena, insieme con i bambini davanti alla immagine di Gesù bambino. In famiglia riscoprendo il calore del focolare, spegnendo per qualche decina di minuti la televisione, possibilmente in presenza di differenti generazioni: nonni, genitori, figli e nipoti in un continuum che venga tramandato con il passare del tempo. E perché no, invitando anche un vicino, un inquilino che magari salutiamo distrattamente per le scale o con il quale scambiamo qualche frase di circostanza aspettando che arrivi l’ascensore.

Personalmente la mia Novena di Natale, da qualche anno a questa parte, la recito a casa degli ammalati e degli anziani della mia parrocchia. E’ una esperienza che mi dona tanto. E’ uno scambio reciproco di doni. Andare a casa di chi soffre, o realmente un male grave o purtroppo solo gli acciacchi della vecchiaia o peggio ancora la solitudine che spesso questa età porta è un qualcosa di ricco, di grande.

Sono accoglienze differenti quelle che trovi: c’è l’ammalato ancora giovane di età, costretto a casa dalla malattia, che all’inizio si sente quasi costretto a dover fare qualcosa che non sente appartenergli; poi man mano con il passare dei giorni, lo vedi e lo senti sempre più partecipe e presente e quando ti saluta e ti dà l’arrivederci al giorno successivo, nei suoi occhi scorgi una luce che i primi giorni non aveva. C’è il vecchietto ultracentenario assistito da figlia e badante che ha preparato sul tavolo del tinello Gesù bambino e ai lati ha posto due piccole candele. 



Si scusa, avrebbe voluto mettere a disposizione il soggiorno, ma le due donne glielo hanno impedito: “si sporca, non ne vale la pena” hanno detto. La nonnina che vive sola e che riceve l’aiuto dalla vicina della porta accanto, che quando ti vede ti fa le feste. Vorrebbe alzarsi dalla sua sedia, ma non ci riesce e ti porge la sua mano ossuta e grinzosa, segnata da vene violacee e vuole che tu gliela stringa forte. Finito di recitare la Novena, poi, devi accomodarti perché ti deve raccontare dei suoi figli, dei suoi nipoti, ti mostra le foto. 

E così per gli otto giorni successivi, alternando i racconti familiari alla descrizione dei suoi acciacchi e dei relativi farmaci che prende per curarsi. Nessuno di loro vorrebbe che tu te ne andassi, tutti si raccomandano che il giorno dopo tu debba tornare e probabilmente vivono quelle ore in attesa che suoni il campanello. Mi è capitato, nel tempo, di aver ricevuto la notizia che qualcuno degli ammalati visitati durante la Novena a Natale o anche durante la Via Crucis durante la Quaresima, fosse salito al cielo. E’ stata una perdita anche per me non solo per i loro familiari.


Vado via dalle loro case, spesso, trattenendo le lacrime a fatica, rivedendo in quei volti rugosi quelli dei miei nonni, immaginando quanto la sofferenza possa rendere difficile la vita di chi è ancora giovane. Vado via arricchito, con il cuore colmo di gioia e felice per aver donato qualche minuto di conforto a chi soffre. Vado via con la certezza di aver visto in quei volti ed in quei corpi sofferenti, l’immagine del Cristo.

mercoledì 17 dicembre 2014

..Lo scambio di auguri tra confratelli...

Antonello Battista 

Noi confratelli del Carmine, come in ogni grande famiglia che si rispetti, attendiamo il Natale per poterci ritrovare, per poter riscoprire la bellezza dello stare insieme semplicemente, di cogliere negli affetti degli amici e dei fratelli tutto il calore dei sentimenti di amicizia più puri e veri.

La confraternita perciò organizza a questo scopo molti eventi, la maggior parte dei quali naturalmente a scopo di beneficenza, per poter dare a noi confratelli l’occasione di poterci scambiare gli auguri di Natale e passare in allegria e spensieratezza qualche ora con i confratelli di una vita. Proprio in queste occasioni vengono cementati i rapporti di amicizia tra di noi, perché ci ritroviamo in un’atmosfera familiare e conviviale a vivere quei piccoli momenti di condivisione e quelle confidenze che magari durante tutto l’anno presi dalla frenesia della vita quotidiana non riusciamo a vivere appieno.

Come ormai tradizione consolidata, anche quest’anno nella serata del 16 Dicembre si è tenuta la cena di beneficenza dei confratelli del Carmine per il consueto scambio degli auguri natalizi, presso il ristorante Nautilus di Taranto. La cena è stata del tutto gratuita per i confratelli e le spese dell’allestimento della stessa sono state tutte a carico dell’amministrazione della confraternita, che ha nel vero senso della parola regalato a tutti noi qualche ora di spensieratezza facendoci dimenticare per un po’ gli affanni della routine della vita di ogni giorno.

I confratelli hanno contraccambiato questo bellissimo regalo, con spirito cristiano e nella migliore maniera possibile ovvero donando, e donando tanto per la mensa dei poveri gestita dalla nostra congrega, che ogni giorno ospita più di 100 persone che chiedono aiuto ed un pasto caldo per potersi sostentare. 

Il lavoro dei confratelli, dei parrocchiani e dei volontari che gestiscono la mensa è la vera e fattiva carità che noi cristiani siamo chiamati a compiere secondo gli insegnamenti del Vangelo ed il nostro effettivo aiuto con le donazioni è il più sincero ringraziamento a tutte queste persone che in un periodo di così profonda crisi economica si prodigano per i fratelli più bisognosi svolgendo anche una funzione sociale importantissima che supplisce alle tante mancanze di uno stato sociale molto spesso assente sui veri problemi della collettività.


La cena si è aperta con una gradevolissima sorpresa, la banda città di Montemesola ha eseguito alcune pastorali in sala per il diletto di tutti noi presenti. La serata è poi proseguita nella maniera che tutti auspicavano, ovvero all’insegna dell’amicizia, della spensieratezza e del buon umore della buona musica suonata in sala.

 Tra quattro chiacchiere, buone battute e la bellezza dello stare insieme, la cena terminava con i consueti auguri del priore Papalia e del padre spirituale Don Marco Gerardo, ai quali assieme a tutto il consiglio d’amministrazione vanno i nostri più sinceri ringraziamenti per la serata che ci hanno regalato e per questo sento di interpretare il pensiero della maggior parte dei confratelli e delle consorelle esternando il nostro plauso ad amministratori cosi capaci ed attenti ai bisogni di tutti i loro confratelli.

martedì 16 dicembre 2014

I Priori. Franco Zito

Antonello Battista 

Da oggi per voi nostri affezionati lettori di Nazzecanne, proporremo una rassegna che ripercorrerà la storia della nostra congrega e vi descriverà la storia con la S maiuscola, tracciando i profili biografici dei già Priori della nostra confraternita.

Alcuni dei loro nomi sono impressi indissolubilmente nei libri di storia della nostra città, come per esempio il Priore Caminiti, colui che commissionò al Manzo gli attuali simulacri de “la Colonna”, “Hecce Homo” e la “Cascata”, l’Avv. Solito per 20 anni Priore e Nicola Caputo, il Priore scrittore, custode e lo scopritore di tanti segreti legati ai Riti delle Settimana Santa.

Quest’articolo per iniziare, è dedicato all’ultimo in ordine cronologico dei già priori, il Cav. Francesco Zito, un nome legato con un doppio nodo alla nostra confraternita ed all’associazionismo laico e confraternale regionale e nazionale.

Il Cav. Rag. Francesco Zito è nato a Taranto il 9 Febbraio del 1948, è stato dirigente della Regione Puglia. Iscritto alla Confraternita del Carmine dal 16 Luglio del 1960, è stato insignito della stella d’oro per i 50 anni d’iscrizione alla congrega nel 2010. Durante l’arco temporale di 30 anni è stato membro del Consiglio di Amministrazione della confraternita, dapprima come Maestro dei Novizi e poi Segretario dell’indimenticato Priore Avv. Cosimo Solito. Ha ricoperto l’incarico di Priore del sodalizio dal Novembre 1999 al Gennaio 2008.

Gode di stima e prestigio all’interno del mondo confraternale tanto da essere eletto Consigliere nazionale della Confederazione Italiana delle Confraternite, delegato regionale della medesima Confederazione ed inoltre nominato nel 2011 Direttore dell’Ufficio diocesano per le Confraternite da S. E. R. Mons. Benigno Luigi Papa, Arcivescovo Metropolita emerito di Taranto. Tra le varie onorificenze è anche Commendatore dell’Ordine Equestre di San Silvestro Papa, nominato dal Santo Padre Benedetto XVI.

Le sue amministrazioni (infatti per ben due volte è stato eletto Priore dall’ assemblea dei confratelli), si sono sempre caratterizzate per la correttezza e la sobrietà della gestione dei beni della congrega e della attività spirituali e sociali di volta in volta poste in essere. Nei primi anni 2000 la confraternita del Carmine si è aperta sempre più verso la cittadinanza facendosi conoscere con iniziative culturali. Frequenti sono state infatti le occasioni di promozione anche al di fuori dei confini regionali e nazionali dei Riti della Settimana Santa e solerte è stata l’opera di divulgazione delle nostre tradizioni tarantine nelle scuole di ogni ordine e grado.

Ben voluto ed amato dai confratelli, ha costituito, durante tutto il periodo del mandato, col suo sempre attivo Segretario Antonio Gigante, un connubio perfetto che garantiva a tutti i confratelli la sicurezza di amministratori sempre vicini alle esigenze, nonché permetteva di avere la certezza di poter respirare aria di famiglia nei locali dell’oratorio della nostra congrega.

È doveroso per noi redattori del Nazzecanne ricordare che è stato il Priore Zito, che allora ricopriva la carica di Segretario, ad avere negli anni 80 “l’intuizione editoriale” di costituire il giornalino Nazzecanne Nazzecanne, che ancora durante la sua amministrazione veniva distribuito in edizione cartacea, dobbiamo dire grazie a lui se per più di 25 anni noi confratelli abbiamo avuto voce tra le colonne del nostro giornale ed ora che la tecnologia ci permette di essere on-line e raggiungibili da ogni parte del mondo, il nostro amarcord non può non essere rivolto indietro nel tempo sino al 1987 quando il rumore di una ciclostile era il piacevole sottofondo di tante serate passate “sus a cungreg” a chiacchierare di Settimana Santa e a condividere le passioni di quel gruppo di giovani confratelli guidati dal segretario, che ci han passato il testimone in questa inimitabile intuizione che da un quarto di secolo arricchisce la vita della confraternita.

lunedì 15 dicembre 2014

Mani gelide e cuore caldo

Luciachiara Palumbo

Sono le 15.40 avvolta nel mio cappotto blu, con le mani nelle tasche e mille strati di vestiti, mi stringo nelle spalle per evitare di sentire quell'aria fredda che mi schiaffeggia. 

A passo veloce mi muovo verso il Carmine sapendo che sulla marina sarà tutto molto peggio e penso alle mie povere mani dalle quali il freddo si diffonderà per tutto il corpo.

Il solito scambio di auguri con consorelle e confratelli e tutti diretti per la Cattedrale, dove ci aspetta lo spettacolo di colori, quel fantastico arcobaleno di confraternite tutte lì per lodare Lei, la mamma di Taranto. Si respira aria di famiglia, si avverte calore non solo fisico ma anche spirituale…

 E' l'aria di Natale che aleggia sulle nostre teste e che spalanca i nostri cuori. Le parole dolci e profonde del nostro vescovo ci invitano a confidare nel "Si" di colei che tutto può presso Dio e ci sollecitano all'Essere sempre pronti e all'accettare con fermezza e gioia la volontà del Padre. 

E' una di quelle celebrazioni partecipate emotivamente perché, calata nell'Avvento, ci porta tutti indistintamente alla riflessione. Accolto Gesù Eucaristia ci posizioniamo in fila per poter portare la luce dell'Amore di Dio nelle vie del borgo antico.

La Vergine Immacolata viene salutata con un forte applauso e i balconi, stracolmi di amici e parenti, lanciano in aria messaggi e preghiere. La luna bella illumina il mare e le barche, che oscillano sul mare leggermente mosso.

I fedeli accalcati ai bordi delle strade nascondono il viso dentro una sciarpa e sfregano le mani per riscaldarsi. Il mio naso è diventato rosso e inizio ad avvertire il freddo penetrante nella schiena, allora volgo il mio sguardo verso la mamma cercando la sua complicità. 

Chiudo gli occhi e faccio finta di non sentire il ghiaccio delle mie mani. Sono ovattati tutti i suoni e ne prevalgono solo due: le pastorali e le medaglie del confratello che mi sta accanto. 

Lentamente apro gli occhi e osservo le luci sui balconi del borgo nuovo. Nel freddo di una sera di dicembre un cuore caldo palpitava all'unisono con Lei per una città sofferente.

FOTO COLLEZIONE LUCIACHIARA PALUMBO

domenica 14 dicembre 2014

Il concerto del 12 dicembre

Antonello Battista 

Si rinnova anche quest’anno la tradizione con la buona musica natalizia nella chiesa del Carmine. Venerdì 12 Dicembre l’Arciconfraternita del Carmine come ormai consuetudine, ha voluto offrire ai confratelli ed ai fedeli il concerto di musiche natalizie, quest’anno magistralmente eseguito dal complesso bandistico “G. Chimienti” città di Montemesola diretto dal M° Lorenzo De Felice, esibitosi a titolo assolutamente gratuito, segno questo della stretta collaborazione tra il nostro sodalizio e questa associazione musicale, che ormai già da tre edizioni si esibisce nella nostra processione dei Misteri durante la Settimana Santa.

L’occasione è stata utile anche per adoperarsi per nostri fratelli meno fortunati e che hanno più bisogno soprattutto in questo momento di crisi economica in cui c’è davvero un’emergenza sociale; infatti durante il concerto c’è stata una raccolta fondi in favore della mensa dei poveri gestita dalla nostra Arciconfraternita del Carmine che ogni giorno garantisce con amore e discrezione un pasto caldo a centinaia di persone che bussano alla nostra porta.

                                       

Il maestro De Felice ha diretto il suo complesso bandistico nei più famosi brani della tradizione natalizia tarantina come le pastorali di Battista, De Benedictis, Colucci e Lacerenza, ma il repertorio è spaziato anche nell’esecuzione di brani contemporanei e come dire un po’ più pop come “Happy Xmas” di John Lennon ed un medley natalizio con i più famosi brani del Natale, eseguito con musica e canto della talentuosissima cantante Roberta Devita, emergente voce del panorama musicale di terra jonica.

Durante l’esecuzione delle pastorali, e d'altronde non poteva essere diversamente, quasi tutti i presenti accompagnavano la melodia con il dondolio della testa o il battito delle mani, lasciandosi trasportare dalle dolci note pastorali che ricordano a tutti i tarantini la bellezza e la gioia della nascita del Salvatore come dono di redenzione per tutta l’umanità.

La serata è stata come ogni anno molto emozionante e partecipata da parte dei confratelli tutti, poiché durante queste occasioni possiamo attraverso la musica riunirci anche solo per riscoprire la bellezza dello stare insieme come fratelli, anzi come confratelli e perché no anche per progettare o semplicemente chiacchierare di quello che tra qualche settimana sarà il cardine della nostra vita spirituale ed associativa.


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