lunedì 12 gennaio 2015

Mettersi a corrente


Claudio Capraro


E’ passata l’Epifania; i Magi sono arrivati alla grotta con i loro doni. Abbiamo preso parte alle processioni del mattino, con Gesù ormai cresciuto in piedi su una nuvola, e a quella della sera della nostra Arciconfraternita per le vie del borgo. Tantissimi domani riporranno albero e presepe nei ripostigli e nei tramezzi fino al prossimo 22 novembre; i più tradizionalisti lasceranno la natività al suo posto fino al 2 febbraio, fino alla Candelora, la presentazione di Gesù al Tempio, quando ormai sarà arrivato definitivamente il momento di passare ad un nuovo tempo liturgico.

Anche la vita di ogni giorno riprende il suo corso normale, ricominciano scuola e lavoro e magari si comincia anche qualche dieta considerando i chili accumulati durante le feste appena trascorse. Un tran tran forse monotono, ma al quale si torna anche volentieri dopo giorni di festa. Un passare dei giorni nei quali ognuno di noi ha impegni e scadenze da rispettare: quelle settimanali, quelle mensili e quelle annuali.

Tra queste una ha, per noi confratelli, un sapore particolare. Ognuno di noi la realizza in periodi diversi dell’anno solare, ma la grande maggioranza cerca di metterla in pratica nei primi quindici, venti giorni del nuovo anno: “mettersi a corrente”. Ora questa espressione scritta in questo modo, cioè tradotta pari pari dal nostro bel vernacolo all’italiano, non significa nulla, o per lo meno ha un significato differente da quello originario. Nella lingua italiana (ho consultato la Treccani, mica lo dico io…) mettere al corrente equivale a dire, informare, quindi si mette al corrente qualcuno e non qualcosa. La traduzione italiana del nostro “magghje scjute a mett’re ‘a currend”, sarebbe mettersi in regola con il pagamento di qualcosa; questo qualcosa è appunto la quota sociale che ogni iscritto deve versare alla Confraternita, per poter godere dei diritti che lo Statuto diocesano ed il Regolamento interno prevedono.

Un pagamento quindi, ma che a differenza di tanti che abbiamo fatto soprattutto prima di fine anno tra tasse, assicurazione e mutuo, facciamo con il sorriso sulle labbra e con il cuore contento e non solo perché paghiamo una somma di per se molto modesta, ma per una serie di motivi.

Indipendentemente dal tempo trascorso dall’ultima volta in cui ognuno di noi lo ha fatto, abbiamo il piacere di varcare quel portone di via Giovinazzi, sbirciare oltre la porta a vetri e salire quelle scale prima di entrare in segreteria, che verosimilmente in quei giorni sarà affollata di gente in fila con il libretto in mano, in attesa che il segretario con davanti il suo registro effettui le operazioni dovute. Abbiamo, durante i minuti di attesa, la possibilità di guardare per l’ennesima volta le foto appese alle pareti e se, come tante volte accade qualcuno ha inserito un cd nella televisione, guardare immagini che all’improvviso ci portano avanti di un paio di mesi e ci cominciano a far sognare. Abbiamo il piacere di ricevere il dono del calendario, che è per tanti di noi un pezzo da collezione che non va neanche appeso al muro, ma dopo averlo sfogliato per bene ed aver analizzato ogni angolo di ogni singolo scatto, va riposto assieme a tutti gli altri. Abbiamo la soddisfazione che uno spazio bianco del nostro libretto venga annullato con un nuovo timbro, un legame di appartenenza che diventa sempre più vecchio e sempre più forte; uno dei cinquanta pezzi di una medaglia che, chissà se arriveremo a ricevere, va a sistemarsi al suo posto come il pezzo di un puzzle.

Mettersi a corrente è quindi un qualcosa che passato il periodo natalizio, che forse da nessun altra parte è così lungo come qui da noi a Taranto, ci fa calare anima e corpo in una atmosfera particolarissima. Il giorno dell’Epifania, abbiamo ascoltato durante la celebrazione Eucaristica il celebrante annunciare diverse date tra cui la Pasqua e l’inizio della Quaresima. Noi quelle date, e tante altre le abbiamo ben stampate in mente da mesi, ma adesso andando in segreteria a regolarizzare la nostra posizione amministrativa capiamo, ci rendiamo conto che finalmente ci siamo, siamo arrivati.

domenica 11 gennaio 2015

I presepi nella nostra Città Vecchia


Valeria Malknecht


Quest’anno la nostra città vecchia fa da vetrina ad un’interessante iniziativa denominata “Natale nell’Isola”.

Sulla scia della versione estiva de “L’isola che vogliamo”, anche per il periodo natalizio viene offerta la possibilità di visitare la città e, per l’occasione, gli allestimenti dei presepi siti in diversi punti dell’isola e, perché no, di poter passeggiare fra le vie del centro storico alla ricerca di un ricordo, di una emozione.

La storia del presepe affonda le proprie radici al tempo di San Francesco d’Assisi che si dice “inventò” il primo presepe intorno al 1200.
L’umile frate, dopo aver visitato la grotta di Betlemme, di ritorno in Italia fece costruire da Giovanni Da Greggio una stalla, in cui fece mettere del fieno, un bue ed un asino.
Si narra anche che nella notte di natale del 1223 contadini e pastori si incamminarono verso la grotta portando doni e che, durante la celebrazione della messa, apparve nella mangiatoia un bimbo.

Tra storia, leggende ed altri scritti che ci parlano di come si è evoluta la rappresentazione della scena della natività, il presepio è giunto sino ai giorni nostri, ricco di simbologie diverse a seconda dei luoghi in cui è stato rappresentato.
Degno di essere menzionato è sicuramente il presepe della scuola napoletana.
I più famosi sono di ambientazione settecentesca perché è intorno al 1700 che il presepe “uscì” dalle chiese per essere rappresentato nelle case dell’alta aristocrazia.
Presepe Reale nella Reggia di Caserta
(foto dal web)
Anche presso la reggia di Caserta è conservato un maestoso presepe.
L’allestimento che ora si ammira nella sala Ellittica della Reggia, è lo stesso di quello che fu il presepe di corte.
Fatto di terracotta, le figure che sono rappresentate non sono solo quelle “classiche” della natività, ma si colorano di altri personaggi: l’Osteria, il viaggio dei Re Magi, i gruppi di pastori.

Anche Taranto quest’anno ha voluto rendere omaggio al presepe rappresentandolo nelle sue svariate forme ed adattandolo ai nostri simboli…l’ambientazione marinaresca, le reti della pesca, le barche…perché se la scena della natività è la stessa in tutto il mondo cristiano, ciò che la rende originale è come essa viene interpretata dalla gente.
E la nostra isola ha voluto interpretare il presepe in riva al mare, nella sua Via Cava, negli ipogei e fra le reti della pesca, strumento che identifica i nostri pescatori e Taranto stessa.
E, perché no, gli allestimenti dei presepi nella nostra Città Vecchia offrono anche la possibilità di farla tornare viva e di sensibilizzare i cittadini a rispettarla e riscoprirla ancora una volta.

…In attesa che quel Gesù Bambino e quella Madonna ai suoi piedi tornino a solcare quelle strade, ma in una veste diversa…nella veste di un Cristo morente che risorgerà e di una madre dolorosa…


giovedì 8 gennaio 2015

La processione di Gesù Bambino “curcàte” del 1976




 Umberto De Angelis



Una delle processioni molto amate e seguite dal popolo tarantino è quella di Gesù Bambino curcàte.
Anticamente la processione era organizzata dalla congrega della Trinità dei Pellegrini il cui statuto fu approvato nel 1776, ma di una confraternita della Trinità dei Pellegrini ci sono riferimenti storici già dal 1556. La storia di questa confraternita legata anche in parte alla storia della chiesa della Trinità, abbattuta per riportare alla luce i resti del tempio di Poseidone in Città Vecchia è stata abbastanza complessa. Quest'ultima era infatti proprietaria della piccola statua di Gesù Bambino.
La statua di Gesù Bambino, per il resto dell'anno, in quegli anni, si conservava nella chiesa di Santa Lucia dove la confraternita fu trasferita dopo la demolizione della chiesa della SS. Trinità.
Dalla chiesa di Santa Lucia la processione d'u Bammìne curcàte uscì soltanto nel 1967.
I tarantini però, soprattutto i più tradizionalisti, chiedevano insistentemente il ripristino della “festa” natalizia e così, nel 1976, fu deciso di affidare alla Confraternita del Carmine l’organizzazione della processione (notizie tratte da “Destinazione Dio” di Nicola Caputo ed. Mandese – pagg. 314-340).
Lo scorso Dicembre durante l’ultima festa dello scambio di Auguri natalizi 2014, rivedendo il mio compagno di aggregazione (e di tante partecipazioni ai riti della Settimana Santa) Giacinto Laganà, abbiamo ricordato insieme proprio le emozioni di quella famosa processione del 1976. La sua memoria storica è sicuramente più ricca della mia.
Quell’anno, eravamo giovani confratelli (aggregati nel 1975), con Giacinto vivevamo in confraternita l’atmosfera di attesa e di preparazione di quella processione che ripartiva dopo 9 anni di assenza.
Per riprendere la tradizione della confraternita della Trinità, era stato deciso che dovevamo uscire con le “mozzette rosse”. Del nostro abito di rito avremmo conservato solo il camice e poi avremmo indossato una cintura rossa con i due pendagli rossi sul lato sinistro al posto del cintolo. Sulle spalle le mozzette rosse di quella confraternita che portavano sul lato sinistro il crocifisso e sul lato destro lo stemma della congrega. Per quanto riguarda l’individuazione dei portatori, il consiglio decise che si doveva procedere con l’estrazione, fra i confratelli che volevano partecipare,  del nome di un confratello che avrebbe proposto, all’attenzione del consiglio,  la squadra dei 4 portatori e delle 4 forcelle.
Io e Giacinto, nella remota probabilità di estrazione di uno dei nostri nomi ci eravamo in parte preparati con il nominativo di altri 2 amici confratelli Luigi Picciarelli (confratello anziano) e Giulio Lanzalonga aggregatosi con noi. Eravamo anche in contatto con Michele Leone e il suo gruppo. Tutti avevano dato con piacere la loro disponibilità e con loro ci avrebbe fatto piacere condividere l’onore di portare il Bambino.
La sera di Domenica 19 dicembre 1976 nella Chiesa del Carmine ci fu l'assemblea che avrebbe dovuto determinare gli estratti per lo svolgimento della Processione. Nei saloni della confraternita quel giorno c’era tanto fermento e tanta attesa.
Il segretario dell'epoca Cavalier Francesco Mignogna (conosciuto e chiamato da tutti Don Ciccio) e l’economo Franco Pizzolla con grande precisione prepararono i biglietti e l’urna. In questa vennero disposti tutti i biglietti con i nominativi dei confratelli che intendevano partecipare.
Tutto era pronto si poteva procedere all’estrazione. In quel momento nonostante i saloni fossero gremiti si fece un silenzio assoluto.
Dall'urna il segretario estrasse il fatidico bigliettino, lo aprì con cura e con la sua voce chiara e forte pronuncio: “Umberto De Angelis”.
Sentii un brivido di freddo lungo la schiena, il mio nome, non credevo alle mie orecchie, molti con lo sguardo cercavano quel confratello fortunato che non conoscevano, ma subito si accorsero di me quando Giacinto mi scosse e ad alta voce mi disse: “Umberto, sei proprio tu…, portiamo il Bambino!”.
Rimanemmo stupiti e increduli, ma capimmo che tutto era meravigliosamente vero quando Franco Pizzolla ci consegnò le “mozzette rosse”  (originali, “fresche” di naftalina) che avremmo dovuto indossare in Processione.
Quando scendemmo le scale dell'oratorio per annunciare la notizia ai nostri parenti, appena ci videro con le mozzette in mano capirono in anticipo che eravamo stati “chiamati” dal sorteggio e ci fecero i  sospirati  auguri.
La proposta degli altri confratelli venne accettata dal consiglio e la squadra fu composta:
Sdanghe -  De Angelis Umberto  Laganà Giacinto  Picciarelli Luigi  Lanzalonga Giulio
Forcelle - La Gioia Giuseppe,  Presciutti Italo, Leone Michele, Battista Cosimo.
Il 25 Dicembre 1976 al suono della Pastorale “Battista n.1” uscì dal portone della Chiesa del Carmine la statua di  "Gesù' Bambino curcàte" dopo nove anni di assenza.
Prima del rientro al Carmine,  in Piazza Garibaldi ci fu una breve sosta con lancio di Mongolfiere.
Quel giorno di Natale del 1976 per me e Giacinto fu la prima esperienza con una statua sulla spalla e con quel Bambino Gesù continuò il lungo cammino nella nostra crescita di Fede e di vita di confraternita. Ringrazio Giacinto per aver ricordato con me la cronaca e le emozioni di quei giorni e per avermi fornito alcune foto storiche dal suo archivio.
Auguro ai novizi che porteranno e accompagneranno quest’anno il Bambino Gesù nella processione dell’Epifania, di poter vivere con gioia e con Fede tutti i momenti del Rito, per poterli ricordare sempre nella loro lunga appartenenza alla Confraternita del Carmine.
Decor

mercoledì 7 gennaio 2015

La processione di Gesù Bambino






Luca Tegas


Sono da poco passate le 19:30 di martedì 6 gennaio quando il complesso bandistico Chimienti di Montemesola intona la prima pastorale per salutare ed omaggiare la Statua del Bambinello che si affaccia sul portone della chiesa del Carmine.

Ha avuto inizio così l’ultimo atto delle celebrazioni natalizie per la città di Taranto e per il nostro sodalizio, con la ormai tradizionale processione del Gesù Bambino che segue alla Messa festiva delle 18:30.

Una processione che, come raccontato da Salvatore Pace in un articolo del 4 gennaio dello scorso anno, ha dovuto attraversare diverse vicissitudini prima di essere ripresa dalla Confraternita del Carmine.

Il Bambinello ha attraversato le vie del Borgo accompagnato da una nutrita presenza di confratelli in abito di rito e da una folta presenza di fedeli che, sfidando il freddo, hanno reso omaggio al sacro simulacro.

La processione ha percorso un tratto di via D’Aquino, via Cavour, via Anfiteatro per poi svoltare su via Berardi riprendere via D’Aquino e rientrare in chiesa dove, dopo la benedizione impartita da Mons. Marco Gerardo, si é svolto il bacio del Bambinello.

La statua é stata portata a spalla da due squadre di 8 confratelli in abito di rito, scelti dal Consiglio tra i novizi e supportati da qualche forcella d’esperienza.

Con il rientro della processione del Bambinello si chiudono le festività natalizie e si mettono via gli addobbi natalizi. Molti inizieranno a pensare al prossimo carnevale e al martedì grasso che verrà, ma nella testa e nel cuore dei confratelli inizia l’attesa che se pur più breve rispetto allo scorso anno, non sarà di certo meno intensa ed emozionante vista l’eccezionalità dei riti che ci apprestiamo a vivere.




Di seguito l’elenco dei portatori dei simboli della processione:

Campanello: Grande Ivo
Labaro: Cellamare Cosimo
Crocifisso: Amedeo De Pace
Fanali Crocifisso: Boccuni Luigi, Mazza Gianluca
Fanali Gesù Bambino: Russo Simone, Pastore Emanuele
Trionfi: Calabrese Ruggero, Sestino Mirko

Portatori Gesù Bambino

1^ Squadra: Angelini Antonio, Esposito Salvatore, Zelletta Marco, D’Auria Joseph, Buzzerio Oronzo, Giungato Vincenzo, Cianci Carmine, D’ortona Bruno.

2^Squadra: Passarelli Sergio, Pozzessere Pietro, Campa Gabriele, Giacomo Giannese, Buzzacchino Pierfrancesco, Santoro Andrea Giuseppe, Palermo Claudio, Mattia Giorno.


Copyright © 2014 Alessandro Della Queva prove