giovedì 31 luglio 2014

Quella “sdanga” sulla spalla dopo 250 anni dalla Donazione dei Calò


Umberto De Angelis

Il 12 giugno 2014 è un giovedì come gli altri, sono di ritorno da una trasferta di lavoro. Mentre rientro a casa in macchina penso che ci siamo quasi, domenica 15 ci sarà la celebrazione di ringraziamento per l’Incoronazione dell’Addolorata e la donazione dello stemma pontificio al velo di Gesù Morto. Ero dispiaciuto che per impegni di lavoro non avevo potuto partecipare con la mia famiglia al pellegrinaggio a Roma e avevo il grande desiderio di partecipare alla cerimonia di ringraziamento, in processione con mio figlio Enrique anche lui confratello. All’improvviso il cellulare che squilla mi riporta alla realtà, mia moglie Paola mi dice poche parole, “una buona notizia, ha telefonato Francesco, il Segretario della Confraternita, sei stato chiamato fra i confratelli che porteranno le statue nella processione di ringraziamento”. Un brivido mi percorre la schiena e subito dopo una sensazione di calore che viene dal cuore e si diffonde in tutto il corpo. La strada per casa scorre veloce sotto le ruote della mia macchina e io mi sento quasi a mezz’aria, sospeso in una nuvola di emozioni e di pensieri.

Arriva il giorno delle prove e con grande piacere rivedo confratelli che come me si sono aggregati 39 anni prima, riconosco confratelli ancora più anziani che non vedevo da tempo e che nell’attesa delle prove ricordano tutte le loro partecipazioni alle processioni della Titolare, di Gesù Bambino, dei Misteri e dei simboli che hanno portato. Il racconto della storia di una vita di Confraternita che si intreccia anche con la mia.

Il Priore, ci parla prima della difficile scelta che ha dovuto operare considerando un Sodalizio così numeroso, poi passa ai dettagli tecnici dello svolgimento della Processione. Partecipa attivamente alle prove, controlla con occhio esperto la composizione delle squadre e l’equilibrio della base, come sempre, da confratello anziano, è prodigo di consigli e attento ad ogni dettaglio. Il mio posto è nella seconda squadra dell’Addolorata, dietro a destra. Per me è la prima volta “sotto” l’Addolorata. Nella mia squadra ci sono confratelli esperti che hanno già portato molte statue.

Finalmente la Domenica è arrivata, gli abiti di rito sono pronti e stirati con precisione da mia moglie, le “mozzette” appese nel porta abiti. Arriviamo presto in oratorio, con mio figlio ci aiutiamo a vestirci, senza fretta, curando i particolari: prima di tutto calze nere e scarpe bianche con la coccarda; il camice ben raccolto dietro; lo scapolare e la solita rituale domanda “Decor o Carmeli”? Decor (considerando la posizione sotto la statua); la cintura con il cintolo; il rosario fermato alla cinta col gruppo di medaglie che tintinnano e infine la mozzetta, i guanti e il cappuccio. Questa volta a me il cappello non servirà. Anche mio figlio è pronto, ultime verifiche se “lo scapolare è a posto” e “il cappello sta dritto” e scendiamo in Chiesa.

Dopo il lungo corteo delle Confraternite, arriviamo al Castello Aragonese, sfiliamo davanti alla Cappellina dove sono esposte le statue, siamo in ritardo e sfiliamo veloci, l’emozione cresce. Nel cortile interno ci sono tanti altri confratelli con abiti di rito diversi, oltre a quelli delle Confraternite di Taranto, molti ci hanno raggiunto da tutta la Puglia. In attesa che si formi il corteo in uscita, intrattengo una breve conversazione con alcuni confratelli venuti da Bitonto. La loro confraternita è stata costituita nella prima metà del 1600. Con qualche stupore scopro che nei loro riti della Settimana Santa loro prendono in spalla le statue e senza mai fermarsi o utilizzare le forcelle, le portano fino al rientro.

Finalmente usciamo, siamo davvero in tanti, il corteo è lunghissimo. Gli uomini della polizia municipale sono in costante movimento come un pendolo e si lamentano perché abbiamo bloccato il Ponte Girevole e spaccato in due la città. Credo che una volta, dopo 250 anni, possa essere un evento tollerabile. Posizionati a coppie dai due lati della strada completiamo il corteo prima delle statue.

E’ arrivato il momento del cambio, durante il primo tratto mi sono preparato, ho pregato con tutti gli altri confratelli in corteo. Velocemente ci sistemano i supporti, i cuscini e i lenzuolini come predisposto nelle prove, tutto è pronto, io sono pronto. Su di me scende una calma apparente.

Finalmente la sequenza che aspettavo, scandita forte e sicura: “… pronti? … ’nguè!”.


Ora sì, ci sono, sotto quel legno a 250 anni dalla donazione dei Calò, sento quel dolce peso scendere su di me. La spalla è forte, le gambe sono ben salde, il cuore pulsa veloce. Prendiamo il ritmo della “nazzicata a passo andante” e appoggiato con la testa al cuscino, veloce sento scendere una lacrima di commozione.

E allora penso a tutti i confratelli che hanno avuto il privilegio di portare l’Addolorata in questi 250 anni, ai primi confratelli nelle processioni subito dopo la donazione dei Calò. I loro volti, le loro famiglie, le loro emozioni, i loro pensieri. Anche loro pregavano l’Addolorata e si rivolgevano a Lei con le loro personali intenzioni. Probabilmente pensavano e auspicavano che il futuro dei loro figli fosse migliore, che potessero con il loro lavoro sostenere dignitosamente le loro famiglie, che fossero risparmiati dalle carestie e dalle epidemie, che potessero vivere in pace con gli altri in una Taranto più grande e più bella. La Taranto del 1765 faticosamente cercava di espandersi nella zona del Borgo grazie anche al grande impegno dell’allora Arcivescovo Monsignor Capecelatro, che si occupò non solo di fede ma anche di cultura tentando di fondare un primo museo. Cercò di incrementare il lavoro e lo sviluppo facendo conoscere ai contadini nuove tecniche di coltivazione e di produzione dell'olio. Tentò di rendere abitabile la zona dell'attuale Borgo, allora quasi tutta terra coltivata di proprietà dei conventi e del Comune, ma gli abitanti della città vecchia erano riluttanti ad abbandonare l'isola. Noi tarantini, spesso a torto, siamo sempre stati (e lo siamo ancora) diffidenti verso i cambiamenti e verso le “nuove iniziative” di sviluppo.


E anche oggi dopo 250 anni, nelle riflessioni del nostro Arcivescovo Santoro, del nostro padre spirituale don Marco Gerardo, di noi confratelli, delle nostre famiglie e di chi conosciamo, i pensieri e le intenzioni sono rivolte ai nostri figli, che possano avere un futuro migliore anche a Taranto senza dover essere costretti ad andare lontano, che passi questo periodo di crisi economica che dura ormai da più di sei anni, che possiamo essere risparmiati dalle malattie del nostro secolo e che per la nostra Taranto ci possa essere un periodo migliore, di espansione culturale, di ripresa economica, di ritorno ai valori veri della comunità cristiana, della famiglia e del sostegno dei più deboli.

Assorto nel mio dolce ondeggiare rivolgo le mie preghiere all’Addolorata e penso che probabilmente il tempo passa, le persone cambiano ma i bisogni e le intenzioni restano immutate, proprio come i nostri riti e il nostro abito che porta e porterà sempre impresso sullo Scapolare l’essenza e il motto di noi Confratelli: 


“Decor Carmeli”

domenica 27 luglio 2014

Un cuore Carmelitano!

Luciachiara Palumbo

"Vergine del Carmelo, non ci staccar da Te. Guidaci tu dal cielo, noi ti seguiam con fe' ". Sono queste le parole che portano alla commozione, sono queste le parole che mi permettono di fissare lo sguardo negli occhi della Mamma più bella. Maria è la mamma di tutti ma è anche la mamma di ognuno di noi. E' proprio questo inno alla Vergine a rimarcare l'intimo rapporto che intercorre fra noi e la "Stella del mare". La Chiesa del Carmine potrebbe allora diventare un fiume di lacrime. Fedeli, confratelli, consorelle e coristi osservano Colei che risplende della luce di Dio e l'emozione è tale da inumidire il volto.


Una scena vista così tante volte, un canto ascoltato e "sentito" per diciassette anni ma che provoca sempre lo stesso effetto.

Da bambina la mattina del sedici luglio era l'unico giorno in cui a mare non si andava perche dovevo riposare le gambine per la processione della sera. La mamma in casa indaffarata non mi permetteva di seguire tutto il corteo, così io, mano nella mano con la nonna, raggiungevo la Chiesa del Ss. Crocifisso. Mi piaceva, quasi per rispetto o per sentirmi più vicina a Lei, indossare un abito marrone e far pendere sulle mie spalle l'abitino della Vergine. Seduta al banco affianco alla mia dolce nonnina, attendevo trepidante l'ingresso di quella meravigliosa Statua, dalla quale ero attratta soprattutto per i magnifici boccoli.

Ma ecco che in lontananza iniziavo ad udire un campanello e salivo sull'inginocchiatoio per liberare la visuale.                                       Il rumore delle medaglie mi convincevano che il momento era arrivato e allora con gli occhi puntati verso il portone, l'emozione si faceva sentire anche per una bambina di sei sette anni, il cui cuoricino batteva forte forte. L'istante più bello doveva ancora arrivare: i miei amati "perdoni" abbassavano l'Effige per consentire il passaggio attraverso la porta ma quel "nguè, quel rialzo permetteva a Maria di troneggiare tra di noi e di guidarci dall'alto.

I brividi si diffondevano per tutto il corpo e quel "Sei Vergine e Madre, prega per noi" faceva nascere in me il desiderio di portarla io sulla spalla. Fissavo i fedeli che piangevano e mi domandavo il motivo… Era una gioia così grande poter dire "Eccomi sono ancora qui Mamma".

Mamma tenera e dolce, Mamma amorevole e buona, ancora una volta sono davanti a Te ad un anno dalla mia consacrazione. Non vi è un giorno in cui non senta quel tuo meraviglioso scapolare stampato sul mio cuore. Non trascorre giorno in cui io non mi senta abbracciata da Te. E' stato un anno ricco di doni e ricco di fede e non potrò mai smettere di ringraziarTi infinitamente. Ed allora di nuovo chinata ai tuoi piedi offro la mia vita e mi abbandono fiduciosamente al Tuo figlio per Tua intercessione. Amen

venerdì 25 luglio 2014

Quel sedici luglio di qualche anno fa

Mattia Giorno

Era il 16 luglio del 1251 e Maria, Madre del Carmelo, consegnò nella mani di San Simone Stock lo scapolare dell’ordine carmelitano. Come più volte ribadito, anche all’interno della nostra raccolta di articoli sul portale NazzecanneNazzecanne, tanti sono stati i privilegi concessi con tale donazione, volti a tutti coloro i quali avrebbero accettato di onorare con decoro quello stesso scapolare.

Ma non vi parlerò ancora di questi doni, né della soave apparizione di Maria a San Simone; vi parlerò piuttosto di cosa, nel giorno a Lei dedicato, provai nell’entrare per la prima volta a far parte della grande famiglia del Carmelo.

Tra tutte le parole che mi vengono in mente per descrivervi questo momento, la prima, senza ombra di dubbio, è emozione. Questa parola racchiude in sé molte delle sensazioni che personalmente, e credo come tutti, provai il giorno della mia aggregazione, il 16 luglio 2010.

Dopo un anno di corso, di preparazione, di notti passate ad immaginare come sarebbe stato quell’indimenticabile giorno, mi trovai finalmente a quel 7 luglio, primo giorno della Solenne Novena. Tutto stava per avere inizio, e Lei, nella Sua materna maestosità, era lì, incoronata assieme al Suo Bambino, esposta alla venerazione della città intera.

Ricordo ancora il Suo baldacchino, era bianco, con sfumature color crema, proprio come la mozzetta che di li a poco sarei stato chiamato ad indossare. Sulla punta del baldacchino inneggiava una corona con il Suo stemma. La stella del Suo vestito era più splendente che mai ed il Suo abito mi lasciava senza fiato. Da allora, ogni qual volta la rivedo, nella Sua nicchia o sull’altare, per le strade o in fotografia, Lei mi riporta indietro a quei bellissimi istanti dove il mio unico pensiero era vivere nella Sua famiglia, portando avanti il Suo esempio di Madre.

La mattina del sedici luglio tutto era pronto, il mio vestito nuovo, stirato e profumato mi avrebbe accompagnato per l’intera giornata sino a quando la processione non sarebbe terminata. Ricordo ancora il momento in cui con il cappello, lo scapolare e la mozzetta, mi inginocchia dinanzi a Don Marco, pronto ad ammettermi in questa comunità secolare. Io ero lì, rigido ed ansioso, ricordo il forte caldo estivo artefice del sudore che bagnava il viso. Ricordo mia madre, che nel tragitto per andare dall’altare alla Cappellina, intravidi con lacrime di gioia ed orgoglio.

Fu per me un giorno speciale, un giorno del quale non potrò mai dimenticare alcun minimo dettaglio né sensazione. Tutto ormai era iniziato, sotto l’ombra del Suo manto, il Suo amorevole sguardo e le Sue rose gote; così in un attimo io mi ritrovai in una nuova famiglia che ancora oggi amo come allora.

Da quel momento ogni anno passo il sedici di luglio in preghiera, rinnovando il mio sì e onorando il mio scapolare, spendendo una preghiera per tutti i fratelli che entreranno a far parte di questa realtà. Ogni anno il mio cuore gioisce nel rivedere il Suo simulacro per le strade della nostra città, sentendo poi il coro concludere questa solennità con il canto a Lei dedicato: Fior del Carmelo, vite fiorente, splendor del cielo, tu solamente, sei vergine e Madre.

Anche quest’anno, per amore della nostra famiglia auguro a tutti di vivere in santità e serenità la festa dedicata alla nostra Titolare. Auguro inoltre a tutti i ragazzi e le ragazze che entreranno a far parte del nostro sodalizio di vivere quel giorno come unico ed indimenticabile, perché la gioia che si può ricevere dal servire il Signore imitando Maria è tanta e riempie i cuori.

O Maria, Madre e decoro del Carmelo, prega per noi!

lunedì 21 luglio 2014

Il credo

Antonello Battista

È la nostra professione di fede, la nostra promessa al Signore di seguire la sua parola e la sua santa Chiesa. Lo recitiamo ad ogni solennità, forse a volte neanche accorgendoci della carica simbolica delle sue parole, non è proprio una preghiera ma un giuramento. Sul Credo son state fatte le più importanti ricerche teologiche e filosofiche, quindi lungi da me inerpicarmi in sentieri che forse neanche appartengono al mio bagaglio culturale, ma voglio riflettere, con chi avrà il piacere di leggere questo articoletto, sulla bellezza della nostra professione di fede, per ribadire il mio sì al Signore.

 Il nostro Credo che si definisce di base Niceno –Costantinopolitana, poiché i suoi dettami furono redatti ed organizzati nel concilio di Nicea nel 325 d.C. indetto dallo stesso imperatore Costantino e ribaditi nel successivo concilio di Costantinopoli per riorganizzare la frastagliata organizzazione della Chiesa del tempo e per porre un freno alle eresie dilaganti che erodevano le basi dei dogmi Cattolici. Per quanto riguarda il testo invece si attribuisce a Papa Paolo VI che con un motu proprio ne redasse le parole recitandole per la prima volta a Piazza san Pietro nel 1968 a conclusione dell’anno della fede da lui voluto.

“Credo in un solo Dio padre Onnipotente creatore del Cielo e della Terra e di tutte le cose visibili ed invisibili”. Con queste parole ribadiamo la nostra appartenenza a Dio e lo riconosciamo come Padre e come creatore del mondo e di ogni sua origine, allontanando da noi l’idea di idoli e falsi dei.

“Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli”. Gesù Cristo il figlio del Dio vivente viene riconosciuto nostro Signore, unigenito e presente da sempre nella storia del mondo, Lui è l’Alfa e l’Omega, Lui è il principio e la fine di ogni cosa, il Lui avremo la vita eterna.

“Dio da Dio luce da luce Dio vero da Dio vero, generato e non creato dalla stessa sostanza del padre. Per mezzo di lui tutte le cose sono state create”. Questo verso è il perno del Credo niceno, la postilla che fu aggiunta al credo apostolico per combattere le eresie ed in particolar modo l’arianesimo. Gesù Cristo, generato non creato, è riconosciuto di natura divina, perché della stessa sostanza del Padre, e ne è riconosciuta nello stesso tempo la sua sovranità su tutto l’universo.

“Per noi uomini e per la nostra salvezza discesa dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

La natura umana del Cristo è così ribadita, la sua santa incarnazione nel seno della Vergine Maria è la certezza dell’umanità di un Dio umile e buono che si è fatto uomo tra gli uomini.

“Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto ed il terzo giorno è resuscitato secondo le scritture ed è salito al Cielo e siede alla destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti ed il suo Regno non avrà fine”. La passione e morte di Gesù è il centro della nostra fede e fulcro del Vangelo, perché porta alla lieta novella della resurrezione ed alla possibilità per noi tutti della vita eterna.

“Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti”. Anche lo Spirito Santo, il paraclito, ovvero il protettore, viene proclamato come nostro Dio, e lo venerato come terza persona della Trinità; lo Spirito è l’azione di Dio, è il Verbo che da sempre è presente in Dio è che da sempre si è rivelato nelle parole dei profeti.

“Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà Amen”. In ultimo, il nostro sì è per l’appartenenza alla Chiesa, creata dal Cristo e perpetuata dall’azione dei suoi apostoli, la porta per la quale possiamo accedere alla vita eterna attraverso il battesimo ed i sacramenti, strumenti apostolici per la nostra santificazione.

domenica 20 luglio 2014

Buone Vacanze dal Nazzecanne



Salvatore Pace

Terminato l'anno sociale con i festeggiamenti in onore della Nostra Titolare anche il "Nazzecanne Nazzecanne" va in vacanza.

Da Novembre ad oggi per otto lunghi mesi il Nazzecanne è stato online ogni giorno, parlando con voi di agiografia, fede, sport, emozioni, Settimana Santa e di tutto ciò che ha visto protagonista la Nostra Arciconfraternita in questo Anno Sociale e in particolare, in questo Anno Giubilare.

Memorabili rimarranno nella nostra mente e nei nostri cuori giornate come quella di Roma del 21 maggio o quella del 15 giugno con la Processione Straordinaria delle statue donate dai Calò ma anche quella del 6 febbraio con l'apertura dell'Anno Giubilare piuttosto che quella del recentissimo 16 Luglio con la Messa celebrata dal Card. De Giorgi in Piazza Carmine davanti a 460 Confratelli e Consorelle in Abito di Rito .

Nazzecanne, dunque, è stato testimone di "giorni di congrega" e voi, che per 20000 volte in otto mesi avete "cliccato" le nostre pagine, avete dato fiducia a questa giovane creatura.

Il culmine delle attività, poi, è stato il meraviglioso Numero Unico cartaceo uscito in occasione della Settimana Santa e scaricabile ancora in PDF dalle pagine del nostro sito.

Da domani Nazzecanne uscirà a "scarto ridotto" con un paio di articoli a settimana sino alla prima decade del mese di Settembre e che saranno scelti tra gli ultimi scritti dei nostri collaboratori -inediti -e tra gli articoli più letti in questi otto mesi.

Un meritato riposo per temprare le forze in vista del prossimo anno sociale.

Un saluto a tutti e Buone Vacanze dal "Coordinamento Eventi Culturali" .

A presto !

giovedì 17 luglio 2014

Il richiamo della Madre


Luca Bucci
Terminato il periodo pasquale, con la frenesia tipica ed ormai consolidata nei secoli che un confratello vive, ci si avvia verso i festeggiamenti della Beata Vergine Maria il 16 Luglio, passando per la festa del Santo Patrono di Taranto San Cataldo ed il Corpus Domini. 

Tutti questi appuntamenti sono di importante rilevanza per un cristiano e confratello in particolar modo il quale, compatibilmente con impegni improrogabili, veste l’abito di rito per partecipare cosi alle solenni processioni.
Questo periodo, che va dalla Santa Pasqua fino al 16 Luglio, è spesso costellato di impegni lavorativi, improvvise partenze, allontanamenti forzati che non permettono ai confratelli stessi di vivere quotidianamente quel senso di appartenenza al sodalizio; questo fa crescere quel senso di vuoto, di mancanza che solo il richiamo della Madre riesce a colmare.

Accade cosi, per un preciso disegno, che quel giorno, quel particolare giorno in cui dei nuovi novizi indossano per la prima volta lo scapolare, tutti i confratelli o quasi, si ritrovano nella stessa sala e con gli stessi sorrisi di sempre, ad aprire ognuno la propria borsa o valigia e a tirare fuori ogni singolo pezzo di quel meraviglioso abito.

Non è un giorno come gli altri; è una festa, la festa di ogni confratello che ha deciso spontaneamente di percorrere quella strada che porta alla Madre…verso quella benevolenza e quel senso d’infinita maternità.

È un giorno unico per un novizio che dopo mesi di catechesi e notti passate insonni, desidera con tutte le sue forze percorrere la navata centrale della chiesa verso un destino dal quale non potrà mai sottrarsi; una volta imposto lo scapolare e poggiata la mozzetta sulle spalle quell’uomo, consacrato come cristiano sin dal giorno del battesimo, assumerà un nuovo impegno portando la parola di Dio agli altri attraverso il decoro che distingue un confratello dell’Arciconfraternita della Beata Vergine del Monte Carmelo.

È un vero e proprio contratto con la Madonna scritto col cuore, con l’impegno e la volontà di reggere anche con le proprie spalle il peso della Croce di Cristo. Non è una mera accettazione di uno statuto redatto in calce o soltanto il seguire delle indicazioni che provengono da organi superiori; essere confratelli è uno stile di vita ed in quanto tale, deve diventare un tutt’uno con il proprio quotidiano sentendosi responsabili di ciò che si rappresenta anche quando bisogna alzare la voce davanti a scelte opinabili, mantenendo sempre quel decoro che rende una comunità unita e con l’unico scopo che è l’amore verso Dio e verso il prossimo.

Ed è proprio questo scopo comune che riunisce nel giorno del 16 Luglio tutti quei confratelli fieri di essere parte integrante d’una famiglia in continua crescita fatta di soli figli di un’unica Madre; in quel giorno anche il caldo afoso, che fa sudare sotto i cappucci e le mozzette, lascia il posto alla preghiera, al desiderio di sentire ancora più stretto quell’abbraccio che solo una Madre infinitamente amorevole sa dare.


Ogni confratello indosserà il suo abito ed ancora una volta si abbandonerà tra quelle braccia ed in quel momento, in quel preciso momento capirà che la scelta fatta un anno o magari cinquant’anni prima, continua a condurlo verso l’amore di Dio.

mercoledì 16 luglio 2014

La nostra Festa Grande !

Salvatore Pace 
E come ogni anno ci siamo,

la Festa di Luglio, il nostro giorno, il giorno del Decoro, puntualmente come ogni anno è arrivata.

La maggior parte di noi sono in ferie, almeno per oggi, e chi non lo è passa la mattinata aspettando le prime ore pomeridiane quando, valigia in mano e mozzetta in spalla si raggiungerà il borgo cittadino da ogni parte di Taranto, per partecipare alla grande Processione.

Le prime ore della mattinata hanno un sapore particolare, si "scende" in centro, caffè con gli amici di sempre e sguardo al portone aperto della Chiesa, nell'oratorio c'è fermento, giovani Confratelli, stanno indossando il camice con emozione, qualche papà ha gli occhi lucidi, le mamme sono in chiesa, ventaglio in mano ad aspettare gli "uomini di casa", oggi è la loro festa e c'e' orgoglio negli occhi delle donne tarantine e carmelitane.

La Messa per l'aggregazione dei nuovi Confratelli riporta tutti noi a quel 16 Luglio, 1971, 1883, 1990, 2006 ognuno di noi ha la sua data impressa in testa, ognuno di noi ricorda le perline di sudore sulla fronte, il caldo misto all'emozione, le mani amorevoli che ci hanno imposto lo Scapolare, il vestirsi in tutta fretta in Cappellina.

Finita la Messa nel nostro isolato, quello compreso tra la Piazza e Via Ciro Giovinazzi, è un continuo stringersi di mani, baci, abbracci, auguri, rivedere un amico lontano, salutare quel Confratello anziano che ha "vestito" suo nipote, incontrare il Priore per un caffè rigenerante o Don Marco, instancabile, pronto alle fatiche pomeridiane ma prodigo di battute e sorrisi, oggi è festa è anche il cielo lo sa.

Le assonanze per noi "malati" con i giorni di Pasqua sono tante, pare "sciuvedia sande" e il pranzo frugale e veloce sembra ricordarcelo ancora di più.

Alle 15,30 caffè e sigaretta, i bermuda prendono il posto delle tute ginniche ma le mozzette e i camici sono gli stessi, i cappucci saranno alzati, le scarpe calzate ma i "compagni" di sempre saranno fianco a fianco..

I saloni al Crocifisso si animano dalle 16, una pacca e gli auguri all'amico "senz cappidd", sistemiamo il vestito, un asciugamano per il sudore, l'immancabile talco Robert's, giovani e anziani, compagni di squadre e "rivali di gare", amici da una vita ed estranei...siamo tutti lì con la stessa emozione, chi è al 50esimo anno come chi vive la prima Processione, tutti stretti nello stesso abbraccio alla Mamma del Carmelo.

La Santa Messa in Piazza, il sole si fa sentire ma il sacrificio è ben accetto oggi, le parole di S.E. Card.De Giorgi e di Don Marco, i canti del Coro, il silenzio della Consacrazione hanno per sottofondo medaglie tintinnanti ed è il sottofondo che amiamo di più, mille medaglie tintinnanti su tanti scapolari che ci ricordano e ricordano a tutti che noi siamo Decoro del Carmelo e oggi è la nostra festa grande.

Si snoda la Processione, è bello vedere tante persone ai bordi della strada, tanti volti amici, il sorriso di mammà che non manca mai, la scorta di chi ci ama, discreta e silenziosa al nostro fianco anche se oggi non si nazzica, le "trombe" che fanno avanti e dietro diffondendo Rosario e preghiere, le marce gloriose eseguite dalle Bande che fanno allegria e colore.

Siamo tanti, tantissimi, come sempre, come da sempre, centinaia di camici immacolati, di tailleur eleganti adornati di abitino, di scapolari finemente ricamati, di mozzette e di cappucci tanti fratelli e sorelle che Ti onorano e Ti scortano Madre Nostra!

Torniamo in Chiesa, nella Tua casa, più ricchi, come al solito, di un'esperienza uguale e sempre diversa, un abbraccio all'amico, un saluto al Confratello anziano, un "prosit" col Priore e adesso l'anno sociale è proprio finito, chi ha vissuto Casa Confraternita per tutto l'anno ha un briciolo di malinconia, passano davanti agli occhi eventi irripetibili vissuti in questa "stagione", primo fra tutti, per chi vi scrive, aver portato la Mamma Nostra Addolorata al cospetto del Santo Padre..insomma un altro anno è volato ma da Settembre si ricomincia, felici, festanti, orgogliosi di far parte di questa grande famiglia, orgogliosi e fieri del nostro DECOR CARMELI !
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