domenica 5 luglio 2015

..in attesa della festa

Valeria Malknecht

È una calda, anzi, caldissima giornata di inizio luglio.

Le previsioni del tempo dicono che nei prossimi giorni le temperature continueranno ad alzarsi e penso a chi sta già pregustando, in questi giorni, la tanto attesa e meritata vacanza.

I giorni sul mio calendario scorrono troppo lenti e, allo stesso tempo, galoppano veloci.

Fra le scadenze di lavoro ed i vari impegni, c’è una data cerchiata con un pennarello rosso ed un cuore. È il 16 luglio.

Sì, perché luglio è il mese della Madonna del Carmine. È il mese della festa della mia Titolare.

Quando si parla di festa, si sa, la parte più bella da vivere a volte è proprio la sua attesa, un po’ come accade per la Settimana Santa.

La si avverte proprio nell’aria ed ogni anno profuma di qualcosa di nuovo.

Ed il bello è che questa sensazione di attesa, di fermento, accomuna tanti, pur nelle diveristà.

Penso a te che ti sei trasferito per lavoro e che magari il 16 luglio non potrai essere a Taranto.

Nonostante la distanza, l’attesa la stai vivendo anche tu e, quel giorno, il tuo pensiero andrà a Lei. E sarà come se fossi qui.

Penso a te che quest’anno sei tornato e potrai indossare ancora una volta il tuo Scapolare, da troppo tempo riposto e di cui hai sentito profondamente la mancanza, ma da cui non ti sei mai distaccato.

Specie nei momenti più duri in cui la lontananza ti ha fatto soffrire tanto ed in cui, più di una volta, hai pensato con amarezza ed impotenza “questo è il primo anno in cui non mi vesto”.

I pensieri di un anno fa non sono dimenticati, ma oggi sono superati dalla soddisfazione di esserci e di poterti ritrovare, davanti a quella Madre, per dirLe grazie.

Penso a te, che riceverai quest’anno lo Scapolare e che stai fantasticando su come sarà quel giorno, su cosa proverai in quel momento. Fidati, vivere quegli istanti supera di gran lunga ogni immaginazione. Per te l’attesa è quasi estenuante perché passa troppo lenta e pare che quel giorno non si voglia decidere ad arrivare.

Penso a te, che stai organizzando la festa già da molto tempo e che desideri che tutto sia perfetto e bellissimo. Per te, invece, i giorni dell’attesa scorrono fin troppo in fretta e vorresti ancora qualche giorno di tempo.

Penso a te che quest’anno parteciperai alla processione per ringraziare la Madonna della Sua continua e materna protezione. La ringrazierai per il dono di un figlio, per un posto di lavoro trovato, per un intervento chirurgico riuscito, per le grazie ricevute sulle intenzioni che ogni giorno riponiamo ai piedi del Suo Scapolare.

Penso a te che quest’anno hai sofferto la perdita di qualcuno che ti è stato strappato via troppo in fretta. Chiederai alla Madonna di essere ancora più forte, per te e per chi ti sta intorno, e la ringrazierai dei doni che, nonostante il dolore, continua a farti quotidianamente: l’amore, l’amicizia, la famiglia.

Infine penso a tutti noi, confratelli e consorelle, che ancora una volta avremo il privilegio di accompagnare per le strade del borgo la nostra amata Titolare. I nostri Scapolari, insieme al Suo, cammineranno insieme in segno di devozione e di amore.

Con la cura di un figlio adulto che accompagna la propria madre sostenendola con il suo abbraccio ed insieme la semplicità di un bimbo che cerca la mano della mamma e che si affida totalmente a lei per poter continuare a camminare.


Vivere l’attesa di questo 16 luglio, per chiunque si affida alla Vergine del Carmelo ed in Lei confida, significa vivere già la festa. Che sia vicino o lontano. Che sia confratello o meno. Che l’invochi in segno di aiuto e di protezione, oppure si inginocchi ai suoi piedi per ringraziarla della gioia ritrovata.

Il suo Scapolare è il nostro Scapolare e ci legherà per sempre a Lei. Decor.

lunedì 29 giugno 2015

Signore dove sei ?

Mc 4,35-41

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono.


Il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato la scorsa domenica ci offre uno spunto di riflessione importantissimo sulla nostra vita quotidiana, sul nostro essere cristiani e sull’importanza della nostra fede. Metaforicamente la nostra vita è rappresentata dal mare in tempesta ed i nostri dubbi, la nostra rabbia i nostri affanni, sono gli stessi dei discepoli, che richiamano Gesù che dormiva a poppa della barca. È esattamente lo stesso dei discepoli il nostro atteggiamento nei confronti dei dolori quotidiani, quando sentiamo che lo sconforto ci ha vinto, quando sentiamo il Signore lontano da noi, quando crediamo che addirittura dorma piuttosto che curarsi di noi.
 

Ed è proprio in quel momento che sentiamo il bisogno di gridare: “Gesù dove sei?, Signore perché permetti tutto ciò?”. È il nostro richiamo di figli a che il Padre faccia qualcosa a che il Padre abbia misericordia di noi. Dobbiamo sforzarci di pregare il Signore, dobbiamo ridestare il suo amorevole sguardo verso di noi, non dobbiamo mai stancarci di gridare ed invocare il suo aiuto, perché la risposta ai nostri tormenti è ciò che Gesù compie nel brano del Vangelo, che svegliatosi intima al mare di placarsi ed al vento di tacere. 

La sua risposta ai discepoli è invece l’essenza della nostra natura umana, Gesù risponde: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”, quella domanda è rivolta a noi. perché dubitiamo del Signore, perché non riusciamo a scorgere la sua presenza? Perché non riconosciamo la sua regalità, ma soprattutto perché incolpiamo il Signore per le nostre fragilità e le nostre debolezze?


La fede va alimentata, la fede va accresciuta giorno per giorno, come la pianta di senape della parabola, non cessiamo mai di cercare Gesù, non smettiamo mai di pregarlo, riconosceremo in lui la sua regalità e la sua onnipotenza cosi come han provato i discepoli, la nostra vita sarà più completa più semplice e più bella con la consapevolezza della presenza di nostro Signore Gesù e del suo infinito amore.

mercoledì 24 giugno 2015

Figli di Maria

Luciachiara Palumbo 

Maria è la mamma di tutti e la mamma di ognuno.

Nei momenti più dolorosi ci piace invocarla in un’intima preghiera per rafforzare quello stretto legame personale che si instaura tra noi e Lei. 

Ma questo attaccamento che fa di noi degli innamorati di Maria è reso ancor più forte quando ci stringiamo attorno ad altri fratelli in Cristo che come noi indossano lo scapolare carmelitano. Scatta in noi un qualcosa, scocca una scintilla con un pizzico di curiosità e diventiamo gioiosi di conoscere le loro tradizioni, i loro usi e la loro devozione. Cosa nasce dall’incontro? Nulla. 

La fratellanza non Nasce ma si Riconosce nel cuore emozionato di chi ci racconta, di chi descrive e di chi fissa con la nostra stessa intensità gli occhi della Vergine… Questa è il clima di famiglia che si è potuto vivere in una semplice domenica di Giugno, in una semplice giornata che segnava la tappa conclusiva dei nostri aspiranti novizi.

Il ritiro spirituale ha la funzione di tirare le somme di un anno ricco di emozioni e di completare la loro formazione ma posso dire con certezza che ha dato un insegnamento doppio anche a noi che già siamo confratelli e consorelle. Da una parte c’è stata in noi una riscoperta del silenzio e della pace che possono nascere solo dalla preghiera. 

Il Santuario a cielo aperto dedicato alla Madonna del Camine ci ha permesso di camminare e di riflettere su noi stessi, su cosa realmente vogliamo e di ascoltare nel vento la voce di Dio. E’ necessario fermarci nonostante la frenesia dei nostri giorni e delle nostre attività, ci ha detto don Marco riflettendo sul brano del Vangelo. Ma l’amore verso Dio non può esistere se non vi è l’amore per l’altro. “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. 

Le ore trascorse insieme tra risa e preghiere conducevano alla ricerca del vero volto di Cristo il cui specchio sono gli occhi della Mamma. Conoscere Maria significa tuttavia conoscere noi stessi nel profondo, interrogare la nostra anima e amare smisuratamente i fratelli che vedono nello scapolare l’unica vera scala verso il Paradiso.

Al termine della giornata tutti potevamo ritenerci soddisfatti e arricchiti nell’aver ritrovato noi stessi e nell’aver trovato l’altro, il prossimo. L’accoglienza ricevuta dalla confraternita del Carmine di Mottola ha mostrato come i nostri cammini spirituali siano paralleli e comuni in tutte le sfaccettature che vanno dalla devozione per la Madonna del Carmine alla cura dei riti della Settimana Santa… 

La famiglia Carmelitana fonde in un cuor solo Maria e Cristo, la madre e il figlio, il grembo ed il frutto. Il mio augurio verso coloro su cui calerà l’abbraccio di Mamma è quello di sentirsi sempre orgogliosi di far parte di una vera famiglia, di mostrare a tutti nonostante le invidie e nonostante i giudizi che la vera gioia è in Dio e non nel mondo che ci circonda…

martedì 23 giugno 2015

In ritiro a Mottola

Umberto De Angelis

Domenica 21 Giugno si è svolto il ritiro spirituale dei prossimi novizi e novizie, a conclusione dell’anno di preparazione e formazione iniziato a Novembre 2014.

Il ritiro si è tenuto presso il Santuario della “Madonn Abbasc” dedicato alla Madonna del Carmine, nella zona delle chiese rupestri a Mottola.

Il nutrito gruppo dei partecipanti oltre agli aspiranti ha visto la partecipazione del Padre Spirituale Don Marco che ha condotto la meditazione e la celebrazione dell’Eucarestia, del Priore del Vice Priore, del Segretario, dei Maestri dei Novizi e di una compatta rappresentanza del Consiglio di Amministrazione della nostra Confraternita. Hanno accompagnato, partecipato e fatto sentire il loro sostegno anche alcuni parenti e amici dei prossimi novizi e novizie.

Siamo stati accolti e accompagnati nella nostra giornata di preghiera e di visita al Santuario dal Priore Vito Greco della Confraternita del Carmine di Mottola. Abbiamo conosciuto e ricevuto anche l’accoglienza, i saluti e la Benedizione del Padre Spirituale della Confraternita del Carmine di Mottola.

Il Santuario rupestre della “Madonn Abbasc” si trova a poca distanza da Mottola, Appena arrivati nel piazzale di sosta, abbiamo potuto ammirare dall’alto davanti a noi un anfiteatro naturale della “lama” tipica di questa parte del territorio pugliese. Scalinate, piazzali, sentieri degradanti in mezzo agli ulivi, muretti a secco e stature in pietra hanno reso subito palpabile l’atmosfera di pace e raccoglimento che si respira in questo luogo. Scendendo la scalinata principale, nella chiesetta, per metà scavata nel tufo, ci sono affreschi antichi e moderni ex voto, scritti su schegge di pietra depositati in una grande nicchia nel muro. E' qui, alla Madonna Abbasc' dove pare nel '500 ci siano stati eventi miracolosi.

Proprio nella chiesetta è iniziato il nostro ritiro spirituale con la lettura e la meditazione fatta da Don Marco sulle parole del Vangelo secondo Marco (Mc 4, 35-41), nel quale è descritto un episodio di vita di Gesù e degli Apostoli al termine di una giornata di vita quotidiana, mentre trasferendosi da una sponda all’altra, con un battello, vengono colpiti improvvisamente da una tempesta e temono per la loro vita perché la barca a causa delle onde si è completamente allagata. I punti essenziali evidenziati nel commento della Parola sono stati focalizzati nella paura a volte ingiustificata che abbiamo di fronte agli imprevisti della vita; alla scarsa Fede che abbiamo nella presenza di Gesù accanto a noi, che invece come per i discepoli ci accompagna anche nei momenti in cui la vita ci mette alla prova con i suoi imprevisti. 

Come nel Vangelo a volte se vediamo la “nostra barca piena d’acqua” non dobbiamo temere ed essere senza speranza, non dobbiamo dubitare ma avere Fede, perché se abbiamo fatto entrare Gesù nella nostra vita, in quella barca c’è sempre Gesù con noi e non ci lascia affondare. Ecco quindi l’umiltà che come fedeli, nutriti della Parola, dobbiamo avere nell’evitare di esaltarci oltre misura per i successi e allo stesso tempo di abbatterci troppo. Oltre al nostro fare tutte le nostre cose nel quotidiano, dobbiamo recuperare gli spazi nei quali ci mettiamo in “ascolto del silenzio”, guardando dentro di noi per comprendere come vogliamo orientare la nostra vita e comprendere che non siamo soli e che la Madonna, come Madre Amorevole ci accoglie sotto il suo manto per guidarci verso Suo Figlio intercedendo per noi.

Al termine della meditazione si è svolta la Celebrazione Eucaristica sul piazzale del Santuario. Prima della pausa pranzo abbiamo avuto l’opportunità di visitare la vicina Chiesa del Carmine di Mottola, sede dell’omonima confraternita e di visionare un piccolo museo allestito in alcuni locali attigui, con le statue e i simboli portati in processione nella Settimana Santa mottolese. Molto bello anche un plastico con la rappresentazione di tutta la processione.

Dopo il pranzo conviviale con tutti i partecipanti all’incontro, prima di partire abbiamo portato il nostro omaggio e la nostra devozione al simulacro della Madonna del Carmine di Mottola e abbiamo ricevuto i saluti del Priore e del Padre Spirituale dell’omonima confraternita, oltre ad una pergamena ricordo della bella giornata di ritiro passata a Mottola. Il nostro Priore ha consegnato al Priore del Carmine di Mottola una bella targa ricordo.

I prossimi novizi e novizie hanno così potuto concludere il loro percorso di formazione accompagnati da tutti i membri della confraternita, da alcuni confratelli anziani e dai loro cari e ora possono sentirsi pronti per ricevere l’amato Scapolare, per entrare a far parte della nostra famiglia della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo in Taranto.

mercoledì 17 giugno 2015

L'attesa per la festa.

Antonello Battista

Passate le solennità liturgiche legate alla data della Pasqua (Ascensione, Trinità e Corpus Domini), passata la memoria di Sant’Antonio di Padova, santo molto amato anche da tanti confratelli, ci si in prepara per la festa della nostra titolare, nostro orgoglio e decoro della spiritualità carmelitana.

È un attesa diversa da quella per la Settimana Santa ma non meno importante e spasmodica, si attende con ansia l’inizio della novena il 7 Luglio, si partecipa attivamente a tutte le attività collaterali organizzate dall’Amministrazione, quali premi e riconoscimenti, borse di studio e benemerenze.

Si cura al dettaglio l’abito di rito, per dare degno risalto al decoro che ci caratterizza e che portiamo ricamato sugli scapolari; si verifica l’integrità e la stiratura di camice e mozzetta, si lucidano le medaglie ed il crocifisso del rosario, si puliscono attentamente anche le scarpe per tenerle sempre bianche e pulite. 

L’attaccamento all’abito di rito e l’attenzione minuziosa ai particolari dello stesso è una piccola mania di ogni confratello, una mania sana, una mania che ci fa sentire sempre più fieri di inossare lo scapolare e la mozzetta color crema.

Un’altra gioia è poi quella che vede tutta la nostra grande famiglia carmelitana stringersi attorno ai nuovi confratelli ed alle nuove consorelle, tra di loro ci sono tanti tantissimi giovani e giovanissimi che saranno, il futuro delle nostre generazioni di confratelli. A noi confratelli “più grandi”, sta il compito di dar loro il buon esempio negli atteggiamenti di fraternità e nella fede e trasmettere loro il sempre vivo carisma del decoro carmelitano.

Infine c’è l’attesa di vedere Lei, vestita a festa, la nostra Signora del Carmelo, la nostra Mamma del Cielo che non ci abbandona mai. È un tuffo del cuore vederla con gli abiti a festa in Chiesa nei giorni della novena sul tronetto e poi per le vie del Borgo, come il più bel fiore del campo, Lei il nostro bellissimo fiore del Carmelo, lei nostra salvezza ed intercessione nella casa del Padre.

Divina Misericordia

Valeria Malknecht

Nella bella Roma, a pochi passi da San Pietro, in una traversa di via della Conciliazione, c’è la chiesa di Santo Spirito in Sassia.
Una delle bellissime Chiese come tante di cui è piena la Capitale, ma molto particolare perché è riconosciuta come il Santuario della Divina Misericordia.

Il Culto della Divina Misericordia ha origini recenti ed è legato a tre figure: Santa Faustina, Giovanni Paolo II ed il rosario.


Santa Faustina Kowalska è la prima messaggera della Divina Misericordia.
Questa suora polacca ebbe il dono di ricevere il messaggio della Divina Misericordia ed il compito di diffonderlo nella sua breve vita terrena.
Si legge nel suo Diario del 22 febbraio 1931: “La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l’anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande. 
Dopo un istante, Gesù mi disse: Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto:Gesù, confido in te. Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici.
(...) Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il  pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia. Desidero che i sacerdoti annuncino la Mia grande Misericordia per  le anime dei peccatori”.

E così infatti è avvenuto.
Nel Maggio dell’anno Giubilare 2000, Giovanni Paolo II ha istituito la Solennità delle Divina Misericordia, che si celebra nella prima domenica dopo Pasqua.
Ed il profondo legame del Santo Padre con la Divina Misericordia è durato per tutta la sua vita: forse non è un caso che egli sia tornato in cielo proprio ai primi vespri della Solennità della Divina Misericordia.
Ed oggi, nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia, ai due altari che sono posti ai lati dell’altare maggiore, sono venerate da un lato, l’immagine di Gesù misericordioso e dall’altro, l’immagine di San Giovanni Paolo II.
Sono l’una di fronte all’altra, come se comunicassero fra loro. Come se si guardassero negli occhi.

Il terzo simbolo legato al Culto della Divina Misericordia è il rosario.
Gesù, infatti, ha rivelato a suor Faustina che il mondo sarà salvo se si rivolgerà con fede alla Divina Misericordia: “Alle tre del pomeriggio implora la mia Misericordia  specialmente per i peccatori… E’ un’ora di grande Misericordia per il mondo intero… In quell’ora non rifiuterò nulla all’anima che mi prega, per la mia Passione”.
La cosiddetta Coroncina della Divina Misericordia si recita sui grani del rosario, segno che il perdono di Dio passa anche attraverso l’intercessione di Maria.

Il messaggio della Divina Misericordia non si ferma a Santa Faustina e a San Giovanni Paolo II.
Papa Francesco, dopo aver distribuito in piazza San Pietro ai fedeli la “medicina misericordina”, ha infatti istituito un anno giubilare straordinario dedicato alla Misericordia di Dio che avrà inizio il prossimo 8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione.


martedì 16 giugno 2015

Il Santo col giglio

Luciachiara Palumbo 

Tanti sono i ricordi che riaffiorano alla mente quando qualcosa che si è fortemente voluto e desiderato torna a realizzarsi.


Sono anni ormai che tutta la nostra famiglia, avvicinandosi al 13 giugno, desidera che la processione di Sant’Antonio passi sotto casa come quando ero piccola.

Un palazzo lontano dalla via D’Aquino dei cortei processionali, un palazzo proprio per questo motivo odiato tantissime volte… Restava nei miei occhi solo quel passaggio del Santo col giglio per il quale mia madre si dava un gran da fare. 

Sulle poltrone davanti alle finestre erano appoggiate bellissime coperte ed un fantastico profumino proveniva dalla cucina. 

Il tavolo nel soggiorno era ben apparecchiato e numerosissime sedie vi stavano intorno. Tanti amici nel corso degli anni si alternavano per far festa con noi ma le figure che sempre rimarranno impresse nel mio cuore sono quelle dei miei angeli custodi, dei miei nonni.

Alle 18 il citofono suonava e la voce squillante di mio nonno tornava a farsi sentire insieme alle grida di mia nonna. Con le mani sempre dietro alla schiena saliva le scale e salutava con il suo meraviglioso sorriso.

 Lui era immensamente devoto al Santo e questa totale devozione l’ha ereditata mia madre che per lui portava la statua in una chiesetta di campagna a Martina Franca. Io molto piccola facevo la trottola, entrando e uscendo sul balcone e chiamando all’appello mia zia e mia nonna che abitavano giù. E finalmente quando la nostra piccola truppa familiare era al completo mi potevo dare pace. 

Era solito con mio fratello, ancora più piccino di me, organizzare un piccolo spettacolo in dialetto tarantino per far divertire gli ospiti prima o dopo la processione e per rendere la serata indimenticabile. Al suono della banda tutti correvamo sul balconi, in religioso silenzio ascoltavamo le note delle marce e partecipavamo alle preghiere dei fedeli… Sicuramente ora le cose sono cambiate e tante figure della mia infanzia non ci sono più ma il mio cuore è tornato a battere forte quando ho letto che la mia bella Via Nitti era di nuovo nel percorso della processione. 

Forse questi balconi saranno materialmente spogli ma negli occhi di chi da quassù vedrà il Santo col giglio passare ci saranno quelli di chi ci ha lasciato e di chi ha tramandato questa tradizione…
Copyright © 2014 Alessandro Della Queva prove